Sanji
era né più né meno nella stessa posizione in cui Usop e Chopper lo avevano
lasciato una mezz'ora prima. Decisi a lasciargli sbollire l'amara delusione del
suo primo insuccesso culinario, avevano deciso di impiegare il tempo, cercando
di dare una nuova parvenza di ordine a quella loro cucina affumicata. Solo
quando avevano pensato forse sarebbe stato il caso di controllare a che punto
fosse la cupa depressione del cuoco, avevano potuto constatare, con loro somma
delusione, che nella situazione non c'era stato nessun progresso evidente. Il
ragazzo era ancora seduto a terra, schiena piegata in avanti, mani nei capelli,
e la sigaretta ancora sorprendentemente spenta in bocca. La maschera della
disperazione.
"Cosa
facciamo? Non possiamo lasciarlo in quello stato ancora per molto!" sussurrò
Chopper, seriamente preoccupato per la salute mentale dell'amico.
"Hai
perfettamente ragione Chopper… va da lui e chiedigli come va!" gli
rispose risoluto Usop, ostentando una saggezza che proprio non possedeva.
"E
perché ci devo andare io?" domandò il piccolo alce. Aveva fatto la
proposta ma non era assolutamente intenzionato a subire le ripercussioni che
avrebbe potuto esserci rivolgendo la parola al loro stralunato cuoco.
"Perché
si, dai vai, io ti copro le spalle!" esclamò Usop come se dovessero
affrontare una missione mortale dagli incerti e catastrofici risvolti.
"Perché
non ci vai tu?" lo precedette Chopper, sempre più intimorito "Lo
conosci da più tempo, sai meglio di me quello che devi fare!"
"Ma
che significa? Dovresti andarci tu, sei un dottore dopotutto!"
"Ma
questo che vuol dire?"
I
due avrebbero continuato ancora per molto a disquisire su chi di loro avrebbe
dovuto avvicinarsi a Sanji, ma qualcosa sembrò riuscire a scuotere il cuoco.
Con uno scatto che li lasciò completamente inebetiti, il ragazzo si rialzò in
piedi e corse verso la balaustra della caravella, osservando insistentemente il
grosso vascello.
"Lo
avete sentito?" domandò a mezza voce, completamente risvegliato dallo
stato catatonico in cui era precipitato.
"S-sentito
cosa?" ardì domandare Usop, tentando un difensivo approccio.
"Nami!"
disse Sanji con un tono che sembrava più una constatazione che non una risposta
al nasone.
"Nami?"
Usop si avvicinò anch'egli alla balaustra, tendendo le orecchie, senza però
riuscire ad udire niente di più che il rumore delle onde del mare.
"Sanji
ma sei sicuro di non avere delle allucinazioni uditive?"
"E
vero? Questa è Nami!" Chopper rispose incoscientemente alla domanda di
Usop. Il suo fine udito di alce gli aveva permesso di distinguere l'urlo
disperato della loro cartografa.
"Ma
cosa…?" si ritrovò ad esclamare inebetito Usop senza rendersi conto di
quello che stava succedendo.
In
una frazione di secondo Sanji si era precipitano nella cabina degli attrezzi e
aveva preso la lunga cima uncinata per gli arrembaggi e dopo esser tornato sul
ponte della Going Merry aveva preso la mira aveva lanciato la fune con forza
verso il vascello, agganciandolo al di là del bordo.
Si
era levato la giacca, lanciandola con noncuranza a terra, si era arrotolato le
maniche e dopo aver sputato su entrambe le mani, ancora annerite di fumo, aveva
cominciato ad arrampicarsi senza esitazione verso il vascello.
Chopper
non fu da meno, dopo aver assunto le dimensioni di un grosso uomo, aveva
afferrato preventivamente la borsa del pronto soccorso, pronto a qualsiasi
evenienza e aveva seguito Sanji nella scalata.
"Ehi!
Un attimo! Ma che fate…? Dove andate…? Perché? Come?"
