CAPITOLO 1

 

Il vascello

 

 

Ormai era vicinissimo.

Trasportato dal vento di maestrale, in una giornata dal cielo libero da nubi, su un mare pacifico e generoso, si portava avanti un grosso vascello.

Era imponente. Le vele ingrigite dal tempo, lacerate in più punti da incredibili squarci, si gonfiavano faticosamente sugli alberi di trinchetto e mezzana che scricchiolavano sinistri, come fossero sul punto di crollare inesorabilmente. La polena era stata sradicata con prepotenza e le grosse schegge spuntavano puntute a prua come minacciose lance.

La struttura esterna del veliero era talmente rovinata che si faticava ad immagine come potesse ancora galleggiare, i lati presentavano innumerevoli falle e lacerazioni dalle dimensioni più o meno ridotte.

Intorno ad esso aleggiava un'atmosfera tutt'altro che rassicurante. I colori del rivestimento esterno, che variavano dal grigio al nero, stonavano con le vivaci tinte blu e azzurre del paesaggio, rendendo lugubre l'intera struttura. Ma la cosa che rendeva inquietante la sua atmosfera era il fatto che l'imbarcazione fosse avvolta da una sorta di leggera foschia evanescente.

Rufy si sporse il più possibile dalla polena, schermandosi gli occhi, accecato dal sole abbagliante di quell'ora. Da più di mezz'ora osservava l'avanzata del veliero, senza riuscire a frenare l'entusiasmo. Erano giorni che non incrociavano imbarcazioni e quell'inaspettata novità lo aveva risvegliato dal torpore apatico del pomeriggio.

Gli altri membri della sua ciurma, portati all'attenzione dal capitano, avevano semplicemente osservato per qualche secondo l'imbarcazione lontana senza darsi la pena di indagare oltre: se non recava sul pennone la bandiera nera o la candida effige della marina non era una nave degna di attenzione. Solo Nami aveva cominciato da subito a dare segni di nervosismo.

Il logpose aveva smesso di funzionare a dovere. Da quando quell'enorme veliero era apparso all'orizzonte, l'ago era come impazzito. Se prima puntava sicuro e fermo verso est, ora variava la sua posizione in maniera irregolare, come se cercasse di recuperare il magnetismo.

La ragazza si portò quindi a fianco del capitano, scrutando con timore l'avanzata di quell'imperiosa apparizione, sperando di capacitarsi in qualche modo dell'anomalia dello strumento di navigazione, augurandosi che fosse una cosa passeggera.

"Secondo te a chi mai può appartenere una barca simile?" indagò esterrefatto Rufy, faticando a credere che potesse realmente esistere un'imbarcazione tanto grande.

Nami non poteva certo dirsi entusiasta quanto il capitano, ma tentò di dare spiegazioni plausibili, per quante ne potesse elaborare.

"Quella 'barca' come l'hai definita tu, è comunemente conosciuta come vascello… e per quello che ne so, solitamente un'imbarcazione simile viene utilizzata dal governo per obiettivi bellici o più semplicemente viene usata per trasportare merce."

"Quindi secondo te non sono pirati?" chiese Rufy leggermente deluso dall'affermazione della compagna.

Nami osservò con rinnovato interesse il vascello, senza però rispondere al ragazzo, cercando invece qualche segno di vita sul ponte, cosa che purtroppo le risultò praticamente impossibile. "E' possibile che siano stati invece proprio dei pirati a ridurre quella bagnarola in queste pietose condizioni?"

Zoro si era alzato dal suo giaciglio sul ponte e si era avvicinato ai compagni, incuriosito dalla conversazione dei due, ma ancor di più dal veliero che solo poco prima aveva snobbato e la vicinanza aveva invece reso ora più interessante.

