CAPITOLO 2

 

Chi si fa gli affari suoi…

 

 

"Che coooooosa?" Sanji, in preda a grida isteriche, appresa la notizia della scomparsa di Nami, si era precipitato sul ponte, brandendo in mano ancora padella e mestolo, del tutto intenzionato a raggiungere la sua adorata cartografa.

Usop e Chopper, preoccupati che il loro cuoco potesse abbandonarli al loro destino, si precipitarono a trattenerlo, augurandosi di evitargli di fare un inatteso bagno.

Usop gli cingeva le gambe, sperando di neutralizzare in questo modo il suo punto di forza e Chopper gli era balzato sulla schiena, cercando di bloccare il movimento convulso delle sue braccia che tentavano in tutti i modi di aggrapparsi al bordo della Going Merry.

"Lasciatemi andare, la mia Nami ha bisogno di meeee!" continuava intanto ad urlare il cuoco, rosso in volto quanto i suoi aggressori che stavano facendo una fatica del diavolo per riuscire a trattenere i suoi impeti.

"Finiscila Sanji… dopotutto Nami è in buone mani, ci sono Rufy e Zoro con lei!" tentò di articolare un affannato Usop, ora completamente steso a terra, avvinghiato alle potenti gambe di Sanji che continuavano a divincolarsi come anguille.

"E' proprio di questo che mi preoccupo, quelli sono due irresponsabili, chissà quali inutili raggiri le hanno proposto per convincerla a seguirli!" ringhiò il biondino, sbuffando come un toro, con le unghie che graffiavano ora il ponte della nave, mentre un esausto Chopper si era fatto grande quanto un uomo e si era seduto sulla schiena del cuoco, impedendogli qualsiasi movimento.

"Veramente non mi sembra si sia fatta pregare molto…" disse l'alce, osservando il vascello, fermo di fianco la loro imbarcazione.

"Tsè…" si limitò a commentare Sanji, consapevole di quale fosse la verità ma di certo poco propenso ad ammetterlo. Smise di divincolarsi come un forsennato e si mise in bocca una sigaretta.

"Mi lascereste andare? Vorrei fumare." chiese poi, con calma.

Chopper si volse per vedere cosa ne pensasse Usop e poi, all'unisono, dopo un tacito accordo, articolarono un corale e deciso: "No!"

"Bastardi… " sibilò il cuoco.

Steso sotto Chopper, ormai arreso, anche lui prese ad osservare il grosso vascello.

Sapeva alla perfezione che non avrebbe dovuto preoccuparsi per Nami, dopotutto, più di una volta quella ragazza gli aveva dimostrato di essere all'altezza di situazioni ben più difficili e tragiche di una semplice gitarella a bordo di un galeone di dubbia provenienza. Inoltre era in compagnia di Rufy e Zoro che mai e poi mai avrebbero permesso che le capitasse qualcosa di male, anche perché altrimenti avrebbero di certo dovuto subire le sue ire di uomo innamorato. Nonostante tutto però non era ugualmente tranquillo. L'atmosfera di quel vascello lo inquietava in maniera insolita e troppa era la paura che dietro quella facciata oscura si nascondesse qualcosa di terribile. Si ritrovò comunque a sperare che le sue fossero solo delle semplici ed inutili sensazioni.

"Ragazzi…" riprese poi con tono più calmo, facendo intuire che aveva abbandonato qualsiasi desiderio di fuga "Io penso che ora potreste anche lasciarmi and…" ma non fece in tempo a terminare la frase. Chopper aveva inspiegabilmente ripreso le sue sembianze di piccolo alce e si era portato le zampine sul naso blu.

"Che puzzaaaa!" urlò, contorcendosi in smorfie incredibili.

Sanji e Usop sulle prime non compresero quello che stava succedendo, poi non ci volle molto a capire che alle loro spalle si stava consumando un'immane tragedia. Dalla cucina stava cominciando a levarsi un fumo nero e denso, mentre un odore di arrosto bruciato andava espandendosi per la nave.

Sanji e Usop scattarono verso la cucina, dimentichi per un attimo di tutto il resto. Salvare l'arrosto per ora aveva la priorità assoluta.

 

Rufy avanzava tastoni di fronte al terzetto, facendosi largo nella semioscurità del lungo corridoio che a suo avviso portava dritti verso la cambusa.