Usop
ora era decisamente confuso, aveva capito che forse Nami era in difficoltà, i
suoi due amici avevano udito il suo richiamo certo, ma c'era bisogno di
accorrere con tale impeto? Almeno gli avessero dato il tempo di capire quello
che stava succedendo. L'interrogativo che gli balenò alla mente a seguito delle
azioni degli amici fu amletico: seguirli o non seguirli? Andare a bordo di quel
vascello non era certo la sua massima aspirazione della giornata, ma del resto
avrebbe davvero preferito rimanere da solo a bordo della Going Merry sovrastata
da tale inquietante navale presenza? E poi lui non era il più valoroso dei
pirati? Non poteva far altro che seguirli… avrebbe dimostrato a tutti di che
pasta era fatto Usop cuor di leone… e poi se anche ci fossero state davvero
delle difficoltà avrebbe sempre potuto contare sul grandioso appoggio dei
formidabili calci di Sanji o delle prestazioni animalesche di Chopper. Poteva
stare al sicuro quindi… e allora perché non riusciva a salire su quella cima?
Tremante come la gelatina di mandarino che Sanji aveva preparato loro solo il
pomeriggio precedente, afferrò la sua fionda e prima di perdere di vista i suoi
compagni che ormai avevano guadagnato il vascello, si arrampicò il più
velocemente possibile sulla fune… e che dio gliela avesse mandata buona e con
una certa dose di raccomandazioni da parte di qualche santo.
Nami
si poggiò stancamente alla parete della stiva. Aveva urlato per un buon cinque
minuti, senza sosta, come una forsennata e ora sentiva di avere la gola in
fiamme. Avrebbe però fatto questo ed altro se solo avesse avuto la certezza che
qualcuno potesse sentire le sue grida, ma la speranza che Sanji avesse realmente
udito i suoi richiami era praticamente ridotta a zero.
Si
era cacciata in una situazione davvero ridicola.
Era
sola, a bordo di un vascello "fantasma", totalmente immersa
nell'oscurità, aveva perso i suoi due compagni e una presenza dall'inquietante
risolino infantile si aggirava nei dintorni portando con sé formidabili folate
di vento.
Una
sceneggiatura degna di uno dei più scadenti romanzetti horror che teneva
segretamente nascosti nella sua libreria, nella sua cabina, a bordo della
rassicurante Going Merry. Quanto mai si era lasciata coinvolgere in quella
assurda avventura da quello sconsiderato di Rufy. Per seguire cosa poi? Un
tesoro inesistente! L'avidità questa volta le aveva riservato davvero un triste
e sadico scherzetto. Allungò una gamba, cercando di rilassarsi il più
possibile, sperando le passasse il mal di testa, quando urtò con il piede
scalzo contro qualcosa di duro. Istintivamente ritrasse il piede spaventata, ma
poi la curiosità vinse la paura e allungando un braccio trovò di nuovo quella
cosa. Lo afferrò con entrambi le mani e si accorse che era un teschio.
Probabilmente lo stesso teschio che aveva fatto allontanare Rufy.
Lo
avrebbe certo gettato lontano schifata in altre situazioni, ma in quell'istante
era l'unica cosa che la collegava assurdamente al suo compagno scomparso e in un
certo senso le teneva compagnia. Posizionò il teschio su una mano e cominciò a
recitare.
"Aaah
Rufy, mi dici dove sei finito?"
Trovare
la tonalità che usava il capitano non fu estremamente difficile.
"Sono
qui non mi vedi?" disse.
"E'
tutto buio… no, non ti vedo!" e con un sospiro sconsolato si posò il
teschio sullo stomaco e chiuse gli occhi. Forse se le passava il mal di testa
avrebbe potuto rialzarsi e cercare un modo per cavarsi da quella situazione.
"Sanji
aspetta, vai più piano non riesco a starti dietro!" urlava Usop,
inciampando a destra e a manca tentando di tenere il passo del compagno. Il
cuoco correva come un forsennato, da quando non aveva più sentito le urla di
Nami aveva interpretato il fatto come qualcosa di estremamente negativo, per
questo riteneva decisamente importante non perdere tempo.