"No, non è possibile che dei semplici pirati siano stati in grado di produrre tali danni ad un'imbarcazione di simili proporzioni. E' più probabile che l'equipaggio si sia imbattuto in una tempesta…"

Lo sguardo di Nami si posò su una delle falle più grandi a babordo "Trascinati da una sorta di Maelstrom…"

Zoro e Rufy colsero il sussurro tremulo della ragazza e per un attimo, sebbene nessuno dei due lo avesse dato a vedere, sentirono una stana contrazione alla bocca dello stomaco.

Man mano che l'austera visione si avvicinava, i sinistri scricchiolii del legno si facevano più lamentosi e distinguibili, mentre lo sciabordio dell'acqua a prua rimbombava nelle grosse falle oscure.

"E' affascinante!" esclamò Rufy a mezza voce, totalmente perso in chissà quali appassionati pensieri.

"E' inquietante!" sussurrò invece roca Nami, premurandosi di controllare nuovamente il logpose che fremeva ancora a destra e a sinistra.

Il grosso vascello finalmente raggiunse la Going Merry.

Ora che si trovava a passargli proprio di fianco i ragazzi si poterono rendere conto delle sue reali proporzioni. La loro caravella a confronto non era che un sesto di quel grosso natante.

Sanji, Usop e Chopper si erano nel frattempo uniti al resto della ciurma, interessati a quell'insolito spettacolo.

C'era solo un lugubre silenzio, interrotto dagli scricchiolii di entrambe la imbarcazioni.

"Sembra non ci sia nessuno a bordo!" esclamò tutt'ad un tratto Rufy che si era portato a poppa per assistere il più a lungo possibile al passaggio della nave.

Sul ponte del vascello, per quello che si poteva scorgere, non vi era nient'altro che desolazione.

"Che schifo." commentò Usop osservando con disgusto le incrostazioni sulla carena: alghe, coralli, piccoli crostacei e cozze adornavano il fondo malconcio e limaccioso dello scafo.

"Sembra averne passate di tutti i colori!"

Sanji si poggiò al bordo della caravella allungando una mano. Se si fosse prolungato ulteriormente avrebbe potuto toccare la superficie del grosso bastimento, invece si limitò a ritirare il braccio come scottato. Si accese nervosamente una sigaretta, fingendo indifferenza.

La cosa che nessuno si era ancora azzardato a confessare, era che in realtà quel vascello incuteva nel cuore di tutti una sorta di timore reverenziale. Emanava un fascino che respingeva ma attirava al tempo stesso, una contraddizione emotiva che lo rendeva intrigante e misterioso.

Il piccolo Chopper, troppo basso per riuscire ad avere una buona visione dell'imbarcazione, si era arrampicato sull'albero di maestra e si era posizionato sulla coffa, stringendo tra la mani il binocolo che aveva sottratto alle mani di Usop, senza però avere il coraggio di utilizzarlo. Aveva infatti paura a scoprire cosa avrebbe visto una volta scrutato con attenzione il ponte. Si limitò anche lui, come tutti gli altri, a guardare il suo passaggio, senza azzardarsi a fare nessuna mossa.

"Gente... "

Rufy portò su di sé l'attenzione dell'intero equipaggio.

"Torno subito!"

Prima che qualcuno riuscisse a comprendere l'affermazione del capitano, Rufy, con uno slancio, aveva già allungato smisuratamente il braccio e lo aveva agganciato al bordo del vascello. In pochi secondi il suo corpo venne catapultato sul ponte della misteriosa nave e atterrò con un tonfo.

"Cosa fai cretino?" gli urlò Nami correndo nel punto in cui fino a poco tempo fa si trovava il ragazzo di gomma, totalmente esterrefatta dal gesto insensato del capitano.

Gli altri, non meno sorpresi, si lasciarono sfuggire solo qualche sospiro o gemito di sorpresa, di certo meno eloquente dell'urlo della cartografa, ma che celava la stesso identico interrogativo.

Rufy si sistemò alla bell'è meglio dopo la rovinosa caduta e si sporse dal ponte osservando dall'alto la Going Merry.