La pavimentazione era viscida e irregolare, una puzza di assi marcescenti e muffa saliva dal fondo della nave e tormentava le narici. Non fosse stato per la gran curiosità che li spingeva non si sarebbero certo fatti scrupoli a tornare sui propri passi e abbandonare quella catapecchia galleggiante.

Purtroppo per loro però, almeno fino a quel momento, non avevano ancora trovato nulla di interessante e se non volevano che l'avventura si concludesse più deludente di quanto in realtà non si aspettassero, avrebbero dovuto proseguire, nonostante noia e irrequietezza cominciassero a farsi sentire per tutti, in proporzioni più o meno ridotte.

Dopo parecchi minuti di lungo e silenzioso cammino, ad un tratto si sentì rimbombare, tra le pareti scricchiolanti, un tonfo sordo, seguito da un lamento stizzito.

"E quattro!" commentò Zoro, malcelando un certo divertimento.

"Zitto idiota!" lo rimproverò Nami cercando di sollevarsi da terra. Era già la quarta volta che scivolava sulle assi viscose del pavimento e il suo sedere cominciava a ribellarsi a quella tortura.

Si aggrappò con forza alle pareti e si rimise in piedi, sbuffando sonoramente.

"Che schifo!" commentò poi, tastandosi il retro della minigonna ormai ridotta ad un cencio putrido.

"Se ti togliessi quei sandali forse cammineresti meglio… non mi spiego come tu non ti sia ancora rotta l'osso del collo con quei tacchi."

"Zitto, non ho chiesto un tuo parere!"

"Che succede?" chiese Rufy voltandosi indietro, notando che i suoi compagni si erano fermati qualche metro prima di lui.

"Nulla!" lo rassicurò Nami, cominciando ad avanzare nuovamente, piuttosto barcollante, scostando Zoro e superandolo senza degnarlo della minima attenzione.

"Che razza di testona." commentò Rolonoa rimettendosi in marcia, chiudendo questa volta lui stesso il piccolo corteo.

"Ti ho sentito sai?" ringhiò la cartografa, avanzando in modo buffo.

"E allora? E' quello che penso…"

"E io ribadisco… posso fare a meno di qualsiasi tuo consigli…" la sua proclamazione di indipendenza però subì una brusca chiusura. La ragazza scivolò per l'ennesima volta su un asse sporgente e si ritrovò nuovamente priva di equilibrio.

Fortuna volle però che questa volta non ci fosse il duro pavimento ad attenderla, ma un paio di robuste braccia che le evitarono l'ennesimo capitombolo.

Zoro la aveva agganciata sotto le spalle.

"Scema!"

Nami si divincolò violentemente dalla presa del compagno, lo guardò in cagnesco per qualche secondo, consapevole però che a quel punto non avrebbe potuto fare altro che cedere all'orgoglio e capitolare.

Con un gesto stizzito si sfilò entrambi i sandali.

"Contento ora?" esclamò sollevandoli all'altezza degli occhi dello spadaccino, soprattutto per non dover osservare l'espressione canzonatoria ora dipinta sul volto di quest'ultimo.

"Per quel che me ne importa…" rispose invece questo facendo spallucce.

Nami sapeva che quando Zoro ci si metteva era in grado di far perdere la pazienza ad un santo e lei ormai doveva esserci abituata, peccato che fosse così dannatamente difficile, soprattutto se si aggiungevano le condizioni in cui si trovavano in quel momento.

Dopo un paio di profondi respiri per placare l'agitazione interiore, riuscì comunque a passar sopra all'ennesima umiliazione e riprese a seguire il suo capitano che, come al solito, aveva continuato ad avanzare, senza prestare la minima attenzione al battibecco in corso.

"Ehi ragazzi qui c'è una botola!" esclamò improvvisamente Rufy, risollevando gli animi.

Il ragazzo si era chinato su sé stesso, intento a tastare con entrambi le mani la superficie legnosa ed incrostata della porticina.

Nami si affrettò a raggiungere il capitano e si chinò di fianco a lui, cercando di esaminare alla bell'è meglio la cosa, per quanto fosse possibile, avvolti da quella grigia oscurità.

"Sembra sigillata!" constatò con rammarico la ragazza, dopo un primo tentativo di apertura "E la maniglia è piuttosto arrugginita… potrebbe rompersi se non facciamo attenzione."

Peccato che pronunciò quelle parole un po’ troppo tardi: Rufy aveva già preso a tirare con forza la manopola di ferro, staccandola di netto dalla botola.

