ISLA DE MUERTE
CAPITOLO 2
Robin comparve qualche ora dopo, dalle scale che
portavano alle cabine, con in braccio un vecchio libro dalla copertina rossa
finemente rilegato. Stava sfogliando rapidamente le pagine avvicinandosi al
resto del gruppo che la guardava incuriosito.
"Ecco qua!" esclamò poi d'un
tratto sbattendo il testo sul tavolo della cucina, ormai libero della
refurtiva.
"Come pensavo" disse poi indicando con un dito il centro di una
pagina ingiallita e stropicciata.
Nami e gli altri le si fecero intorno per
tentare di capire a cosa si stesse riferendo o almeno sbirciare cosa stesse
indicando: due grossi disegni dipinti a mano che ritraevano sommariamente il
carillon e la ballerina.
"El carillón de Jaime.- lesse Nami scorrendo
sul foglio con un dito - A quest'oggetto all'apparenza insignificante, sono
legati alcuni degli eventi misteriosi che da sempre hanno caratterizzato i
racconti su una delle leggendarie isole della Rotta Maggiore. Quell'isola che
tutti sanno che esiste ma che nessuno in realtà sa dov'è, se non per chi ne
possiede la chiave. E' impossibile, a quanto si racconta, infatti, arrivarci
utilizzando un normale Logpose e non esistono Eternalpose che possano indicarne
la posizione... "
"WOW! CHE FORZAAA! UN'ISOLA INTROVABILE????" scattarono
evidentemente eccitati da quelle parole il giovane capitano, Usop e Chopper
pregustandosi l'idea di mettere piede in un luogo sconosciuto e misterioso. I
loro occhi già brillavano all'idea.
"Frenate gli entusiasmi voi, se è
introvabile, anche volendo come ci arriviamo?" chiese Sanji soffiando via un po'
di fumo dai polmoni, avendo intuito l'intenzione dei compagni di esplorare quel
luogo ignoto.
I tre sconsolati e visibilmente delusi, interruppero lo strano
balletto propiziatorio, improvvisato al centro della stanza.
"Aspettate...
qui c'è dell'altro - riprese Nami - Pare che la soluzione delle coordinate
per trovare l'isola sia nascosta proprio in questo carillon e che l'oggetto
stesso sia uno strumento di navigazione al pari di un Eternalpose...
"
"Abbiamo la chiaveee!!!" ripresero a gridare i tre nuovamente
speranzosi.
"Quel pezzo di legno? Uno strumento di navigazione?" chiese Zoro
buttando uno sguardo scettico alla scatoletta.
"Così c'è scritto. Anche se
nemmeno io riesco ad immaginare come possa un carillon con tanto di ballerina
danzante, indicare una qualunque rotta." rispose Nami dubbiosa.
Robin che
intanto aveva sollevato la scatola dal centro del tavolo e fatto nuovamente
scattare il meccanismo che permetteva alla ballerina di mostrarsi, iniziò a
studiarla attentamente, portandosela davanti al viso.
"Avete notato la strana
posizione delle gambe?" chiese dopo un po', attirando l'attenzione dei
presenti.
"La gamba destra è sollevata ad un'altezza che forma 90° con
l'altra." Disse, seguendo con un dito il profilo della ballerina "E guardate..."
continuò, appoggiando la scatola sulla superficie liscia del tavolo e facendo
girare la base legnosa del carillon lentamente, in senso antiorario: la gamba
della ballerina continuava ad indicare la stessa direzione. Nonostante la
rotazione, tornava ad indicare sempre lo stesso punto.
"Che mi prenda un
colpo!" esclamò Sanji, dando voce al pensiero comune, lasciandosi sfuggire per
un attimo la sigaretta dalle labbra.
"Ecco spiegato come fa ad essere uno
strumento di navigazione! Nami, non c'è scritto altro su quel libro?"
"No,
niente. Il paragrafo termina dicendo che la scatoletta è andata perduta molto
tempo fa e che per questo è diventata quasi una leggenda poiché sono anni ormai
che non se ne sa più niente. Gli studiosi la ritengono una delle tante storie
legate all'era dei pirati."
