CAPITOLO 5
Quello che gli occhi vogliono vedere
Nami raccontò gli eventi che avevano caratterizzato quell'assurdo
pomeriggio cercando di non omettere nulla di ciò che avrebbe potuto essere
importante. Sanji, Usop e Chopper, ascoltarono in silenzio, lasciandola parlare,
piuttosto sconcertati da quello che andavano scoprendo. Usop sembrava sull'orlo
di una crisi di panico senza precedenti, mentre il piccolo Chopper, al suo fianco,
se avesse posseduto le unghie, in quei pochi minuti di racconto se ne sarebbe
trovato sprovvisto. Si masticava le mani in preda a feroce nervosismo.
Solo Sanji sembrava mantenere il suo sangue freddo, ma un attento osservatore
avrebbe potuto invece constatare che anche lui come i suoi compagni non era
affatto tranquillo: era da una decina di minuti che aveva la sigaretta accesa
in bocca, ma ancora nemmeno si era degnato di aspirare una boccata di fumo e
questa si andava piano piano spegnendo, avvicinandosi pericolosamente alle sue
labbra.
Una volta terminato il racconto, Nami si fermò e riprese fiato, scrutando
di sottecchi i suoi compagni, attendendo commenti o più remotamente la
risoluzione dei loro problemi.
"Insolito davvero!" commentò Sanji spezzando bruscamente il
silenzio che si era andato creando, accorgendosi solo in quel momento della
sigaretta semi spenta, premurandosi immediatamente ad accendersene un'altra.
Nami si limitò ad annuire e di nuovo fu silenzio.
Usop che tutto quel tempo era rimasto chiuso nelle sue paralizzanti riflessioni,
finalmente esplose.
"SIAMO NELLO STERCOOOOOOOOO!" urlò con una tonalità
tanto stridula da fare concorrenza ad un'aquila d'alta quota, alzandosi in piedi
di scatto.
Chopper sobbalzò scioccato, cappottandosi all'indietro, mentre per Nami
fu tanta la paura che prima saltò in groppa a Sanji (con somma gioia
di quest'ultimo) e poi si lanciò direttamente su Usop per punirlo della
sua insensata reazione.
"Cretino! Deficiente! Imbecille! Rimbambito!" vociava alternando un
pugno ad ogni insulto.
"Si può sapere che cavolo hai in quella testa di legno?" gli
urlò una volta che si fu sfogata, lasciando il povero nasone a terra
ancora più pesto di prima "Mi hai fatto prendere un colpo!"
"Su su calmati Nami!" tentò di rabbonirla Chopper, aiutandola
a rimettersi seduta, tastandole il polso per valutarne la salute e poi tornando
con l'attenzione a Usop per vedere in quali condizioni fosse ora.
"L'ultima cosa di cui abbiamo bisogno ora sono insulse reazioni di panico
- esclamò Sanji guardando severo Usop - o sbalzi di pressione… - guardò
amorevole Nami - qui c'è un problema che va affrontato: bisogna ritrovare
Rufy e Zoro!"
"Si e come? - domandò scettica Nami mettendosi con la schiena appoggiata
al bordo del vascello reggendosi la testa - questa bagnarola è enorme
e poi se scendiamo di nuovo rischiamo di fare la fine di quei due, sono stufa
di questa storia!"
"Si però qualcosa bisognerà pur fare!" si permise di
esclamare timidamente Chopper, raggiungendo i due dopo essersi accertato che
Usop era solamente svenuto, un po' per la paura, un po' per le percosse della
loro cartografa.
"Distruggiamo a pedate il vascello. Quei due salteranno fuori, prima o
poi!" propose tranquillamente Sanji sbuffando fumo grigio nell'aria.
"Si certo… e intanto Rufy annega e Zoro ci rimane secco. Saranno pure due
fuori del comune ma distruggergli addosso un intero vascello non mi sembra la
soluzione migliore!" sospirò Nami, schermandosi gli occhi per guardare
in cielo.
"E allora io non vedo altre soluzioni se non quella di tornare là
sotto e cercarli!" spiegò il cuoco, rialzandosi in piedi.
Persino Nami non riuscì ad elaborare altre soluzioni e sebbene fosse
l'ultima cosa che avrebbe voluto fare, si decise a seguire il ragazzo nell'ennesima
missione e si rialzò in piedi anch'ella.
"No scusa, tu dove credi di andare?" domandò Sanji fermandola.
