CAPITOLO 4

 

Operazione recupero

 

 

Sanji era né più né meno nella stessa posizione in cui Usop e Chopper lo avevano lasciato una mezz'ora prima. Decisi a lasciargli sbollire l'amara delusione del suo primo insuccesso culinario, avevano deciso di impiegare il tempo, cercando di dare una nuova parvenza di ordine a quella loro cucina affumicata. Solo quando avevano pensato forse sarebbe stato il caso di controllare a che punto fosse la cupa depressione del cuoco, avevano potuto constatare, con loro somma delusione, che nella situazione non c'era stato nessun progresso evidente. Il ragazzo era ancora seduto a terra, schiena piegata in avanti, mani nei capelli, e la sigaretta ancora sorprendentemente spenta in bocca. La maschera della disperazione.

"Cosa facciamo? Non possiamo lasciarlo in quello stato ancora per molto!" sussurrò Chopper, seriamente preoccupato per la salute mentale dell'amico.

"Hai perfettamente ragione Chopper… va da lui e chiedigli come va!" gli rispose risoluto Usop, ostentando una saggezza che proprio non possedeva.

"E perché ci devo andare io?" domandò il piccolo alce. Aveva fatto la proposta ma non era assolutamente intenzionato a subire le ripercussioni che avrebbe potuto esserci rivolgendo la parola al loro stralunato cuoco.

"Perché si, dai vai, io ti copro le spalle!" esclamò Usop come se dovessero affrontare una missione mortale dagli incerti e catastrofici risvolti.

"Perché non ci vai tu?" lo precedette Chopper, sempre più intimorito "Lo conosci da più tempo, sai meglio di me quello che devi fare!"

"Ma che significa? Dovresti andarci tu, sei un dottore dopotutto!"

"Ma questo che vuol dire?"

I due avrebbero continuato ancora per molto a disquisire su chi di loro avrebbe dovuto avvicinarsi a Sanji, ma qualcosa sembrò riuscire a scuotere il cuoco. Con uno scatto che li lasciò completamente inebetiti, il ragazzo si rialzò in piedi e corse verso la balaustra della caravella, osservando insistentemente il grosso vascello.

"Lo avete sentito?" domandò a mezza voce, completamente risvegliato dallo stato catatonico in cui era precipitato.

"S-sentito cosa?" ardì domandare Usop, tentando un difensivo approccio.

"Nami!" disse Sanji con un tono che sembrava più una constatazione che non una risposta al nasone.

"Nami?" Usop si avvicinò anch'egli alla balaustra, tendendo le orecchie, senza però riuscire ad udire niente di più che il rumore delle onde del mare.

"Sanji ma sei sicuro di non avere delle allucinazioni uditive?"

"E vero? Questa è Nami!" Chopper rispose incoscientemente alla domanda di Usop. Il suo fine udito di alce gli aveva permesso di distinguere l'urlo disperato della loro cartografa.

"Ma cosa…?" si ritrovò ad esclamare inebetito Usop senza rendersi conto di quello che stava succedendo.

In una frazione di secondo Sanji si era precipitano nella cabina degli attrezzi e aveva preso la lunga cima uncinata per gli arrembaggi e dopo esser tornato sul ponte della Going Merry aveva preso la mira aveva lanciato la fune con forza verso il vascello, agganciandolo al di là del bordo.

Si era levato la giacca, lanciandola con noncuranza a terra, si era arrotolato le maniche e dopo aver sputato su entrambe le mani, ancora annerite di fumo, aveva cominciato ad arrampicarsi senza esitazione verso il vascello.

Chopper non fu da meno, dopo aver assunto le dimensioni di un grosso uomo, aveva afferrato preventivamente la borsa del pronto soccorso, pronto a qualsiasi evenienza e aveva seguito Sanji nella scalata.

"Ehi! Un attimo! Ma che fate…? Dove andate…? Perché? Come?"