"Peccato" disse Sanji, prendendo la sigaretta
caduta e infilandosela di nuovo tra le labbra, affrettandosi a
riaccenderla.
"Maledetti piratucoli da strapazzo!" grugnì il
capitano del vascello, sbattendo la mano sull'ampio tavolo di legno lucido e
facendo sobbalzare il calamaio aperto, qualche libro e la bottiglia di rhum,
vuota per i buoni due terzi. Quell'uomo rispecchiava perfettamente l'icona del
pirata classico: cappello a tre punte con falde larghe, una benda sull'occhio
sinistro, una maglia a righe orizzontali, una fusciacca legata in vita,
stivaletti con fibbia, una sciabola attaccata ad un cinturone portato a tracolla
e, a giudicare dalla serie di bottiglie vuote sparse per la cabina, uno smodato,
quanto passionale amore per la bevanda ambrata.
"Se la sono squagliata!
Fuggiti, scappati! Prima ci provocano e poi tagliano la corda! E come se non
bastasse abbiamo anche rischiato di finire risucchiati! Come diavolo avranno
fatto ad accorgersi in tempo della tempesta? Stramaledettissimi figli di un
cane..." altro improperio, altro pugno sbattuto sul tavolo e conseguente
tintinnio. Erano ore ormai che esternava in quel modo il suo disappunto per
l'interruzione improvvisa del combattimento.
"Geremia! Brutto scansafatiche,
muovi quel culo enorme che ti ritrovi e vieni qua!" sbottò poi d'un tratto,
affacciandosi alla porta della sua cabina e richiudendosela subito dopo alle
spalle.
"S-signorsì signor capitano" rispose un tipo piuttosto mingherlino
che proprio in quel momento era intento a fissare una cima. Scattò in piedi, e
correndo attraversò tutto il ponte, schivando poco abilmente il resto della
ciurma, impegnato nelle riparazioni dei danni subiti dall'imbarcazione durante
la tempesta. Arrivò davanti alla porta della cabina del capitano, si fermò un
attimo sulla soglia, si aggiustò un po' la maglietta, si leccò la punta delle
dita e se la passò sulla frangia arruffata e ispida di capelli rossicci, per
appiattirla sulla fronte, prima di schiarirsi la voce e bussare un paio di
volte. "Capitan Le Chad" disse in tono interrogativo, aspettando il consenso del
superiore ad entrare.
"Entra" scandì la voce roca dall'interno.
"Mi ha
chiamato signor capitano?"
"No Geremia - disse quello nel tono più pacato e
tranquillo che gli riuscisse, mentre valutava alcune delle carte sparse sul
tavolo, seduto dietro la scrivania - avevo solo bisogno di tenere in allenamento
le corde vocali"
"Ah bene, allora torno sul ponte a..."
"Certo che ti ho
chiamato! PEZZO DI DEMENTE!!"
L'urlo arrivò inaspettato e potente, ad
un'altezza tale che i vetri tremarono e il povero mozzo non poté che accucciarsi
ai piedi della porta proteggendosi la testa, ed in particolare le orecchie, con
le braccia.
"Muoviti ora! Alzati in piedi! Sei un uomo o una piagnucolosa
donnicciola?? Vai giù nella stiva a prendere la ballerina! Forza,
scattare!"
"Ballerina? Non sapevo avessimo fatto prigionieri, capitano, né
tantomeno che si trattasse di una donna! Eppure dovrebbe saperlo che le donne a
bordo portano sfortuna!"
Il capitano si alzò lentamente dalla propria sedia e
poggiò con altrettanta flemma i palmi delle mani sulla scrivania, fissando
apparentemente lo sguardo su un oggetto del tavolo. Ad un occhio attento non
sarebbe sfuggito che stava cercando di trattenersi, ma il rossiccio non doveva
essere un tipo poi molto sveglio, infatti azzardò un: "Capitano?"