Nami lo guardò un po' stranita per qualche secondo prima di incominciare
a capire dove volesse andare a parare Sanji.
"Mi sembra ovvio che anche io sono con voi, torno lì sotto e vengo
a cercare Rufy e Zoro!"
"No mia cara, tu rimani qui con Usop e ci aspettate buoni buoni!"
la interruppe Sanji con un tono che non sembrava ammettere repliche di sorta.
Peccato che Nami non fosse abituata a scendere a patti.
"Sanji, forse sei tu quello che non hai capito, io vengo con voi, punto
e basta, non c'è niente da aggiungere o da ribattere!"
Sanji spalancò gli occhi colpito da tanta risolutezza e per poco non
fu sul punto di cedere esclamando un: "Mio dio questa donna quanto è
affascinante quando fa la cocciuta!" ma si riprese praticamente subito,
accendendosi l'ennesima sigaretta e sbarrando la strada alla cartografa che
già aveva cominciato la sua avanzata verso l'entrata del vascello.
"Permettimi di ribattere splendida Nami, tu resti qui!" disse atono.
"No, assolutamente no!"
"Invece si!"
"Scommettiamo?"
Se Sanji fosse stato un po' più furbo non avrebbe accettato la scommessa
della cartografa, ma quando si vide quegli splendidi occhi puntati addosso e
il suo viso così pericolosamente vicino al suo non fu in grado di ribattere
alcunchè. In men che non si dica si ritrovò a perdere ben tre
match su tre di morra cinese e a capitolare alla richiesta della cartografa
di seguirli nella missione di recupero.
"Certo che tu Sanji sai proprio come prenderla eh?" esclamò
sarcastico Chopper, scotendo il capo.
"Che ci vuoi fare? Quella donna mi ha stregato!"
Nami avanzò verso quella che era l'entrata del vascello, ben determinata,
questa volta, a non farsi prendere dal panico. Aprì la porta ma quello
che successe le impedì di mantenere fede alla sua promessa.
D'improvviso un'onda anomala scosse il vascello in modo così potente
da farlo oscillare come fosse fatto di carta.
Nami barcollò e dovette aggrapparsi ad una delle asse sporgenti della
parete per rimanere in piedi. Sorte diversa accadde ai suoi compagni. Sanji
e Chopper caracollarono a terra mentre il povero Usop, ancora incosciente, fu
sbatacchiato esattamente dall'altra parte del vascello, finendo con la testa
incastrata in un buco nel parapetto.
"Che cavolo…?" tentò di articolare Nami prima che una seconda
sessione di onde scotessero l'imbarcazione rendendola assolutamente instabile.
Non si placarono nemmeno dopo alcuni interminabili secondi.
Nami si trascinò il più vicino possibile al parapetto per scrutare
il mare all'orizzonte, ma la cosa che la lasciò più scossa era
il fatto che il mare sembrava all'apparenza una tavola piatta.
"E'… è impossibile…" articolò strozzata sporgendosi
il più possibile per scrutare il mare sotto di loro.
"Nami non ti sporgere!" le urlò Sanji cercando di appigliarsi
a qualsiasi sartia pur di raggiungere la ragazza.
"Il mare… il mare…" borbottò prima che il cuoco la raggiungesse
trattenendola per la vita, per impedire finisse fuori bordo.
"Che succede? Perché fai così?"
"Sanji guarda il mare!" lo implorò indicandogli la piatta distesa
azzurra di fronte a loro. Sanji osservò perplesso quello spettacolo.
"Ora guarda sotto di noi!" gli ordinò poi costringendo il cuoco
a sporgersi più del previsto.
Il mare si agitava solamente sotto il vascello. Come un battito cardiaco il
cui palpito provocava un'onda d'urto che si sviluppava poi in cerchi concentrici
per esplodere in mille piccole onde che si infrangevano sulla carena.
"Che diavoleria è mai questa?" esclamò Sanji spalancando
gli occhi.
"Non lo so… dio non lo so. Fino a quando mi si chiede di prevedere cambiamenti
atmosferici posso anche fare qualcosa, ma questo… è un evento assolutamente
nuovo per me."
"Inspiegabile?" si intromise Chopper sbirciando da sopra i due giovani
che avevano rischiato di cadere di sotto se lui non si fosse trasformato in
un grosso e forzuto alce per trattenerli.
"Non ho detto questo…" replicò la ragazza tornando a bordo
"Fino a prova contraria c'è una spiegazione per tutto…"
"E allora questo che significa?"