Chopper
dal canto suo riusciva abbastanza bene a seguire il cuoco ma a volte impietosito
dalle urla disperate di Usop si fermava per aspettarlo, riprendendo poi a
correre non appena veniva raggiunto.
"Finiscila
di lamentarti e corri nasone!" gli ringhiò Sanji affannato dalla corsa,
senza dare segni di cedimento.
"Ma…
ma che bisogno c'è di affrettarsi tanto, Nami mica è da… da sola… ci… ci
sono… R… Rufy e Zo… Rufy e Zo… Rufy e Zo… ro con lei!" rispose
Usop in agonia.
"Idiota!
Se ha invocato il mio aiuto, significa che quei due imbecilli non hanno saputo
proteggerla come avrebbero dovuto… quando li becco li concio per le feste, non
ci sono dubbi!" esclamò Sanji aumentando l'andatura, urlando a tratti un
potente: "Nami!" sperando in cuor suo che la ragazza riuscisse ad
udire i suoi richiami e rispondere in qualche modo.
"E
cosa mai potrebbe essere in grado di mettere in difficoltà Zoro e Rufy? Se sono
in difficoltà loro, figuriamoci noi!" lo ammonì Usop, disperato. Quella
situazione continuava a piacergli sempre meno, tanto più che era già caduto a
terra un sacco di volte e temeva di essersi graffiato persino il naso.
"Finiscila
di lamentarti! Cominci a darmi sui nervi nasone, avresti potuto restare sulla
Going Merry se avevi paura, perciò zitto e corri!"
"Tsè
parli facile tu che hai le gambe lunghe!" ribattè Usop piccato.
"Non
è questione di gambe. In altre occasioni ti ho visto correre ben più veloce di
così!"
"Ah
si? Parli a vanvera!"
"No
che non parlo a vanvera nasone!" disse voltandosi, cominciando a correre a
ritroso, come un gambero.
"Si
tu parli a vanvera e smettila di chiamarmi nasone!" si irritò Usop,
perdendo però questo suo stato d'animo nel momento stesso in cui ebbe
l'opportunità di vedere l'espressione confusa dipinta sul volto del cuoco che
aveva improvvisamente smesso di correre, additando un punto alle spalle di Usop.
"O…
mio… dio!" disse semplicemente, quasi in sussurro il giovane cuoco, che
veniva raggiunto dai compagni.
"Che?
Cosa?" domandò il pirata voltandosi a sua volta, cercando nell'oscurità
la causa dello sconcerto del compagno.
"Mio
dio ma è terribile, catastrofico, non lo vedi? Non lo vedete?"
"Ma
cosa?" gli rispose Usop stridulo, ormai in panico totale. Qualunque cosa
fosse stato in grado di spaventare così tanto Sanji non era assolutamente da
prendere sottogamba.
"Scappate!
Scappiamo gente! Corri Usop coooooooooorriii!" esclamò tutto d'un fiato
Sanji, con il volto trasfigurato dal terrore, accennando uno scatto in avanti.
Usop
preso completamente alla sprovvista cominciò a correre come non aveva mai
fatto, urlando in mille dialetti sconosciuti.
Sanji
rimase fermo sul posto a guardare il portentoso scatto del ragazzo.
Chopper
gli si avvicinò perplesso.
"Non
c'è assolutamente niente alle nostre spalle!" stabilì, osservando
anch'egli Usop ormai lontano.
"Ovvio
che no!" rispose poi Sanji facendo spallucce.
Entrambi
ripresero infine a correre, consapevoli del fatto che andando avanti di quel
passo Usop avrebbe attraversato l'intero vascello e ritorno, senza nemmeno darsi
la pena di cercare Nami, troppo preoccupato a sfuggire dall'inesistente
inseguitore.
Percorsero
un lungo tratto di corridoio, lo stesso che avevano percorso in precedenza gli
altri loro compagni e fu in modo del tutto casuale e fortuito che infine
riuscirono a trovare la botola della stiva.
Usop
era in testa. Preso a correre verso sconosciute mete, non si era assolutamente
accorto del buco nel pavimento e ci era semplicemente caduto dentro, esalando un
inquietante barrito dalle inflessioni elefantesche. A nulla erano valsi i
movimenti convulsi che aveva eseguito con le braccia per tentare di trovare un
appiglio. In men che non si dica si era ritrovato steso a terra sul fondo
dell'oscura stiva.