Usop ora era decisamente confuso, aveva capito che forse Nami era in difficoltà, i suoi due amici avevano udito il suo richiamo certo, ma c'era bisogno di accorrere con tale impeto? Almeno gli avessero dato il tempo di capire quello che stava succedendo. L'interrogativo che gli balenò alla mente a seguito delle azioni degli amici fu amletico: seguirli o non seguirli? Andare a bordo di quel vascello non era certo la sua massima aspirazione della giornata, ma del resto avrebbe davvero preferito rimanere da solo a bordo della Going Merry sovrastata da tale inquietante navale presenza? E poi lui non era il più valoroso dei pirati? Non poteva far altro che seguirli… avrebbe dimostrato a tutti di che pasta era fatto Usop cuor di leone… e poi se anche ci fossero state davvero delle difficoltà avrebbe sempre potuto contare sul grandioso appoggio dei formidabili calci di Sanji o delle prestazioni animalesche di Chopper. Poteva stare al sicuro quindi… e allora perché non riusciva a salire su quella cima? Tremante come la gelatina di mandarino che Sanji aveva preparato loro solo il pomeriggio precedente, afferrò la sua fionda e prima di perdere di vista i suoi compagni che ormai avevano guadagnato il vascello, si arrampicò il più velocemente possibile sulla fune… e che dio gliela avesse mandata buona e con una certa dose di raccomandazioni da parte di qualche santo.

 

Nami si poggiò stancamente alla parete della stiva. Aveva urlato per un buon cinque minuti, senza sosta, come una forsennata e ora sentiva di avere la gola in fiamme. Avrebbe però fatto questo ed altro se solo avesse avuto la certezza che qualcuno potesse sentire le sue grida, ma la speranza che Sanji avesse realmente udito i suoi richiami era praticamente ridotta a zero.

Si era cacciata in una situazione davvero ridicola.

Era sola, a bordo di un vascello "fantasma", totalmente immersa nell'oscurità, aveva perso i suoi due compagni e una presenza dall'inquietante risolino infantile si aggirava nei dintorni portando con sé formidabili folate di vento.

Una sceneggiatura degna di uno dei più scadenti romanzetti horror che teneva segretamente nascosti nella sua libreria, nella sua cabina, a bordo della rassicurante Going Merry. Quanto mai si era lasciata coinvolgere in quella assurda avventura da quello sconsiderato di Rufy. Per seguire cosa poi? Un tesoro inesistente! L'avidità questa volta le aveva riservato davvero un triste e sadico scherzetto. Allungò una gamba, cercando di rilassarsi il più possibile, sperando le passasse il mal di testa, quando urtò con il piede scalzo contro qualcosa di duro. Istintivamente ritrasse il piede spaventata, ma poi la curiosità vinse la paura e allungando un braccio trovò di nuovo quella cosa. Lo afferrò con entrambi le mani e si accorse che era un teschio. Probabilmente lo stesso teschio che aveva fatto allontanare Rufy.

Lo avrebbe certo gettato lontano schifata in altre situazioni, ma in quell'istante era l'unica cosa che la collegava assurdamente al suo compagno scomparso e in un certo senso le teneva compagnia. Posizionò il teschio su una mano e cominciò a recitare.

"Aaah Rufy, mi dici dove sei finito?"

Trovare la tonalità che usava il capitano non fu estremamente difficile.

"Sono qui non mi vedi?" disse.

"E' tutto buio… no, non ti vedo!" e con un sospiro sconsolato si posò il teschio sullo stomaco e chiuse gli occhi. Forse se le passava il mal di testa avrebbe potuto rialzarsi e cercare un modo per cavarsi da quella situazione.

 

"Sanji aspetta, vai più piano non riesco a starti dietro!" urlava Usop, inciampando a destra e a manca tentando di tenere il passo del compagno. Il cuoco correva come un forsennato, da quando non aveva più sentito le urla di Nami aveva interpretato il fatto come qualcosa di estremamente negativo, per questo riteneva decisamente importante non perdere tempo.