"Ops…" esclamò ridacchiandosela stupidamente, con il pezzo di ferro stretto tra le mani, mantenendolo in alto perché tutti si rendessero conto del danno procurato.

"Rufy!" urlò Nami lanciandogli addosso entrambe i sandali, recuperando la manopola, tentando poi pateticamente di riattaccarla alla botola, in preda a singhiozzi. Ora che finalmente avevano trovato qualcosa di interessante quell'idiota del loro capitano aveva praticamente precluso l'opportunità di proseguire.

Zoro osservava la scena piuttosto divertito, altalenando lo sguardo dalla frustrazione di Nami alla testa di Rufy che inconsapevole sballottava ora a destra ora a sinistra.

"Levati!" disse infine scostando poco gentilmente la navigatrice che si trovò spiaccicata alla parete.

Lo spadaccino estrasse una delle tre spade che teneva assicurate alla fusciacca e con un paio di colpi sicuri incise il legno tutt'intorno alla botola. In un attimo le assi recise caddero di sotto. La botola non era più un ostacolo.

"Grande Zoro!" esclamò Nami, rialzandosi in piedi, lanciandogli però in testa il pezzo di ferro che aveva tra le mani.

"Perché???" gli ringhiò contro lo spadaccino, strofinandosi furiosamente la parte lesa.

"Per ricordarti che con le donne bisogna sempre e comunque usare delicatezza!" gli rispose la ragazza, riferendosi senza ombra di dubbio al modo in cui era stata galantemente scostata dalla botola.

"Io qui non vedo donne… - sibilò dapprima rimettendo a posto la spada – solo STREGHE!" terminò poi con un ringhio iroso.

Ma Nami non sembrò interessata ad intavolare l'ennesima ed inutile lite, era troppo presa a scrutare con interesse il buco nero al di sotto della botola, speranzosa di scoprire cosa celasse quell'oscura novità.

Rufy era intento nella stessa medesima operazione ma più che altro sembrava aver trovato l'ennesimo pretesto per divertirsi. Non appena si era reso conto delle portentose eco che rimbombavano nel locale sottostante, aveva dato il via ad una serie di notevoli grida.

"Eh!!!" urlava con grande dispendio di energie toraciche e l'eco gli rispondeva potente.

"Io sono Rufy!"

"rufy… rufy… rufy…"

"Diventerò il futuro re dei pirati!"

"rati… rati… rati…"

"Non rati… Pirati!"

"ati… ati… ati!"

"Ho detto PIRATI!" ordinò ancora più energico, scandendo le parole, affinché l'eco gli rispondesse con completezza.

"Rufy, ma la vuoi finire?" lo rimproverò bonariamente Nami, scostandogli la testa dal buco, riprendendo pieno possesso della botola.

"Se solo avessimo una torcia…" si rammaricò la ragazza leggermente infastidita dal fatto di non riuscire a scorgere un bel niente.

Si rialzò in piedi e prese a guardarsi intorno, alla ricerca di qualcosa che facesse al caso suo. Tastò assi ovunque, cercando qualcosa di asciutto e non rivestito da quella patina melmosa che avrebbe di certo ostacolato i suoi progetti.

Rufy aveva nel frattempo ripreso con le sue grida, stavolta più pacate, ma dal discreto successo acustico, aiutato ora anche dal consistente contributo di Zoro, che rispondeva con impeto all'eco del capitano.

"Due bambini!" commentò Nami scotendo il capo rassegnata alla miseria morale dei suoi compagni, dirigendosi sempre più lontano.

Finalmente, dopo minuti di infruttuose ricerche, e inquietanti botta e risposta tra spadaccino e capitano, intenti in una disquisizione filosofica sulla quale Nami non volle indagare, riuscì a scovare, tra le assi dissestate del pavimento, un pezzo di legno leggermente coperto da muschio, ma non del tutto zuppo. Con un grido di vittoria lo strappò al pavimento e si mise una mano nella leggera scollatura della camicetta, tra i seni, e ne estrasse un fazzoletto che avvolse prontamente attorno ad una delle estremità dell'asse.

Una torcia perfetta!

Soddisfatta del suo lavoro, tornò sui suoi passi.

"Zoro estrai le spade!" ordinò poi prestando appena attenzione allo spadaccino, piegato a quattro zampe, con la testa semi immersa nella botola.