"Usop!"
urlarono all'unisono Chopper e Sanji precipitandosi verso la botola, cercando di
scrutare all'interno.
Dal
fondo non arrivava nient'altro che qualche doloroso lamento.
"Usop
tutto bene?" gridò Sanji, più irritato per l'inconveniente che gli
avrebbe fatto perdere tempo, che non realmente preoccupato per le sorti del
nasone.
Come
risposta ricevette un altro lamento, ma poi, in un punto lontano all'interno di
quella stessa botola si elevò un grido.
"Sanji?
Sanji sei tu?"
Il
cuoco non potè che riconoscere immediatamente il timbro della voce a lui tanto
caro.
"Nami?
Si sono io Sanji!" esclamò sollevato. Dopotutto quello stupido era
riuscito a portarlo dritto dritto verso la sua adorata cartografa.
A
Nami, ancora seduta nel suo oscuro angolino, per poco non venne da piangere. Di
tutto si sarebbe aspettata fuorché di riuscire ad essere ritrovata da Sanji in
così breve tempo. Senza pensarci due volte cercò di rimettersi in piedi,
lasciando rotolare lontano il teschio che le aveva tenuto compagnia in quel
solitario lasso di tempo.
"Nami
stai bene? Riesci a vedermi? Riesci a vedere Usop lì sotto?" domandò il
cuoco, continuando inutilmente a scrutare nell'oscurità di quella botola,
irritato dal fatto di non riuscire a vedere nulla.
"No…
non vedo niente, avevo una torcia ma si è spenta! Ma sto bene, mi gira solo un
po’ la testa!"
"Ti
gira la testa?" Sanji tentò di non darlo a vedere ma in quell'esclamazione
non riuscì a celare una certa preoccupazione, in un certo senso non era sicuro
di voler sapere quello che le era successo, sperava solo non fosse conciata
peggio di quello che immaginava. Avrebbe anche voluto chiedere che fine avessero
fatto Rufy e Zoro che evidentemente non erano con lei, ma decise di dare la
priorità al recupero di Nami, ci sarebbe stato tempo più tardi per le
spiegazioni.
"Nami
allora sta ferma dove sei, ora recupero una torcia e ti vengo a prendere
ok?"
La
ragazza annuì inconsciamente poi rispose con un: "Si" e attese
fiduciosa.
Aveva
aspettato fino adesso, qualche minuto in più non avrebbero fatto differenza.
Solo la paura che si potesse ripetere il fenomeno delle folate di vento la
preoccuapava. Non avrebbe potuto sopportarne un'altra o peggio sopportare la
scomparsa di un altro membro della ciurma.
Sanji
nel frattempo aveva costruito una rudimentale torcia: a forza di calci aveva
recuperato un certo numero di assi di legno e grazie alle garze, all'alcool per
le medicazioni di Chopper e i suoi immancabili fiammiferi avevano fatto luce.
Con
la fune che si era portato dietro, trattenuta da una estremità dal potente
alce, si lasciò scivolare giù per la botola, atterrando direttamente sulla
schiena di un agonizzante Usop.
"Ahia!"
esclamò questo, dolorante, alzando una mano attendendosi un aiuto. Peccato che
Sanji lo avesse completamente ignorato e avesse preso a guardarsi intorno alla
ricerca di Nami. Non gli fu difficile idividuarla.
Poggiata
contro una parete della stiva lo attendeva poco distante.
"Nami,
tesoro mio, ecco il tuo Mister Prince!" esclamò il cuoco balzellando
felice verso la sua dolce meta, illuminando i dintorni.
"Va
tutto bene?" domandò poi, osservandola meglio. Era sporca e un po’
ammaccata ma nulla di grave.
"Si,
va tutto bene!" rispose comunque Nami accennando un mesto sorriso.
"Riesci
a camminare?" domandò di nuovo il cuoco, intuendo dal modo in cui la
ragazza si poggiava alle pareti di quanto rimanere in piedi le risultasse
faticoso.