"Wow…"

Vista da quella prospettiva, la loro caravella sembrava piccola ed insignificante.

"Rufy mi vuoi spiegare perché sei salito li sopra?" gli chiese Nami col naso all'insù.

"Semplice… voglio visitare questo bacello!" rispose il capitano sorridendo soddisfatto.

"Guarda che si chiama vascello!" lo corresse Usop, grattandosi il lungo naso.

"E io che ho detto?" domandò guardandosi intorno, cercando la figura di Zoro, che trovò poggiata all'albero di maestra.

"Comunque non ci metterò molto, voglio solo fare un giretto… Zoro ti spiace fermare la Going Merry?"

Il ragazzo si limitò ad eseguire l'ordine del capitano, dirigendosi con passo flemmatico verso la grossa ancora a poppa.

"Rufy ma sei completamente impazzito?" Nami aveva cominciato a dare segni di evidente irritazione. Non poteva credere che quel folle del loro capitano potesse sempre ed immancabilmente compiere gesti del tutto insensati, dettati solo e semplicemente da quella sua intrinseca spensieratezza di bambino.

"Perché scusa?" domandò candidamente, poggiando la testa sulle braccia incrociate al bordo.

"Ma perché è un vascello… e ridotto in pessime condizioni, potrebbe affondare da un momento all'altro!" spiegò ben conscia del fatto che non era quello il motivo che la preoccupava maggiormente, bensì qualcosa che non riusciva ancora a spiegarsi lei stessa.

Rufy fece un cenno con la mano e, ignorando volutamente la ragazza, si ritirò sul ponte, scomparendo alla vista del suo equipaggio.

Si girò su se stesso e finalmente si concesse la libertà di darsi un'occhiata intorno.

Lo spettacolo che gli apparve non era certo meno desolante di quello che si era immaginato.

Il ponte era in condizioni pietose: c'erano crepe e buchi ovunque. Frammenti di casse e botti rotte si sparpagliavano disordinatamente qua e là. Polvere e sporcizia inoltre la facevano da padrona. Alghe rinsecchite o fresche penzolavano da ogni dove e le tavole scure del ponte erano chiazzate da grigi escrementi di gabbiani.

Ad una prima occhiata sembrava che quel vascello fosse rimasto in mare per molto tempo, trasportato da vento e correnti, dopo la terribile catastrofe che sembrava essersi abbattuta su di esso.

Non c'era però alcun segno di vita. Nessun cadavere, né scheletro, né stracci, insomma nessuna traccia che testimoniasse anche con piccoli ed insignificanti particolari la presenza passata di un qualsiasi essere umano.

Rufy prese a camminare verso il bordo opposto della nave, c'erano rimasti ancora un paio di cannoni a bordo, rovesciati al suolo. Si chiese se fossero ancora funzionanti. Si inginocchiò di fronte ad uno di essi e osservò all'interno dell'oscura e arrugginita bocca. Ci ficcò una mano dentro ma tutto quello che trovò fu un piccolo granchio morto e pallido che dopo aver annusato e osservato con estrema attenzione, gettò lontano.

Poi alzò lo sguardo. Alcune sartie e griselle erano ancora intatte, altre, sfilacciate e malconce, svolazzavano libere nel vento frustando gli alberi della nave.

Purtroppo per lui non sembrava esserci nulla di interessante là fuori a parte il suono del vento che soffiando nei buchi delle vele e nelle crepe legnose del vascello, produceva fischi e sinistri ululati che ricordavano i lamenti di un uomo in agonia. Un fenomeno che al ragazzo piacque moltissimo.

"Rufy!" l'urlo di Nami lo distolse per qualche attimo dalle sue riflessioni. In pochi passi raggiunse di nuovo il bordo della nave e si affacciò dal vascello.

"Che c'è?" chiese.