"Non ne ho la più pallida idea… non ho abbastanza elementi per elaborare
una teoria."
Sanji raccolse da terra la sigaretta che gli era caduta e se la riaccese stizzito.
"Onde anomale… vento anomalo… sparizioni anomale... che palle! Muoviamoci
a trovare Rufy e Zoro e poi filiamo via da qui! Io le cose che non conosco preferisco
evitarle!"
"Quando hai ragione… hai ragione!" lo appoggiò Nami "Allora
dunque dentro il vascello e poi fuori di nuov…" ma prima che riuscisse
a terminare la frase dalla porta che permetteva l'accesso si elevò un
grido animalesco e poco dopo sotto la pressione di una forza sconosciuta una
delle pareti del vascello venne disintegrata, scoppiando in mille frammenti.
"Che cavolo…?" articolò Sanji, parandosi istintivamente di
fronte a Nami e a Chopper, mentre una figura emergeva dallo squarcio, scrollandosi
di dosso legname e altro materiale non meglio identificabile.
"Ru… fy?" fu tutto quello che Nami riuscì ad articolare prima
di vederlo precipitare al suolo, sotto il peso di un'altra persona.
"Ragazzi!!!" si illuminarono allora anche Sanji e Chopper.
Rufy e Zoro erano tornati. Il primo era aveva evidentemente trasportato il secondo
e caracollando si era portato appresso il peso morto di Zoro, che ora lo schiacciava
al suolo.
Sanji corse verso i due compagni e aiutato da Chopper sollevarono Zoro e lo
scostarono dal povero capitano che ansimava e mugugnava frasi incomprensibili.
"Che cosa dici?" domandò allora il piccolo alce, avvicinando
l'orecchio alla bocca del ragazzo, sperando di udire qualcosa di più
di qualche incomprensibile borbottio.
"Chopper io ho… FAAAAAAAAAME!" esclamò allora il capitano,
rigirandosi sulla schiena, trattenendosi lo stomaco brontolante.
"Ok, Rufy sta benone!" constatò allora il dottore, lasciando
a se stesso il capitano per portare le sue cure a Zoro.
Nami era rimasta in disparte tutto quel tempo, con il fiato sospeso. Rivedere
in maniera così inaspettata i compagni dispersi la aveva messa in una
situazione difficile da gestire. Si era talmente tanto preoccupata per loro
che ora, sebbene provasse un così profondo sollievo nel rivederli, aveva
anche una voglia matta di rimproverarli, di riempirli di botte fino a che non
sarebbe riuscita a sfogare tutta la rabbia che provava nei loro confronti per
averla fatta preoccupare così tanto.
Aveva passato dei minuti di terribile angoscia nel ventre oscuro di quel vascello,
le erano passati in mente mille pensieri negativi… aveva pensato per un brevissimo
ma terribile attimo che forse non li avrebbe mai più rivisti. Aveva temuto
per la sua e per la loro vita… ma adesso erano tornati. Per questo motivo si
aggrappò al parapetto della nave, socchiuse gli occhi concesse alle sue
gambe di cedere. Ora che l'adrenalina che aveva in circolo cominciava a scemare
chissà perché ma le veniva da piangere come una bambina.
"Accidenti, ma che cacchio si è fatto alla gamba?" l'esclamazione
di Chopper la riportò alla realtà e la costrinse a guardare in
direzione dei compagni affaccendati attorno allo spadaccino. Rufy si era messo
a sedere e seguiva le operazioni con eccessiva serietà.
"L'ho trovato così, in mezzo ad uno dei corridoi di sotto…"
spiegò risistemandosi il cappello di paglia che gli si era sfilato di
dosso "Ho pensato che fosse meglio uscire all'aria aperta. Era pallido."
"Certo che è pallido, ha perso una quantità spropositata
di sangue!" singhiozzò Chopper, cominciando a tagliare il pantalone
di Zoro, proprio sopra la ferita dalla quale continuava a sgorgare sangue.
"Che novità…" commentò Sanji grattandosi la nuca "Come
avete fatto a ritrovare la strada là sotto? Non c'è luce!"
Rufy fece spallucce.
"Non lo so, io mi sono perso, ho girato in circolo per un po', con Zoro
svenuto sulle spalle, quando mi sono rotto ho cominciato a correre e disintegrare
pareti!"
"Tecnica rude, ma efficace!"