"Perché?" indagò il ragazzo alzando il capo, mentre un eco di Rufy gli rimbombava ancora nelle orecchie.

"Ho bisogno di qualche scintilla per accendere la torcia!" spiegò la ragazza mostrando con un certo orgoglio a Zoro ciò che era riuscita a costruire.

Il ragazzo osservò dubbioso quell'aggeggio, non del tutto convinto di voler coinvolgere le sue adorate spade in un'operazione di dubbia riuscita.

Nami nel frattempo si era messa a frugare al di sotto della minigonna, nelle vicinanze della cintura che reggeva il suo bastone montabile da combattimento.

"Si può sapere che stai facendo?" chiese Zoro inarcando le sopracciglia istupidito.

"Sto cercando una cosa."

"Che fa Nami… ami… ami?" la voce di Rufy rimbombò questa volta dalle profondità della botola.

"Dove è finito Rufy?" esclamò la ragazza, guardandosi attorno confusa. In effetti era da quando era tornata dalla sua spedizione pro torcia che non lo vedeva.

Zoro rispose a quella domanda semplicemente indicandogli la botola.

"No, Non è possibile! E quando è sceso?" chiese con una leggera inflessione isterica.

"Da quando ti sei allontanata… si è lasciato scivolare giù!" rispose Zoro senza scomporsi.

"E perché non hai tentato di fermarlo?"

"Avrebbe fatto qualche differenza?"

Nami si rese conto che in effetti non sarebbe cambiato nulla. Dacché lo conosceva, Rufy, aveva sempre agito di testa sua, senza rendere conto a nessuno, comportamento che denotava certo una grande indipendenza, ma altresì una enorme stupidità se rapportata a determinate situazioni.

"Qui è tutto buio, non si vede nulla! Che fate lassù?" andava intanto lamentandosi l'avventato capitano sul fondo della botola.

"Certo che non si vede nulla, stupido! - lo rimproverò Nami - Se tu avessi aspettato un attimo avresti potuto avere la luce!" poi rendendosi conto che ormai arrabbiarsi non sarebbe certo servito a nulla, riprese a rimestare sotto la gonna, tra le gambe, cacciando fuori la lingua per la concentrazione.

Solo dopo vari tentativi e ambigue occhiate di Zoro, che variavano tra lo stupito e lo scioccato, la ragazza riuscì a trovare ciò che stava cercando.

Tra le dita stringeva una boccettina che riportava a chiare lettere, su un'etichetta, la scritta: 'Proprietà di Usop'.

"Cos'è?" domandò Zoro ora estremamente incuriosito dalle strampalate idee dell'amica.

"Cos'è?… è?… è?" gli fece eco Rufy dal fondo della botola.

La ragazza sfoderò uno dei suoi sorrisi più furbi.

"Petrolio per lampade!"

"E a che serve?"

"Si… a che serve… erve… erve?"

"Ignoranti… - poi accorgendosi dell'occhiataccia di Zoro si affrettò a dare spiegazione a quel commento – Nel senso che ignorate…"

Senza dare ulteriori delucidazioni sull'argomento, la ragazza versò il petrolio sul fazzoletto avvinghiato alla torcia.

"Zoro – disse poi – ora ho proprio bisogno di scintille… qui!"

Nami allungò a Zoro il bastone. Il ragazzo estrasse con diffidenza due delle sue spade e sfregò cautamente la lama di una contro quella dell'altra, in corrispondenza della torcia. Un paio di luccicanti scintille andarono a posarsi sul panno imbevuto di petrolio, e questo prese immediatamente fuoco.

Una potente vampata rosso arancione si estese sul pezzo di legno, rischiarando ampiamente il lungo corridoio.

"Siii!" esultò Nami illuminata ora dai bagliori ondeggianti del fuoco.

Zoro spalancò gli occhi manifestando in quel modo un alto livello di sorpresa.

"Questo luogo sotto la luce è ancora più disgustoso!" constatò poi la cartografa guardandosi attorno. Da quando erano entrati, ancora non aveva avuto modo di rendersi conto in quale putridume si erano immersi e lo spettacolo visto alla luce della torcia non rendeva certo lo scenario meno inquietante.

"Ehi!" Rufy dal fondo della botola reclamava attenzione. Nami si riscosse dalle sue riflessioni e inginocchiò allungando il braccio che stringeva la torcia. Volteggiò un paio di volte finché non individuò, pochi metri sotto di lei, la figura del capitano che la scrutava dal basso, reggendosi il cappello di paglia con una mano.