La ragazza lo osservò per qualche istante, senza sapere cosa dire. Con quell'urlo voleva semplicemente accertarsi che Rufy fosse ancora nei paraggi.

"Ehm… trovato nulla… di… interessante?" improvvisò sporgendosi dal bordo.

"No… " rispose il capitano, manifestando piuttosto chiaramente la sua delusione "Ma forse dentro c'è qualcosa di meglio!"

"Cos… ?" le sfuggì un gemito soffocato, intuendo dolorosamente cosa sarebbe venuto a seguito di quella affermazione.

Purtroppo per lei non ci fu il tempo di cominciare la sua vasta di gamma di ammonimenti volti a scoraggiare l'impresa del giovane, dietro di lei si era materializzato Zoro. Sul suo viso vi era dipinta un'espressione che non prometteva nulla di buono.

"Allungami un braccio Rufy!" esclamò infatti poco dopo sotto lo sguardo curioso dei presenti.

Il ragazzo di gomma aveva capito al volo le intenzioni dello spadaccino e dopo averlo agganciato saldamente per un braccio, lo trascinò con sé sul vascello, lasciandolo ricadere pesantemente sul ponte, poco distante da lui.

"Ma allora qui di idioti ce ne sono due!" strillò Nami, in preda ad una crisi di nervi senza precedenti "Cosa credete di fare lassù eh?"

"Oooh, finiscila di agitarti Nami!" la rimproverò Rufy, sventagliandosi pigramente col suo cappello di paglia.

"A proposito Sanji… - domandò poi volgendo la sua attenzione sul cuoco – mi aspetto di trovare un fastoso banchetto al mio ritorno eh? Mi raccomando!"

Il biondino alzò una mano in un cenno d'assenso e si diresse deciso verso la cucina.

"Io… io non ho… parole!"

Nami sembrava aver perso qualsiasi speranza e completamente annichilita si lasciò cadere a terra, sorreggendosi la fronte con entrambe le mani in una posa piuttosto teatrale.

"Potrebbe essere… pericoloso, ma loro no… ai due masochisti piace giocare all'allegro avventuriero! Usop, Chopper, almeno voi ditemi che ho ragione… "

"Si si hai assolutamente ragione!" esclamarono i due all'unisono, assecondando i tormenti della loro avvilita cartografa, pur non credendo minimamente a quello che asserivano. Dopotutto si trattava di Rufy e Zoro e per due esseri così insolitamente anormali come loro, non c'era motivo alcuno di preoccuparsi. L'agitazione di Nami era per entrambi del tutto fuori luogo.

"Nami!" l'urlo di Rufy catturò nuovamente l'attenzione della giovane, che nonostante tutto finse di non averlo sentito.

"Nami e dai! Che ti prende adesso?" chiese ancora lamentoso.

Nuovamente la ragazza non rispose, rigirandosi anzi su se stessa, volgendo così le spalle scoperte al capitano. Se lui era ostinato in un senso lei non sarebbe certo stata da meno.

"Lasciala perdere Rufy! - la voce inconfondibile di Zoro – quando fa così non vale nemmeno la pena di darle retta!"

"Ma io volevo chiederle se veniva con noi!" esclamò il capitano sospiroso.

"Ma figuriamoci… "

"Bè io pensavo che magari si potrebbero trovare dei tesori nascosti nella stiva… è una nave così grande!"

Alla parola 'tesori' la cartografa sembrò riesumarsi dal suo volontario esilio. In fondo Rufy poteva avere ragione. Quel grosso vascello nonostante le pessime condizioni poteva davvero nascondere un tesoro! Era una cosa che lei, troppo preoccupata dai movimenti convulsi del logpose e ad analizzare l'atmosfera lugubre del vascello, non aveva minimamente considerato. Ci era voluto Rufy per farglielo capire. Uno smacco simile non era da lei.

Si rialzò in piedi, sempre dando le spalle al capitano e poi si limitò ad alzare un braccio verso l'alto.