Rufy sorrise, ma poi tornò con l'attenzione allo spadaccino.
"Non è niente di grave, vero?" chiese. Solitamente le ferite
di Zoro non lo preoccupavano eccessivamente, ma quella non sembrava una ferita
qualsiasi, il sangue continuava a fluire, e lui era così pallido e freddo.
Gli era persino sembrato così strano trovarlo svenuto in mezzo al nulla,
con le spade ancora sguainate, strette tra le mani.
"Non… non lo so! Accidenti, non riesco a vedere bene!" disse Chopper
leggermente allarmato. Era tutto scombussolato, non riusciva a ragionare bene,
tanto più che le ondate che scotevano il natante continuavano ininterrotte,
dondolandoli in una nauseabonda altalena "Non vorrei sbagliarmi ma ho paura
che si sia reciso una qualche arteria… e se così fosse…" si fermò
come se dire quelle ultime parole gli costasse una fatica del diavolo "…
ho paura che ci sia ben poco da fare!"
"Non diciamo sciocchezze!" esplose allora Nami, recuperando tutto
il suo sangue freddo. Si avvicinò al gruppetto e si chinò su Zoro,
cercando di vincere la nausea che le dava la vista di tutto quel sangue.
"Ho visto Zoro venire tagliuzzato, affettato, tagliarsi da solo gambe e
braccia! Come credete possibile che un tagliettino da nulla possa anche solo
essere per lui una minaccia mortale?"
"Ma Nami… il sangue…" sussurrò Chopper "E poi è
svenuto…"
"Chopper mi vuoi spiegare che ti prende? Sei o non sei un dottore? Dove
è finita la tua professionalità?" lo rimproverò la
ragazza sotto gli sguardi attenti di Rufy e Sanji.
Il piccolo alce scosse la testa, come per scacciare un pensiero fastidioso,
ma non rispose.
E fu allora che si sentì un sibilo impercettibile.
"Chopper…" Zoro aveva aperto leggermente gli occhi e si guardava attorno,
tentando miseramente di alzare il capo per rendersi conto di quello che stava
succedendo.
"Zoro!!! Ma allora sei sveglio!" esplosero all'unisono Rufy e Chopper,
indecisi se scoppiare a piangere di gioia o ridere a squarciagola.
Il primo optò per la risata, tanto allegra quanto liberatoria. Il secondo
si lasciò sfuggire qualche lacrima.
"Certo che sono… sveglio… con tutto il baccano che state facendo…"
disse, prima di richiudere gli occhi e ributtare la testa indietro sul pavimento
cencioso.
"Le ultime parole famose…" commentò Sanji serafico, senza però
nascondere il sollievo che gli aveva dato il risveglio di Zoro.
"Non dormo…" riprese a parlare a sorpresa lo spadaccino con voce flebile
"Mi sto rilassando. Solo che…"
"Solo che?" domandò allora Chopper, gettandosi su di lui con
apprensione.
"Solo che se non fermate immediatamente il sangue dalla mia coscia mi sa
che per riprendermi… mi toccherà dormire per un mese intero! Chi la sente
poi Nami?"
La ragazza sentendosi chiamata in causa sorrise. Fece un cenno a Chopper e il
piccolo questa volta annuì risoluto. Ora che sapeva che Zoro stava bene…
o quantomeno meglio di quanto non pensasse, aveva recuperato tutta la sua freddezza
di dottore. Freddezza che aveva perduto nel momento stesso in cui aveva sentito
vacillare la speranza di aiutare uno dei suoi più cari amici.
Si asciugò le lacrime e si mise immediatamente all'opera con garze e
ferri del mestiere. In poco tempo riuscì a fermare parzialmente l'emorragia.
"Così terrà per un po'… ma dobbiamo portarlo sulla nostra
nave. Lì ho gli strumenti adatti per ricucirlo a dovere!" dichiarò
Chopper, ripulendosi gli zoccoletti sporchi di sangue su di uno straccio ormai
carminio.
"Bene, allora recuperiamo anche Usop e scendiamo da questo lurido vascello!"
esclamò Sanji rimettendosi in piedi, pronto a sollevare lo spadaccino.
Anche Rufy si levò in piedi e raggiunse la cartografa che durante le
operazioni di Chopper aveva deciso di allontanarsi nuovamente per cercare una
presa più solida contro il parapetto.