Chopper dal canto suo riusciva abbastanza bene a seguire il cuoco ma a volte impietosito dalle urla disperate di Usop si fermava per aspettarlo, riprendendo poi a correre non appena veniva raggiunto.

"Finiscila di lamentarti e corri nasone!" gli ringhiò Sanji affannato dalla corsa, senza dare segni di cedimento.

"Ma… ma che bisogno c'è di affrettarsi tanto, Nami mica è da… da sola… ci… ci sono… R… Rufy e Zo… Rufy e Zo… Rufy e Zo… ro con lei!" rispose Usop in agonia.

"Idiota! Se ha invocato il mio aiuto, significa che quei due imbecilli non hanno saputo proteggerla come avrebbero dovuto… quando li becco li concio per le feste, non ci sono dubbi!" esclamò Sanji aumentando l'andatura, urlando a tratti un potente: "Nami!" sperando in cuor suo che la ragazza riuscisse ad udire i suoi richiami e rispondere in qualche modo.

"E cosa mai potrebbe essere in grado di mettere in difficoltà Zoro e Rufy? Se sono in difficoltà loro, figuriamoci noi!" lo ammonì Usop, disperato. Quella situazione continuava a piacergli sempre meno, tanto più che era già caduto a terra un sacco di volte e temeva di essersi graffiato persino il naso.

"Finiscila di lamentarti! Cominci a darmi sui nervi nasone, avresti potuto restare sulla Going Merry se avevi paura, perciò zitto e corri!"

"Tsè parli facile tu che hai le gambe lunghe!" ribattè Usop piccato.

"Non è questione di gambe. In altre occasioni ti ho visto correre ben più veloce di così!"

"Ah si? Parli a vanvera!"

"No che non parlo a vanvera nasone!" disse voltandosi, cominciando a correre a ritroso, come un gambero.

"Si tu parli a vanvera e smettila di chiamarmi nasone!" si irritò Usop, perdendo però questo suo stato d'animo nel momento stesso in cui ebbe l'opportunità di vedere l'espressione confusa dipinta sul volto del cuoco che aveva improvvisamente smesso di correre, additando un punto alle spalle di Usop.

"O… mio… dio!" disse semplicemente, quasi in sussurro il giovane cuoco, che veniva raggiunto dai compagni.

"Che? Cosa?" domandò il pirata voltandosi a sua volta, cercando nell'oscurità la causa dello sconcerto del compagno.

"Mio dio ma è terribile, catastrofico, non lo vedi? Non lo vedete?"

"Ma cosa?" gli rispose Usop stridulo, ormai in panico totale. Qualunque cosa fosse stato in grado di spaventare così tanto Sanji non era assolutamente da prendere sottogamba.

"Scappate! Scappiamo gente! Corri Usop coooooooooorriii!" esclamò tutto d'un fiato Sanji, con il volto trasfigurato dal terrore, accennando uno scatto in avanti.

Usop preso completamente alla sprovvista cominciò a correre come non aveva mai fatto, urlando in mille dialetti sconosciuti.

Sanji rimase fermo sul posto a guardare il portentoso scatto del ragazzo.

Chopper gli si avvicinò perplesso.

"Non c'è assolutamente niente alle nostre spalle!" stabilì, osservando anch'egli Usop ormai lontano.

"Ovvio che no!" rispose poi Sanji facendo spallucce.

Entrambi ripresero infine a correre, consapevoli del fatto che andando avanti di quel passo Usop avrebbe attraversato l'intero vascello e ritorno, senza nemmeno darsi la pena di cercare Nami, troppo preoccupato a sfuggire dall'inesistente inseguitore.

Percorsero un lungo tratto di corridoio, lo stesso che avevano percorso in precedenza gli altri loro compagni e fu in modo del tutto casuale e fortuito che infine riuscirono a trovare la botola della stiva.