 

Nello stesso istante sulla Going Merry aleggiava la paura.

Il forno emanava fumo peggio di una ciminiera e i tre membri dell'equipaggio rimasti sulla nave, stavano facendo di tutto per domare il piccolo incendio che era scoppiato a seguito di una stupida distrazione.

"Veloci, veloci!" esclamava Sanji riversando il più velocemente possibile il contenuto di innumerevoli secchi d'acqua su quello che doveva essere la loro cena, mentre Usop e Chopper si prodigavano per procurare la materia prima all'improvvisato pompiere.

Solo dopo innumerevoli tentativi, grida agitate e intossicazione da fumo cenerino, i tre poterono affermare con soddisfazione, mista nonostante tutto a grande frustrazione, di aver svolto un ottimo lavoro di squadra, malgrado la cucina fosse ora annerita peggio di un camino.

"Dieci anni… - prese a lamentarsi improvvisamente Sanji, lasciandosi ricadere a terra sul ponte della Going Merry, all'aria fresca, sotto lo sguardo affumicato dei suoi amici - … dieci anni di onorata carriera culinaria e non mi era mai capitato un simile sfacelo!"

Usop e Chopper si guardarono in viso, rammaricati dalla frustrazione del loro compagno. Da quando lo conoscevano non ricordavano di averlo mai visto così depresso.

"Un arrosto… puff… andato letteralmente in fumo!" continuava ad esalare come una nenia.

I suoi compagni decisero che forse era meglio lasciargli sbollire la cosa in pace. Il suo equilibrio interiore in quel momento era decisamente fragile, rivolgergli avventatamente qualsiasi parola di cordoglio avrebbe potuto essere fatale… per loro.

 

"Wooow, ma è un locale immenso!" l'eco sorpreso di Nami rimbombò tra le pareti in un suggestivo brontolio.

Rufy aveva aiutato i suoi compagni a scendere nella botola in cui lui stesso si era calato solo pochi attimi prima, felice di avere finalmente l'opportunità di vedere anch'egli quello che celava l'oscurità del luogo grazie all'apporto luminoso di Nami.

Da quello che avevano potuto constatare fino a quel momento, quella doveva essere necessariamente la grande stiva. Un locale piuttosto vuoto in verità, che puzzava di marcio e muffa ancor più dei locali sovrastanti ma che prometteva sicuramente scoperte un po’ più interessanti che non semplici strati melmosi di alghe.

Nami sembrava quella più stimolata di tutti, cosa che risultava sorprendente dato che solitamente era Rufy che in queste occasioni manifestava il più alto livello di eccitazione. Si guardava intorno come ipnotizzata, brandendo la luce della torcia, portandola ad illuminare con minuzia dal più piccolo oggetto alla più ampia parete. Probabilmente già pregustava la scoperta di uno spropositato bottino.

"Ehi Nami dici che potremo trovare del cibo quaggiù?" chiese ingenuamente Rufy, annusando con circospezione i dintorni, alla ricerca di qualche odore stuzzicante.

La cartografa lo osservò con la stessa aria di benevolenza che si suole usare con i bambini quando bisogna spiegar loro delle ovvietà.

"Mi sembra improbabile, comunque se anche trovassimo del cibo, di certo sarebbe immangiabile… marcio… come tutto il resto."

"Ah si? Che peccato!" commentò, ponendo fine alle sue ricerche.

Nami sollevò un poco la torcia, cercando di illuminare il più possibile le estremità della stanza. Sulla parete opposta alla loro vi erano accatastate delle casse di legno.

La ragazza si diresse in quella direzione senza la minima esitazione, seguita prontamente dai suoi compagni.

Zoro sembrava quello meno interessato all'intera vicenda. Cominciava in effetti a chiedersi perché mai avesse deciso di seguire il capitano in quella strampalata avventura. In fondo cosa si aspettava di trovare? Lo sapevano tutti che se non c'era un po’ di movimento non riusciva a divertirsi. Il fascino misterioso di quel vascello lo aveva decisamente ingannato. Non si trattava di nient'altro che di un relitto e l'essere ora lì a seguire i suoi compagni eccitati come scolaretti alla prima gita fuori porta, lo annoiava da morire.

"Reggi qua!" lo riscosse dai suoi pensieri la rossa, mettendogli tra le mani la torcia.