"Dove ti eri cacciato?" gli domandò la ragazza, con aria di
rimprovero. Non ci mise molta convinzione però. Il sollievo di riaverlo
lì con loro era ben più forte ora della voglia di sgridarlo.
"A dirti la verità non saprei, mi sono allontanato per recuperare
il teschio e sono finito in un'altra stanza… non vi ho più visti."
Nami annuì.
"L'importante è che sei tornato… e hai trovato Zoro!" esclamò
accennandogli lo spadaccino che veniva aiutato ad alzarsi da Sanji.
"Ma cosa si è fatto?" chiese Rufy grattandosi la fronte bagnata
di sudore.
"Qualcuno ci ha attaccati là sotto…"
Gli occhi di Rufy si spalancarono per la sorpresa.
"Qualcuno che però non siamo riusciti a vedere… Zoro lo ha inseguito,
ma poi…"
Nami non riuscì a finire la sua frase, una nuova ondata scosse inaspettatamente
il vascello e li fece cadere tutti quanti a terra.
"Ma che cavolo sta succedendo, me lo volete spiegare???" strillò
Sanji al limite della sopportazione.
Il vascello prese ad oscillare più forte e quando ormai le paure di tutti
si erano riunite nel pensiero generale che di lì a poco quella grossa
nave sarebbe affondata ecco che invece si sollevò. Come se sospinta in
alto da qualcosa di sconosciuto e immenso.
"Che diavolo…?" Sussurrò Usop riprendendosi solo in quel momento
dal torpore, solo per ricominciare a gridare spaventato da quella nuova assurdità.
"Il cielo si avvicina!" esclamò Rufy guardando in alto.
"Cretino!" lo apostrofò aspramente Nami "Non è
il cielo che si avvicina, siamo noi che ci stiamo sollevando!"
"E… come?" domandò Rufy tentando di rialzarsi.
La cartografa fece un enorme sforzo per provare ad aggrapparsi al parapetto
e quando ci riuscì, si sollevò con le braccia, nonostante le oscillazioni
ora fossero più violente.
"Che stai facendo Nami?!" le gridò dietro Sanji che aveva lasciato
andare Zoro, che ora imprecava nella sua lingua natia mille e più improperi
rivolti all'indelicato cuoco.
Ma la cartografa non riusciva o proprio non poteva rispondere, si era fossilizzata
con le braccia aggrappate al parapetto, il viso rivolto vero l'esterno del vascello.
Sembrava una statua di cera tanto era immobile nonostante le oscillazioni.
"Nami?" la richiamò allora Rufy che tentò di raggiungerla.
Si rizzò sulle gambe e le pungolò una spalla sperando di falla
voltare nella sua direzione, fino a che qualcosa non colpì la sua attenzione.
La nave si stava si alzando, come gli aveva annunciato Nami, ma non certo spinta
da una forza sconosciuta. La spiegazione a quell'intricato interrogativo si
stava ora dispiegando dinnanzi ai suoi occhi con una nitidezza sconcertante.
Dalla base del vascello stava emergendo qualcosa che non sembrava assolutamente
far parte della costruzione. Sembrava un isola, ricca di erbe e licheni. Ai
lati c'erano però avallamenti e strisce di terra che… si muovevano, come…
grosse pinne.
Questa rivelazione spinse Rufy ad osservare esattamente il punto in cui Nami
guardava insistentemente e fu allora che la vide. Una grossa testa, tonda come
una palla da biliardo e lucida sotto i raggi del sole che si riflettevano su
di essa. Qualche accenno di peluria spuntava nelle prossimità di due
cavità oscure ai lati che per una qualche geniale intuizione, Rufy decretò
come le orecchie dell'essere.
"Un… mostro?" disse a mezza voce, incapace di trattenere l'emozione,
senza saper decidere se essere totalmente eccitato o inorridito.
Nami represse allora un gridolino, perché, proprio in quel momento, il
presunto mostro, volse il capo tanto quanto bastava per vederlo di profilo e
tracciarne una descrizione parziale.
Era agghiacciante, la sua immagine arrivava come uno schiaffo. Aveva i lineamenti
drammaticamente identici a quelli di un uomo, sebbene grottescamente combinati
a quelli di una grossa foca. L'unico occhio visibile aveva lo stesso taglio
di un occhio umano, ma era grande, come e forse più di un piatto. Un
paio di lunghi baffi ispidi come quelli di un gatto facevano capolino al di
sopra di un paio di labbrone leporine.