Senza
nemmeno lasciarle il tempo di rispondere le chiese di reggere la torcia e una
volta che la rossa afferrò l'oggetto domandandosi silenziosamente cosa avesse
in mente di fare Sanji, il ragazzo la sollevò di peso, prendendola tra le
braccia.
"Così
facciamo prima!" le disse strizzandole l'occhio, incamminandosi verso la
botola.
Usop
era ancora sdraiato a terra.
"Ehi
Usop" gli si rivolse Sanji con freddezza "O ti levi o ti schiaccio,
devo portare su Nami!"
"Non
posso!" gli rispose il ragazzo a terra con un moto di stizza nella voce.
"E
perché non puoi?" domandò Sanji trattenendo un urlo.
"Perché
mi si è incastrato il naso nel pavimento!" il ragazzo infatti era caduto a
faccia in giù spiaccicandosi letteramente al pavimento con il viso. Il naso,
stranamente, aveva trovato l'unico buco nel terreno e si era andato a conficcare
proprio lì.
"Ma
sei un disastro su tutta la linea!" ringhiò esasperato Sanji, prima di
rivolgersi nuovamente a Nami.
"Senti
tesoro ce la fai a salire da sola? Ti lego alla corda e Chopper ti tira su
d'accordo?"
Nami
non potè far altro che annuire. Nel momento stesso in cui Sanji la aveva presa
tra le braccia si era improvvisamente accorta di essere esageratamente stanca e
la botta alla testa doveva aver dato un grosso contributo a quel suo strano
stordimento. Aveva solo voglia di uscire da quel vascello, di rivedere il cielo
azzurro, il suo mare e magari il suo letto. Solo quando Sanji cominciò a
legarle la fune intorno alla vita, ammonendola di tenere stretta la corda mentre
Chopper la trascinava al piano di sopra, realizzò quello che stava succedendo.
Si
vergognò di se stessa per aver anche solo per un attimo pensato solo ed
esclusivamente a sé. Rufy e Zoro erano scomparsi e lei pensava al suo
benessere, era una sciocca!
"Sanji…
Rufy e Zoro… loro sono…" tentò di articolare prima che il cuoco
strattonasse la corda per far capire a Chopper che doveva cominciare a tirare su
Nami.
"Me
lo dici dopo ok? Prima usciamo di qui e poi mi spieghi tutto per bene!"
Nami
annuì stancamente, per un attimo le sembrò di vedere dei pallini bianchi
ottenebrarle la visuale, le orecchie presero a fischiarle e poi tutto quello che
le stava attorno svanì.
"Chopper
dici che una respirazione bocca a bocca potrebbe funzionare?"
"Bè…
quella si fa se il paziente non respira… Nami invece respira perfettamente
Sanji, penso che non ne abbia bisogno!"
"Ma
sei sicuro? Magari le serve più ossigeno, per questo non si sveglia!"
"Sanji
ma sei il solito maniaco!"
"Zitto
nasone, io lo faccio per il bene di Nami, preoccupati del tuo naso
piuttosto!"
"Ti
ho già detto di non chiamarmi nasone!"
Nami
tentò di aprire gli occhi, le voci le arrivavano ovattate, come se provenissero
da un punto lontano, al di là di un vetro. Sentiva un fresco profumo di mare e
una leggera brezza le carezzava la pelle.
Aprì
un occhio e vide i suoi compagni chinati su di lei. Chopper trafficava con garze
e disinfettanti, mentre Usop sembrava un ridicolo elefante con tutta quella
garza arrotolata sul naso. Sanji fu il primo ad accorgersi che si era destata
dal suo lungo stato di incoscienza.
"Buongiorno
piccola, fatto bei sogni?" la accolse con dolcezza, posandole una mano
sulla guancia in una tenera carezza.