Usop era in testa. Preso a correre verso sconosciute mete, non si era assolutamente accorto del buco nel pavimento e ci era semplicemente caduto dentro, esalando un inquietante barrito dalle inflessioni elefantesche. A nulla erano valsi i movimenti convulsi che aveva eseguito con le braccia per tentare di trovare un appiglio. In men che non si dica si era ritrovato steso a terra sul fondo dell'oscura stiva.

"Usop!" urlarono all'unisono Chopper e Sanji precipitandosi verso la botola, cercando di scrutare all'interno.

Dal fondo non arrivava nient'altro che qualche doloroso lamento.

"Usop tutto bene?" gridò Sanji, più irritato per l'inconveniente che gli avrebbe fatto perdere tempo, che non realmente preoccupato per le sorti del nasone.

Come risposta ricevette un altro lamento, ma poi, in un punto lontano all'interno di quella stessa botola si elevò un grido.

"Sanji? Sanji sei tu?"

Il cuoco non potè che riconoscere immediatamente il timbro della voce a lui tanto caro.

"Nami? Si sono io Sanji!" esclamò sollevato. Dopotutto quello stupido era riuscito a portarlo dritto dritto verso la sua adorata cartografa.

A Nami, ancora seduta nel suo oscuro angolino, per poco non venne da piangere. Di tutto si sarebbe aspettata fuorché di riuscire ad essere ritrovata da Sanji in così breve tempo. Senza pensarci due volte cercò di rimettersi in piedi, lasciando rotolare lontano il teschio che le aveva tenuto compagnia in quel solitario lasso di tempo.

"Nami stai bene? Riesci a vedermi? Riesci a vedere Usop lì sotto?" domandò il cuoco, continuando inutilmente a scrutare nell'oscurità di quella botola, irritato dal fatto di non riuscire a vedere nulla.

"No… non vedo niente, avevo una torcia ma si è spenta! Ma sto bene, mi gira solo un po’ la testa!"

"Ti gira la testa?" Sanji tentò di non darlo a vedere ma in quell'esclamazione non riuscì a celare una certa preoccupazione, in un certo senso non era sicuro di voler sapere quello che le era successo, sperava solo non fosse conciata peggio di quello che immaginava. Avrebbe anche voluto chiedere che fine avessero fatto Rufy e Zoro che evidentemente non erano con lei, ma decise di dare la priorità al recupero di Nami, ci sarebbe stato tempo più tardi per le spiegazioni.

"Nami allora sta ferma dove sei, ora recupero una torcia e ti vengo a prendere ok?"

La ragazza annuì inconsciamente poi rispose con un: "Si" e attese fiduciosa.

Aveva aspettato fino adesso, qualche minuto in più non avrebbero fatto differenza. Solo la paura che si potesse ripetere il fenomeno delle folate di vento la preoccuapava. Non avrebbe potuto sopportarne un'altra o peggio sopportare la scomparsa di un altro membro della ciurma.

Sanji nel frattempo aveva costruito una rudimentale torcia: a forza di calci aveva recuperato un certo numero di assi di legno e grazie alle garze, all'alcool per le medicazioni di Chopper e i suoi immancabili fiammiferi avevano fatto luce.

Con la fune che si era portato dietro, trattenuta da una estremità dal potente alce, si lasciò scivolare giù per la botola, atterrando direttamente sulla schiena di un agonizzante Usop.

"Ahia!" esclamò questo, dolorante, alzando una mano attendendosi un aiuto. Peccato che Sanji lo avesse completamente ignorato e avesse preso a guardarsi intorno alla ricerca di Nami. Non gli fu difficile idividuarla.

Poggiata contro una parete della stiva lo attendeva poco distante.

"Nami, tesoro mio, ecco il tuo Mister Prince!" esclamò il cuoco balzellando felice verso la sua dolce meta, illuminando i dintorni.

"Va tutto bene?" domandò poi, osservandola meglio. Era sporca e un po’ ammaccata ma nulla di grave.

"Si, va tutto bene!" rispose comunque Nami accennando un mesto sorriso.