"Che diavoleria è mai questa?" articolò Sanji che nel
frattempo si era portato alle loro spalle, seguito da uno zoppicante Zoro.
"E'… assolutamente… terrorizzante!" riuscì ad articolare Nami,
recuperando la voce.
Non c'erano davvero altre parole per descrivere una tale creatura. Avevano visto
miriadi di mostri dacché avevano intrapreso il viaggio attraverso la
rotta maggiore, tutti egualmente mostruosi, tutti egualmente incredibili, ma
nessuno era mai riuscito ad eguagliare il fascino magnetico e grottesco di quella
cosa.
Tutti dovettero provare le stesse identiche sensazioni perché nessun
altro ebbe il coraggio o la voglia di commentare ulteriormente. Erano come ipnotizzati.
Solo Chopper abbandonato il povero Usop ora completamente in preda al delirium
tremens, per raggiungere gli amici impietriti, sembrò non provare per
la creatura nient'altro che compassione.
"Sembra molto triste…" sussurrò avvinghiandosi il più
possibile al braccio di Zoro. La nave ora oscillava meno, il mostro aveva cessato
di emergere dalle acque.
E come per rispondere a quell'affermazione partì un fischio potente,
una nebbiolina avvolse il vascello e si levò una brezza fetida, mentre
dal ventre del vascello si udì un rimbombo potente.
"Che ha fatto?" domandò Rufy, ipnotizzato dal volto o dal muso
di quell'essere.
"Dio che puzza!" esclamò Sanji tossendo convulsamente, costretto
a sedersi per non cadere fuori bordo.
Zoro e Nami invece si scambiarono un'occhiata complice e consapevole.
"Il vento…" disse Zoro guardando a terra, come se potesse vedere attraverso
le assi del vascello, in profondità.
"Nella stiva…" concluse Nami, facendo lo stesso.
Ora si spiegavano moltissime cose.
Le folate di vento, così improvvise, così potenti e assurde. Provenivano
da quell'animale.
L'animale non era semplicemente sotto il vascello, ma era il vascello. Parte
integrante di esso perlomeno, un prolungamento del suo essere. E nella stiva
si annidava il suo polmone… o lo sfiatatoio con cui respirava.
"Cazzo, non respiro!" esclamò nuovamente Sanji, allentandosi
la cravatta e sbottonandosi tremante i primi bottoni della camicia. Stava diventando
pallido. Chopper gli fu immediatamente di fianco, mentre la strana nebbiolina
continuava a diffondersi un po' ovunque, avvolgendoli, entrando nei vestiti,
nella pelle, nelle narici.
"Devono essere le esalazioni di questa bestiaccia!" commentò
Zoro scotendo la testa per rimanere lucido. I fumi sembravano avere un effetto
narcotico.
"Non capisco cosa sia…" disse Nami sedendosi di fianco a Sanji, battendogli
una mano dietro la schiena. Anche a lei quei fumi stavano cominciando a fare
uno strano effetto "Eppure nella stiva questa nebbiolina non me la ricordo
affatto."
"Magari non la abbiamo vista noi!" esclamò Zoro continuando
a scuotere la testa "Ci si era spenta la torcia ricordi?"
Nami annuì, osservandolo attraverso le nebbie, che piano piano, finalmente,
sembravano diradarsi.
"Credevamo di essere intontiti per la botta che abbiamo avuto dopo essere
stati sbatacchiati qua e là da quel vento, ma… evidentemente le esalazioni
fetide hanno dato un bel contributo."
"Può darsi tu abbia ragione…"
"Ma di che state parlando?" domandò Rufy strofinandosi gli
occhi, rossi e irritati.
"Niente di importante Rufy, ormai è passata!" lo rassicurò
Nami, notando che ormai intorno a loro non c'era più nulla. I contorni
del vascello e delle persone erano tornati nitidi. La nebbia era scomparsa.
"Sarà passata per voi, dannazione! A me viene da vomitare!"
esclamò Sanji, alzandosi in piedi a stento. Aggrappandosi al parapetto
fece appena in tempo a sporgersi al di là della nave e vomitare.
Chopper non sapeva più da che parte andare. Da una parte c'era Sanji
che sembrava stesse per sputare l'anima, dall'altra Usop grondava bava come
un cane rabbioso, e non riusciva a capire se fosse a causa della paura o delle
esalazioni.
"Va da Usop!" lo rassicurò Nami avvicinandosi a Sanji, posandogli
una mano sulla schiena, e l'altra sulla fronte.