Il ragazzo afferrò incuriosito l'oggetto, illuminando i movimenti della compagna.

Nami cominciò a fare forza sui coperchi delle casse, cercando di sradicare i chiodi che li sigillavano.

Solo dopo svariati tentativi e irripetibili imprecazioni, la ragazza riuscì ad aprire una cassa.

Quello che però trovò all'interno non corrispondeva di certo a ciò che lei si aspettava.

"Aaaah!" urlò stridula, arretrando di parecchi passi lontano dalle casse con un'espressione di puro terrore dipinta sul viso.

Rufy e Zoro osservarono straniti l'ambigua reazione della compagna e poi posarono contemporaneamente lo sguardo all'interno della cassa aperta.

"Teschi!" esclamò sorpreso ed eccitato Rufy, infilando una mano tra quelle ossa completamente scarne, estraendo dal mucchio un calvo cranio senza mascella.

"Essere… o non essere… questo è il dilemma!" recitò con solennità d'attore, osservando dritto nelle oscure orbite vuote della testa scheletrica.

"Ci si potrebbe giocare a bocce!" commentò Zoro constatando la quantità di crani tondi che spuntavano dalla cassa.

"Se non altro ora sappiamo che fine ha fatto l'equipaggio di questa bagnarola!" disse poi rivolgendosi a Nami che stava facendo un notevole sforzo di volontà per avvicinarsi a quella specie di improvvisato cimitero.

"Mi chiedo cosa ci facciano tutte queste ossa qui dentro!" domandò a nessuno in particolare, esprimendo semplicemente una sua perplessità.

Rufy intanto aveva preso un altro teschio e infilatoselo sulla mano libera stava improvvisando un grottesco teatrino di marionette.

"Rufy, rimettili a posto mi fanno senso!" lo esortò Nami incrociando le braccia, rabbrividendo.

Il capitano però non sembrava assolutamente intenzionato ad eseguire l'ordine della sua cartografa, al contrario fu folgorato da una nuova idea.

"Ooooh Nami Saaaan! – cominciò ad interpretare con trasporto cercando di imitare la voce profonda del loro cuoco di bordo, muovendo il teschio in maniera decisamente suggestiva – anche oggi sei veramente splendida!"

"Dici sul serio Sanji-kun? – recitò poi in falsetto, cercando di essere il più convincente possibile come ragazza – io in realtà mi sento un po’ sciupata! Non trovi che sia dimagrita in maniera un po’ troppo vistosa?"

Zoro rideva divertito dall'estemporaneo spettacolino, mentre Nami non sembrò apprezzare particolarmente gli sforzi del suo capitano e non mancò di farglielo capire in maniera piuttosto esplicita.

"Finiscila!" disse prima di schiaffeggiare il braccio di Rufy che muoveva il teschio Nami, il quale, subendo un improvvisa inclinazione, lasciò cadere a terra il cranio latteo che rotolò lontano.

"Nooooooo, Nami-saaaaaaan!" urlò Rufy fingendo una disperazione degna di una delle migliori performance di Sanji. Senza esitazione corse all'inseguimento del teschio rotolante.

"Che stupido!" commentò la ragazza, tornando a prestare attenzione alle misteriose casse.

"Zoro, tu chi pensi che sia stato a mettere tutte queste ossa qui dentro?" chiese allo spadaccino che ancora non aveva smesso di sghignazzare.

"Boh…" rispose solo.

Nami provò ad aprire un'altra cassa, che fortunatamente cedette più facilmente che non la prima. Anche questa conteneva ossa di diverse lunghezze e dimensioni.

Alcune di esse erano talmente bianche che sembravano essere state appositamente lucidate, prima di essere riposte all'interno delle casse.

"Tibie!" stabilì Zoro, scostando un po’ riluttante un paio di ossa.

I due ragazzi si affrettarono ad aprire una terza cassa: anche questa conteneva ossa che non fu difficile identificare come una quantità infinita di falangi.

"Sembrano suddivise per genere!" disse Nami, osservando sempre più confusa quello sgradevole spettacolo.

"Un lavoro accurato!" confermò lo spadaccino, illuminando a turno l'interno di ogni recipiente.

"Aaaah e io che mi aspettavo di trovare un tesoro! Che me ne faccio di tutte queste ossa?" esclamò la rossa, cercando in questo modo di stemperare un minimo la tensione, mentre Zoro la scrutava tranquillamente, consapevole nonostante tutto che la ragazza era ora più turbata di quanto in realtà non volesse mostrare.