"Ma per
quale diavolaccio di un motivo... - cominciò quello scotendo leggermente la
testa, prima di alzarla con un guizzo maligno negli occhi -... mi è saltato
nell'anticamera del cervello di prenderti su questa nave, eeeh????? Non sei
altro che un buono a nulla! Dovevo essere ubriaco come un... un... non lo so
come che cosa, ma di sicuro ero completamente fuori di me! Razza di schifoso,
figlio di una baldracca malvestita! Ma porco mondo, dico io! La ballerina! Quel
cazzo di un carillon di legno marcio! Adesso hai capito? Eh? Eh??
EEEEEEEEH?????"
Il ragazzo non attese che finisse, scattò come se avesse
avuto un branco di squali famelici alle calcagna, aprì con slancio la porta e si
dette letteralmente alla fuga, sperando che l'ira del capitano o quanto meno le
sue grida non lo raggiungessero, laggiù nel buio della stiva.
Tre loschi
figuri intanto se ne stavano nell'ombra, parlottando tra loro in disparte
rispetto al resto dell'equipaggio, quando lo videro passare a razzo, seguito da
un grido di voce nota.
"Accidenti, se non sta attento un giorno di questi gli
partono le coronarie!" sospirò la prima figura, scandendo le parole mentre
lanciava in aria qualcosa di lucente e la riprendeva subito dopo al
volo.
"Già, dovrebbe ricordarsi che soffre di pressione alta" scandì una
seconda profonda voce; lo sconosciuto sedeva su una botte, piuttosto impegnato a
pulire la canna di un'arma da fuoco dal manico bianco che teneva stretta in una
mano.
"Ma sì, lo sapete che non ama quando qualcuno o qualcosa lo interrompe
mentre combatte" ribatté il terzo che al contrario degli altri, se ne stava
sdraiato con le spalle appoggiate al legno del parapetto.
"In effetti è
seccante" rispose infine il primo, conficcando con un lancio preciso, nel legno
del castello di poppa, l'oggetto che fino allora aveva fatto volteggiare più
volte in aria.
Era ormai giunta l'ora di cena e Sanji si era messo
davanti ai fornelli. Si destreggiava con la solita maestria tra pentole e
padelle, passando dal tagliuzzare e sminuzzare gli ingredienti, al ripulire il
pesce lanciandosi il coltello da una mano all'altra. Il resto del gruppo
attendeva paziente il lauto pasto, perso più o meno nelle proprie attività: Zoro
se ne stava seduto sulla panca ad occhi chiusi, Nami e Robin cercavano altre
notizie sulla ballerina e il carillon, scartabellando una pila di libroni con
scarso risultato, mentre Usop armeggiava a qualche strana diavoleria, seduto
alla sua postazione, come sempre coadiuvato dal fido Chopper che ogni tanto si
lasciava sfuggire un: "Davveeero?" a commento delle mirabolanti gesta che il
nasone raccontava.
Rufy invece, continuava a fissare imperterrito il
carillon. Non stava più nella pelle. La notizia che quel minuscolo aggeggino
potesse portarli verso una nuova fantastica avventura, lo rendeva
irrimediabilmente euforico, così se lo rigirava tra le mani fissandolo con occhi
bramosi.
"Rufy, ti avverto, se lo fai cadere e si rompe... TI STACCO LA
TESTA, CHIARO?"
Nami era stata abbastanza chiara, il carillon doveva essere
trattato con tutti i riguardi e le cure possibili; dopo tutto era l'unico
oggetto che avrebbe permesso loro di raggiungere quell'isola misteriosa la
quale, chissà, avrebbe anche potuto nascondere un tesoro. Insomma l'intera
storia faceva gola a diversi elementi della ciurma.
Ma si sa... mai mettere
in mano qualcosa di prezioso ad un tipo piuttosto distratto.
Come volevasi
dimostrare, infatti, quando il giovane si voltò verso la cartografa per
risponderle un imbronciato "Ma certo Nami, non sono mica uno sciocco!", la
scatola gli sfuggì di mano e cadde sul pavimento producendo un suono sordo.
Passò un breve istante in cui tutti trattennero il fiato, consapevoli che
entro breve sarebbe arrivata impietosa, la punizione divina.