Il piccolo alce raggiunse barcollante il cannoniere e lo aiutò a rimettersi
seduto. Era pallido come un cencio.
"Io continuo a non capire!" disse Rufy sedendosi a gambe incrociate
di fianco a Zoro "Come mai stanno così male?"
"Fanculo Rufy!" lo apostrofò Sanji roco "Non tutti hanno
il fisico che hai tu!" e fu scosso dall'ennesima ondata di nausea.
"Non so… forse perché per loro è la prima volta che respirano
questa aria…" tentò Zoro facendo spallucce "Tu, Nami ed io
ne abbiamo avuto un assaggio giù nella stiva, credo!"
"Si esatto!" lo appoggiò Nami, "Evidentemente non era
una dose massiccia come questa… e ci siamo, come dire, assuefatti un po'…"
"Come per i veleni?" domandò Chopper tossendo. Anche lui non
sembrava godere di perfetta salute.
"In che senso?" chiese Rufy nuovamente senza capire.
Chopper scosse la testa, ma non riuscì a rispondere, troppo preso a controllare
il suo stato di salute.
"Credo che Chopper intenda fare un confronto Rufy" gli venne in aiuto
Nami "Si dice che ci siano persone che per immunizzarsi dagli effetti di
un veleno, ne ingoino una minima dose ogni giorno, per integrarli con l'organismo,
fino a che non ottengono l'immunità da tale veleno. Noi aspirando le
esalazioni in minima parte, prima, giù nel vascello, abbiamo evidentemente
risentito meno di queste un po' più potenti."
Rufy annuì, anche se dal suo sguardo non sembrava avesse capito granchè.
"Va bene, gente, io credo sia arrivato il momento di levare le tende…"
esclamò Zoro, rimettendosi in piedi a fatica, usando una delle sue spade
come appoggio. "Sono stufo di questo posto, e quel coso li…" disse
indicando le testa dell'essere che ora si muoveva a destra e a sinistra in maniera
strana "… mi fa senso!"
"Non dovresti dire così, Zoro!" lo rimproverò Chopper
lasciando solo Usop che piano sembrava riprendersi, raggiungendo lo spadaccino
con sguardo mesto "Ti ricordo che anche io sono un essere che può
fare… senso!"
"Tu non fai senso Chopper!" esclamò Nami, abbandonando Sanji
che si asciugava la bocca con un fazzoletto pescato da chissà dove.
"No? Bè, comunque sono uno strano essere… per anni sono stato considerato
tale… e vi assicuro che non è una bella sensazione. Non so, credo che
questi siano gli stessi sentimenti che prova… lei!"
"Lei???" esclamarono all'unisono tutti quanti, compreso Usop che era
quello che aveva capito meno di tutti della situazione ma che si unì
al corale per una sorta di solidarietà.
"Si lei… credo, credo che sia una femmina!" disse Chopper, arrampicandosi
al bordo per guardarla nuovamente.
Sanji sbuffò innervosito.
"Sarà anche una lei… ma la signora non ci ha certo dato un caloroso
benvenuto!"
"Forse no, ma… evidentemente non ha altri modi per esprimersi." Chopper
come previsto era quello che più di ogni altro aveva capito quello che
stava girando per la testa di quell'essere. Essendo lui stesso in parte un animale
aveva effettuato una sorta di connessione mentale con lei, non c'erano dubbi
che la sua situazione gli ricordasse drammaticamente la sua, prima di venire
accettato come aiutante e amico dal buono e generoso dottor Hillk.
"Immaginate come deve essere. Tutta sola, nelle profondità di un
mare così vasto… così orrenda, secondo i canoni tradizionali di
bellezza…"
"Chopper…" sussurrò Nami, preoccupandosi per il piccolo, avvicinandoglisi
come per dargli conforto. Rufy rimase fisso ad osservare l'essere. Anche se
non sembrava, dal suo sguardo vacuo, lui riusciva a percepire e capire la sua
solitudine e sentiva nascergli dentro un sentimento di compassione mai provato
prima.
Peccato che successe qualcosa che per l'ennesima volta sembrò portar
scompiglio nella giornata di tutta la ciurma, troncando bruscamente quel momento
inquieto e malinconico.
Il cielo divenne scuro, come se improvvisamente fosse calata la notte. Nuvoloni
grigi e massicci, carichi di elettricità si ammassarono sul vascello
avvolgendolo come in una morsa soffocante.