"Riesci a camminare?" domandò di nuovo il cuoco, intuendo dal modo in cui la ragazza si poggiava alle pareti di quanto rimanere in piedi le risultasse faticoso.

Senza nemmeno lasciarle il tempo di rispondere le chiese di reggere la torcia e una volta che la rossa afferrò l'oggetto domandandosi silenziosamente cosa avesse in mente di fare Sanji, il ragazzo la sollevò di peso, prendendola tra le braccia.

"Così facciamo prima!" le disse strizzandole l'occhio, incamminandosi verso la botola.

Usop era ancora sdraiato a terra.

"Ehi Usop" gli si rivolse Sanji con freddezza "O ti levi o ti schiaccio, devo portare su Nami!"

"Non posso!" gli rispose il ragazzo a terra con un moto di stizza nella voce.

"E perché non puoi?" domandò Sanji trattenendo un urlo.

"Perché mi si è incastrato il naso nel pavimento!" il ragazzo infatti era caduto a faccia in giù spiaccicandosi letteramente al pavimento con il viso. Il naso, stranamente, aveva trovato l'unico buco nel terreno e si era andato a conficcare proprio lì.

"Ma sei un disastro su tutta la linea!" ringhiò esasperato Sanji, prima di rivolgersi nuovamente a Nami.

"Senti tesoro ce la fai a salire da sola? Ti lego alla corda e Chopper ti tira su d'accordo?"

Nami non potè far altro che annuire. Nel momento stesso in cui Sanji la aveva presa tra le braccia si era improvvisamente accorta di essere esageratamente stanca e la botta alla testa doveva aver dato un grosso contributo a quel suo strano stordimento. Aveva solo voglia di uscire da quel vascello, di rivedere il cielo azzurro, il suo mare e magari il suo letto. Solo quando Sanji cominciò a legarle la fune intorno alla vita, ammonendola di tenere stretta la corda mentre Chopper la trascinava al piano di sopra, realizzò quello che stava succedendo.

Si vergognò di se stessa per aver anche solo per un attimo pensato solo ed esclusivamente a sé. Rufy e Zoro erano scomparsi e lei pensava al suo benessere, era una sciocca!

"Sanji… Rufy e Zoro… loro sono…" tentò di articolare prima che il cuoco strattonasse la corda per far capire a Chopper che doveva cominciare a tirare su Nami.

"Me lo dici dopo ok? Prima usciamo di qui e poi mi spieghi tutto per bene!"

Nami annuì stancamente, per un attimo le sembrò di vedere dei pallini bianchi ottenebrarle la visuale, le orecchie presero a fischiarle e poi tutto quello che le stava attorno svanì.

 

"Chopper dici che una respirazione bocca a bocca potrebbe funzionare?"

"Bè… quella si fa se il paziente non respira… Nami invece respira perfettamente Sanji, penso che non ne abbia bisogno!"

"Ma sei sicuro? Magari le serve più ossigeno, per questo non si sveglia!"

"Sanji ma sei il solito maniaco!"

"Zitto nasone, io lo faccio per il bene di Nami, preoccupati del tuo naso piuttosto!"

"Ti ho già detto di non chiamarmi nasone!"

Nami tentò di aprire gli occhi, le voci le arrivavano ovattate, come se provenissero da un punto lontano, al di là di un vetro. Sentiva un fresco profumo di mare e una leggera brezza le carezzava la pelle.

Aprì un occhio e vide i suoi compagni chinati su di lei. Chopper trafficava con garze e disinfettanti, mentre Usop sembrava un ridicolo elefante con tutta quella garza arrotolata sul naso. Sanji fu il primo ad accorgersi che si era destata dal suo lungo stato di incoscienza.

"Buongiorno piccola, fatto bei sogni?" la accolse con dolcezza, posandole una mano sulla guancia in una tenera carezza.