A dimostrazione di questo fatto infatti Nami andò a posare lo sguardo sul logpose. Era da quando era salita a bordo del vascello che non aveva controllato lo strumento, ma purtroppo per lei non c'erano novità: l'ago ruotava ancora furiosamente a vuoto.

"Io mi sono stufata!" sbottò poi, scostandosi una ciocca di capelli dalla fronte in modo stizzito.

"Torniamo indietro… qui non c'è assolutamente niente di interessante!"

"E… il tesoro?" azzardò Zoro, leggermente scioccato dal fatto che la testa rossa rinunciasse così facilmente al suo obiettivo, quando solo pochi minuti prima sembrava eccitata come una bambina.

Il fatto era che Nami, per come si stavano svolgendo i fatti, dopo l'inquietante ritrovamento di quelle ossa, aveva cominciato a maturare lentamente un insensato sentimento di panico, difficilmente provato sino a quel momento. Per una volta la ragazza aveva deciso di assecondare la sue più intime sensazioni. Preferiva tornare indietro, al sicuro, a bordo della loro piccola ma rassicurante caravella, piuttosto che passare un minuto di più su quell'oscuro vascello.

Aveva come la sensazione che se fossero rimasti troppo a lungo a bordo di quella bagnarola, come la chiamava Zoro, si sarebbero ben presto dovuti confrontare con qualcosa di molto più grande di loro.

Lo spadaccino sembrò intuire la risposta alla sua domanda, leggendo la preoccupazione sul volto dell'amica e preferì non chiedere ulteriori delucidazioni. Dopotutto anche lui non vedeva l'ora di uscire nuovamente all'aria aperta.

"Recuperiamo Rufy!" disse solo, voltando le spalle alle casse, cercando di illuminare il resto del locale, alla ricerca della figura del capitano.

"Rufy? - chiamò senza però ricevere alcuna risposta – ma dove è finito?"

Nami si portò avanti cercando anch'ella di scorgere il ragazzo da qualche parte. Si era allontanato solo pochi attimi prima, per recuperare il teschio che era rotolato lontano, ma non li aveva più raggiunti. Dove si era andato a cacciare quello sconsiderato?

"Rufy!" urlò la cartografa, dapprima tranquillamente, poi cominciando a tradire una certa inquietudine.

"Rufy, non è il momento di giocare, vieni fuori!"

Zoro cercava di illuminare il più efficientemente possibile i dintorni, senza però riuscire ad individuare nulla.

"Rufy!" urlò nuovamente Zoro, questa volta ammonendo Nami di fare silenzio, sperando di avvertire da qualche parte anche solo un rumore che potesse consentir loro di localizzare gli spostamenti del capitano.

Purtroppo per loro però non riuscirono ad udire nient'altro che gli scricchiolii della nave, lo sciabordio ovattato delle onde che frustavano sulla carena, il crepitio del fuoco della torcia e i loro respiri.

Nami cercò lo sguardo di Zoro, tentando di comunicargli la propria apprensione, leggendo però nello sguardo del compagno lo stesso identico sentimento.

Lo spadaccino si avvicinò alla ragazza, innalzando nuovamente la torcia, in un ultimo disperato tentativo di individuare il loro perduto capitano.

Non poteva essere sparito nel nulla. Doveva per forza essere ancora lì insieme a loro, in quel locale, nascosto magari da qualche parte, a ridere, scioccamente divertito per la riuscita dell'ennesimo stupido scherzo. E allora perché nonostante Zoro continuasse a ripetersi mentalmente che la sua ipotesi fosse convincente, non riusciva a crederci?

Improvvisamente, nel silenzio totale, avvenne qualcosa di totalmente inaspettato.

Preannunciato da un rombo che sembrava provenire dalle più remote profondità marine, si alzò un'agghiacciante folata di vento, tanto potente che per un attimo fu in grado di far scricchiolare pericolosamente le pareti della stanza.

La cosa più singolare era il fatto che quel vento gelido e inaspettato si era materializzato dal nulla proprio in quel locale.

Zoro per la sorpresa si lasciò sfuggire di mano la torcia.

"Che succede?" fu tutto quello che riuscì ad articolare Nami prima che la loro unica fonte di luce cadesse a terra, spegnendosi in un sibilo, lasciandoli completamente al buio, in balia dei nuovi sconcertanti eventi.