"Che… succede? Che succede???" esclamò Usop saltando in piedi
come punto da un ago, correndo verso i suoi compagni.
"Il cielo, il cielo si è fatto scuro!" esclamò Nami
osservando sopra le loro teste, con gli occhi sgranati per la paura.
"Il cielo?" domandò Zoro alzando la testa "Io non vedo
nien…"
"Cosa sta facendo??? Cosa fa?" urlò improvvisamente Sanji,
arretrando di qualche passo, sul viso aveva dipinta un espressione di puro terrore
"Allontanati! Vattene via!"
"Sanji ma che…?" domandò Zoro, mentre Usop colto dallo stesso
identico sentimento di panico, caracollava all'indietro, nel vano tentativo
di arretrare.
"Niente panico! Niente panico!" continuava ad urlare isterico, mentre
grosse lacrime prendevano a scendergli giù per le guance.
Rufy allungò una mano per toccarlo, cercando di capire quello che gli
stava succedendo, prima di venir scosso da un brivido freddo.
Il mostro aveva allungato il collo, si era voltato, mostrandosi finalmente in
tutta la sua deformità. Si piegava si loro, grande e immenso, aprendo
e chiudendo quella sua enorme bocca senza denti, mostrando una lingua lunga
e viola.
"Ci vuole mangiare!" urlò qualcuno, ma Rufy non riuscì
ad individuare la fonte di quel grido, era immobilizzato, non riusciva a muovere
un muscolo, attendeva di vedere come si sarebbe conclusa quella assurda vicenda.
"Rufy! Rufy!" quella era la voce di Zoro, ma gli arrivava da lontano,
troppo lontano.
Lo spadaccino scoteva il capitano, tentando di farlo riprendere. Aveva cominciato
a scendergli del sangue dal naso e non sembrava avere nessuna reazione. Non
era normale vederlo in quelle condizioni, Zoro lo sapeva bene.
"Che diavolo ti prende?" gli chiese. Lo spadaccino non aveva ancora
assaporato l'orrore, non poteva capire, ma non ne fu risparmiato, non era nei
piani che venisse escluso.
E alla fine lo vide. Quel mostro… e quegli occhi, grandi e smisurati, fissi
nei suoi.
"Che vuoi? Lasciaci in pace!" gridò prima di vedergli aprire
le labbra e avventarsi su di lui, afferrargli la gamba tra le sue immense fauci
e strappargliela di netto.
Strano, non sentiva dolore. Ma un fiotto di sangue cominciò a schizzare
sul ponte e imbrattare tutto intorno.
Urlò forte, come forse non aveva mai fatto in vita sua, senza sapere
perché lo facesse se non sentiva dolore, mentre osservava la sua gamba
sparire nella profonda gola dell'essere. L'unica cosa che riuscì a pensare
era che non avrebbe più rivisto la sua gamba. Magari avrebbe potuto farsi
fabbricare un arto di legno da Usop, tanto lui sapeva fare tutto.
"Zoro? Zoro che hai?" Nami gli si avvicinò correndo, lasciando
il piccolo Chopper che aveva preferito correre da Usop.
Lo spadaccino fissò il suo sguardo su di lei, senza però realmente
vederla. Ne percepiva la presenza certo, ma non la sua materiale consistenza.
"La gamba…" disse semplicemente, lasciandosi vincere da uno strano
torpore.
Nami cercò di capire, abbassò lo sguardo, ma non vide nulla, aveva
la vista appannata. Per lei era troppo complicato cercare di ragionare mentre
sulle loro teste le nuvole sembravano sul punto di esplodere.
"La… gamba? Cos'ha la tua gamba? Io non vedo niente!" ma il mostro
non poteva risparmiare anche lei, non dopo quello che aveva fatto a tutti gli
altri.
Le nuvole brontolarono rumorose sopra le loro teste e un fulmine partì
da una di esse scagliandosi su Nami.
La ragazza si sentì avvolta da una luce accecante e mille stelle cominciarono
a fluttuargli intorno in un'esplosione di bagliori. Pensò ai mandarini
e a quanto avrebbe preferito essere sul ponte della sua Going Merry, a respirare
l'aria del mare e degli agrumi maturi.
Nota: E finalmente dopo mesi e mesi di lambiccamenti mentali ho trovato una
soluzione… questa storia rischiava di non finire, meno male mi si è risvegliato
il neurone… sarà la primavera, come gli orsi esco dal letargo e torno
a vivere.