Le ci volle qualche minuto per fare un po’ di chiarezza mentale. Il sole rischiarava i dintorni, c'erano i suoi compagni e c'era lei, le cime degli alberi però non le ricordavano per nulla quelle della Going Merry. Quello doveva essere per forza un'altra nave. Le venne in mente una stiva e un vascello e infine ricordò perfettamente tutto quello che le era capitato. Rufy, la sua scomparsa, il combattimento di Zoro, lo schianto contro la parete del vascello e il recupero di Sanji. Con uno scatto improvviso tentò di recuperare una posizione eretta, ma un leggero capogiro le impedì di eseguire il movimento con disinvoltura. Ci volle l'intervento di Sanji perché non ricadesse di nuovo pesantemente a terra.

"Ehi, ehi, non così in fretta!" la ammonì il cuoco sorreggendola per la schiena.

Nami si tastò la nuca e si accorse che una fasciatura le cingeva il capo e la fronte. Chopper doveva averle medicato le contusioni dovute alla botta.

"Perché siamo usciti?" domandò strozzata e si accorse di avere mal di gola.

"Sei svenuta, avevi bisogno di aria fresca e Chopper aveva bisogno di luce per medicare te e Usop!" le spiegò tranquillamente Sanji.

Nami si limitò ad annuire, perfettamente consapevole che quella era stata la scelta migliore per tutti in fondo. Purtroppo però non riusciva a impedirsi di pensare alle sorti del loro capitano e di Zoro, potevano essere feriti o peggio…

"Nami…" Usop interruppe il flusso dei suoi pensieri, costringendola a voltarsi dalla sua parte. Solo in quel momento Nami si accorse con chiarezza delle effettive condizioni del compagno: aveva il naso completamente fasciato da garze che aumentavano il volume del suo naso in maniera esagerata e intorno agli occhi aveva due grosse contusioni bluastre, nere e gialle. Le ci volle un grande sforzo di volontà per non scoppiargli a ridere in faccia. Era più ridicolo di quanto non lo fosse in condizioni normali.

"Dimmi…" esclamò soffocando una risata, facendo smorfie indicibili per tentare di celare la sua ilarità, sapendo perfettamente che in una situazione del genere era assurdo lasciarsi andare in quella maniera ma senza poter fare assolutamente nulla per riuscire a restare seria.

"Nami, tesoro che hai ti senti male?" le domandò preoccupato Sanji, guardando allarmato Chopper che invece di essere sorpreso per la reazione di Nami prese a ridere anch'egli additando Usop, individuando immediatamente la causa delle smorfie della ragazza.

A quel punto nemmeno Sanji potè fare a meno di unirsi all'allegria generale e il trio diede il via ad una lunga serie di fragorose risa.

Solo il povero Usop, inconsapevole del suo ridicolo stato li osservava perplesso.

"Vi siete sfogati abbastanza ora?" domandò dopo un paio di minuti, notando quanto fosse difficile contenere quell'attacco di ridarola assassino.

"Si, si scusa Usop!" lo rassicurò Nami asciugandosi gli occhi inumiditi di lacrime, cercando di ritornare seria, imitata dai suoi compagni.

Usop assunse un'aria di superiorità e poi finalmente tentò di articolare la sua domanda interrotta poco prima, cercando di sorvolare sui singulti che ancora aleggiavano sulle labbra dei compagni.

"A questo punto dato che ti sei ripresa bene Nami, perché non ci racconti quello che è successo? Che fine hanno fatto Rufy e Zoro?"

Alla ragazza bastò udire i nomi dei due ragazzi per cessare immediatamente anche solo di sorridere.

"Sono… scomparsi!" disse solamente, abbassando il capo.

"Scomparsi in che senso?" chiese Usop tradendo un tremolio preoccupato nella voce.

"Nel senso che sono scomparsi… nel nulla, dal niente, ero con loro e poi loro non c'erano più." Non riusciva ad articolare frasi con un senso compiuto razionale, ma dopotutto come poteva farlo, se lei stessa ancora non riusciva a spiegarsi quello che era successo?

Alzò di nuovo il capo e vide l'espressione perplessa sul volto dei compagni... forse era meglio cominciare il racconto da principio.