La rossa si alzò
di scatto e guardò con tanto d'occhi la triste immagine della scatola che
giaceva semi-aperta sul legno del pavimento della cucina. Poi, avvicinandosi con
aria minacciosa, esplose.
"CERVELLO DI GOMMA! TE L'AVEVO APPENA DETTO! SE
QUELL'AFFARE SI È ROTTO COME DIAVOLO RAGGIUNGIAMO QUELL'ISOLA? INCOSCIENTE!
BUZZURRO! MANI DI RICOTTA!" Aveva stretto le mani intorno al collo del povero
capitano e lo scuoteva con violenza inaudita, avanti e indietro.
"Na-
Na-mi..."
"NON TI AZZARDARE A DIRE UNA PAROLA! SCIMUNITO! MENTECATTO! RAZZA
DI..."
Mentre lei castigava il maldestro capitano, Chopper, seppur
terrorizzato dal poter ricevere anche lui un simile trattamento se solo si fosse
azzardato ad interromperla, aveva cominciato ad indicare con apprensione il
carillon ancora sul pavimento.
Era già da qualche minuto che, gesticolando in
modo piuttosto sconclusionato, cercava di attirare l'attenzione degli altri.
L'unico che sembrò accorgersene fu stranamente Zoro che si alzò di malavoglia
dalla panca e si avviò sbadigliando verso il piccolo alce. Passò di fianco a
Rufy e Nami, senza dare particolarmente peso al fatto che la testa del suo
capitano penzolasse dietro le sue spalle, imitando il movimento di uno yo-yo, e
si chinò sedendosi sui talloni. "Qui c'è qualcosa" disse infine, afferrando un
lembo di carta che spuntava da sotto la base della scatola. Il fondo doveva
essersi aperto con la caduta.
"STUPIDO! DEFICIENTE! IO TI... Eh?" Nami smise
di sbatacchiare Rufy e con ancora le mani strette intorno al suo collo, si voltò
verso il compagno.
"Cos'hai detto?"
"Che dentro sto marciume... c'è
qualcosa" ripeté lo spadaccino alzandosi e sventolando il foglio davanti agli
occhi della rossa.
Chopper di fianco a Zoro annuiva energicamente; non era
ancora del tutto sicuro che Nami avesse placato la sua ira, perciò preferiva non
parlare.
"Sembrerebbe una mappa" azzardò Rufy che osservava i compagni dal
basso verso l'alto, dato che la testa era ancora all'altezza dei suoi
piedi.
"Una mappa?" esclamò la cartografa, lasciando la presa ed
avvicinandosi a Zoro. Rufy cadde a terra come un sacco di patate.
"Così
pare" rispose l'altro.
"Dà qua!" disse Nami, strappandogli dalle mani con un
gesto violento il foglio giallognolo e consumato che il giovane stava osservando
con perplessità.
"Prego eh!"
"A-ha" rispose lei, sventagliando con
disinteresse una mano nella sua direzione, senza staccare gli occhi dal foglio.
Poi con fare solenne lesse ad alta voce:
"Un tesoro di enorme valore,
celato in un luogo infausto. Terribili e mortali trappole, poste a sua
protezione, attendono coloro che s'imbarcheranno nella folle ricerca dell'Isla
de Muerte."
Quando finì l'interessante quanto inquietante lettura, le
reazioni della ciurma furono più o meno quelle previste.
Robin si era alzata
e l'aveva raggiunta. Usop aveva preso a dimenarsi come una serpe. Sanji era
rimasto a metà strada con una padella in mano, tra i fornelli e il tavolo. Zoro,
notando lo strano sguardo di Nami, si limitò a commentare con un "Ecco... è
partita" e per ultimo si elevò il per nulla inaspettato grido:
"Ciurmaaa!
Preparatevi si salpaaaaaaa!!! ISOLA DE MURTAAA STIAMO ARRIVANDOOOO!!"
Rufy
era scattato in piedi con negli occhi il fuoco dell'avventura, sotto lo sguardo
sconvolto di Chopper.