Le
ci volle qualche minuto per fare un po’ di chiarezza mentale. Il sole
rischiarava i dintorni, c'erano i suoi compagni e c'era lei, le cime degli
alberi però non le ricordavano per nulla quelle della Going Merry. Quello
doveva essere per forza un'altra nave. Le venne in mente una stiva e un vascello
e infine ricordò perfettamente tutto quello che le era capitato. Rufy, la sua
scomparsa, il combattimento di Zoro, lo schianto contro la parete del vascello e
il recupero di Sanji. Con uno scatto improvviso tentò di recuperare una
posizione eretta, ma un leggero capogiro le impedì di eseguire il movimento con
disinvoltura. Ci volle l'intervento di Sanji perché non ricadesse di nuovo
pesantemente a terra.
"Ehi,
ehi, non così in fretta!" la ammonì il cuoco sorreggendola per la
schiena.
Nami
si tastò la nuca e si accorse che una fasciatura le cingeva il capo e la
fronte. Chopper doveva averle medicato le contusioni dovute alla botta.
"Perché
siamo usciti?" domandò strozzata e si accorse di avere mal di gola.
"Sei
svenuta, avevi bisogno di aria fresca e Chopper aveva bisogno di luce per
medicare te e Usop!" le spiegò tranquillamente Sanji.
Nami
si limitò ad annuire, perfettamente consapevole che quella era stata la scelta
migliore per tutti in fondo. Purtroppo però non riusciva a impedirsi di pensare
alle sorti del loro capitano e di Zoro, potevano essere feriti o peggio…
"Nami…"
Usop interruppe il flusso dei suoi pensieri, costringendola a voltarsi dalla sua
parte. Solo in quel momento Nami si accorse con chiarezza delle effettive
condizioni del compagno: aveva il naso completamente fasciato da garze che
aumentavano il volume del suo naso in maniera esagerata e intorno agli occhi
aveva due grosse contusioni bluastre, nere e gialle. Le ci volle un grande
sforzo di volontà per non scoppiargli a ridere in faccia. Era più ridicolo di
quanto non lo fosse in condizioni normali.
"Dimmi…"
esclamò soffocando una risata, facendo smorfie indicibili per tentare di celare
la sua ilarità, sapendo perfettamente che in una situazione del genere era
assurdo lasciarsi andare in quella maniera ma senza poter fare assolutamente
nulla per riuscire a restare seria.
"Nami,
tesoro che hai ti senti male?" le domandò preoccupato Sanji, guardando
allarmato Chopper che invece di essere sorpreso per la reazione di Nami prese a
ridere anch'egli additando Usop, individuando immediatamente la causa delle
smorfie della ragazza.
A
quel punto nemmeno Sanji potè fare a meno di unirsi all'allegria generale e il
trio diede il via ad una lunga serie di fragorose risa.
Solo
il povero Usop, inconsapevole del suo ridicolo stato li osservava perplesso.
"Vi
siete sfogati abbastanza ora?" domandò dopo un paio di minuti, notando
quanto fosse difficile contenere quell'attacco di ridarola assassino.
"Si,
si scusa Usop!" lo rassicurò Nami asciugandosi gli occhi inumiditi di
lacrime, cercando di ritornare seria, imitata dai suoi compagni.
Usop
assunse un'aria di superiorità e poi finalmente tentò di articolare la sua
domanda interrotta poco prima, cercando di sorvolare sui singulti che ancora
aleggiavano sulle labbra dei compagni.
"A
questo punto dato che ti sei ripresa bene Nami, perché non ci racconti quello
che è successo? Che fine hanno fatto Rufy e Zoro?"
Alla
ragazza bastò udire i nomi dei due ragazzi per cessare immediatamente anche
solo di sorridere.
"Sono…
scomparsi!" disse solamente, abbassando il capo.
"Scomparsi
in che senso?" chiese Usop tradendo un tremolio preoccupato nella voce.
"Nel
senso che sono scomparsi… nel nulla, dal niente, ero con loro e poi loro non
c'erano più." Non riusciva ad articolare frasi con un senso compiuto
razionale, ma dopotutto come poteva farlo, se lei stessa ancora non riusciva a
spiegarsi quello che era successo?
Alzò
di nuovo il capo e vide l'espressione perplessa sul volto dei compagni... forse
era meglio cominciare il racconto da principio.