Rufy capì immediatamente quello che doveva fare. Le riservò esattamente lo stesso trattamento di Zoro.

Il tonfo sul ponte del vascello fu udibile per chilometri.

"Ehi Nami hai messo su per caso qualche chilo?" domandò innocentemente Rufy, mentre Zoro poco distante se la sghignazzava sotto i baffi.

"Tu sei proprio un deficiente!!! - cominciò a strillare Nami rimettendosi in piedi e massaggiandosi poco signorilmente le natiche – Sai qual è il significato della parola delicatezza?"

Ma Rufy non la stava nemmeno ascoltando troppo preso a constatare con Zoro, in maniera sin troppo seriosa, che l'aumento di peso della ragazza era probabilmente dovuto al fatto che Sanji negli ultimi tempi l'aveva viziata un po’ troppo.

A quel punto la cartografa non si fece molti scrupoli ad atterrare entrambi i signori con un paio di cazzotti ben assestati e continuare l'opera con i piedi.

Usop e Chopper nel frattempo ascoltavano i rumori delle percosse, domandandosi come potesse Nami essere una ragazza assennata e docile un minuto e il momento dopo subire una trasformazione del tutto inaspettata e divenire la più temibile delle arpie.

Con quegli interrogativi nella mente si diressero in cucina, dimentichi del vascello e di tutto il resto, seguendo un dolce profumo di arrosto.

Una volta concluso il pestaggio la cartografa si spolverò le mani e si guardò attorno con una certa repulsione. Non era certo il genere di nave che faceva per una signorina raffinata come lei.

Sfiorò con disgusto una delle alghe avvinghiate ad una delle cime penzolanti e poi rivolse a Rufy un'occhiata consapevole.

"In effetti non c'è nulla di interessante qui!"

"Te lo avevo detto!" rispose il capitano, ripresosi in un battibaleno dalle botte, più preoccupato a controllare che il suo cappello non avesse subito danni.

"Allora si va di sotto!" propose Zoro, incamminandosi verso il castello, anch'egli ormai dimentico del pestaggio.

"Un momento!" li fermò Nami con tono imperioso, costringendoli a voltarsi nuovamente nella sua direzione.

I due la osservarono in attesa che continuasse.

"Guardate qui!" disse semplicemente lei, alzando il polso che portava il logpose, invitando i ragazzi ad avvicinarsi di più.

L'ago girava, se possibile, ancora più furiosamente di prima, costretto ora ad un unico e vorticoso turbinio.

"Che significa?" domandò Rufy non del tutto consapevole della stranezza di quel comportamento.

"Non ne ho la più pallida idea – gli rispose Nami facendo spallucce – so solo che da quando è apparso questo vascello che abbiamo perso la rotta. Pensavo fosse il caso di avvisarvi!"

"E' ipnotico!" commentò laconicamente Zoro.

"Sembra una trottola!" lo assecondò Rufy, divertito.

"Ehi voi due – cominciò seriamente Nami, prima di perdere nuovamente la pazienza a seguito dei commenti idioti e continui dei compagni – Ma la volete finire?? Vi rendete conto o no che il problema è serio??? Se il logpose non dovesse più riprendersi, rischieremmo di vagare per questo mare mesi, se non anni, prima di trovare un'isola!"

"Ma vaaaa!" fu tutto ciò che le riservò Rufy, voltandole le spalle, intenzionato ora ad addentrarsi nel vascello.

La cartografa smarrita cercò un appoggio in Zoro.

"Magari è solo una situazione passeggera!" rispose lui, cominciando poi a seguire il capitano.

"Possibile che voi due prendiate sempre le cose così alla leggera???" vociò roca Nami, prima di riprendersi e decidere di lasciare da parte qualsiasi interrogativo.

Magari Zoro aveva ragione… e comunque il logpose poteva attendere.

C'era un tesoro che forse l'attendeva sul fondo di quel vascello.