"Oh mioddio! Oh mioddioooo!" Geremia misurava a
grandi passi la lunghezza della stiva semi svuotata; guardandosi intorno con
ansia, vedeva casse dalla serratura forzata, giacere vuote sparse per il
pavimento, cassetti aperti e tristemente sgombri: non c'era spazio per nessun
dubbio. Li avevano completamente, irrimediabilmente, vigliaccamente
derubati.
"Ci hanno ripulito. Ci hanno ripulito. Ci hanno ripuliiiito".
Continuava a ripetere, seguendo un solco immaginario sul pavimento che di lì a
poco si sarebbe formato davvero, visto quante volte aveva attraversato la
cambusa. Ogni tanto poi si fermava e grattandosi la cespugliosa chioma,
notevolmente preoccupato, si chiedeva: "E adesso chi glielo dice al capitano?
Chi glielo dice???"; infine riprendeva a capo chino il suo andirivieni ed all'
"Oh mioddio" alternava un "Io non ce la faccio! Non ce la faccio
proprio".
Intanto sul ponte, Le Chad attendeva poco pazientemente che il
mozzo tornasse con il carillon.
"GEREMIAAAA, SCHIFOSO BALORDO CHE DIAVOLO
STAI COMBINANDOOO??? CANE ROGNOSO, QUANTO TI CI VUOLE A PRENDERE QUELLO
STRAMALEDETTO AFFARE??" gridò con quanto più fiato poté, tanto che il suo viso
prima divenne rosso e poi violaceo, tendendo infine al blu, mentre l'occhio
sinistro, non coperto dalla benda, sembrò schizzargli fuori dall'orbita.
L'equipaggio sul ponte osservò la scena interrompendo le proprie attività per un
attimo, per poi riprenderle subito dopo. Era cosa normale che il capitano si
rivolgesse loro in quel modo, perciò non si sorprendevano per niente a quegli
scatti d'ira.
Ultimamente però era più nervoso del solito. Erano mesi che
tentava di capire come funzionasse quell'arnese senza riuscirci, da quando, per
puro caso, ne era entrato in possesso. Un giorno, avevano fatto scalo su una
strana isola a forma di "ciocco di legno", abitata quasi esclusivamente da
artigiani e falegnami. Una sera, durante una partita di poker clandestino,
organizzata nel retro di una putrida bettola, Le Chad, complici una serie di
mani fortunate, o per meglio dire di bluff ben riusciti, aveva ripulito uno
strano forestiero e quello nell'ultima mano, pensando di poter recuperare ciò
che aveva perso, aveva messo sul piatto il carillon.
"Mi stai prendendo per il culo? Che cazzo me ne
faccio io di quella schifezza??" aveva ribattuto, abbastanza seccato, il
capitano.
"Quest'oggetto vale molto più di quello che non sembri" continuò il
tizio piuttosto sicuro di sè.
Le Chad allora si sollevò in piedi e con un
gesto fulmineo, piantò un coltellaccio al centro del tavolo verde, prendendo con
quel colpo anche alcune carte da gioco.
"Com'è che ho la sensazione che
qualcuno qui stia tentando di fregarmi? Non ti conviene bello! Sgancia la
grana".
"Hai mai sentito parlare dell'Isla de Muerte?" disse l'altro che non
sembrò per nulla intimorito dalla reazione del suo avversario, al contrario
degli altri partecipanti che erano già schizzati fuori della stanza.
Non
appena udì quel nome, l'occhio del pirata brillò di una luce malsana; si rimise
tranquillamente seduto e fece cenno allo sconosciuto di continuare, dopo aver
disincastrato il coltello dal tavolo.
Venne così a sapere che quello che gli
veniva offerto come posta in gioco, era il famoso carillon della leggenda. Il
carillon che avrebbe permesso di arrivare all'isola irraggiungibile quindi anche
al favoloso tesoro che teneva segreto e... bla bla bla. Dopo la parola "tesoro"
non aveva più ascoltato. Il resto non gli interessava.
"Chi mi dice che
questo sia proprio QUEL carillon?" domandò una volta che lo sconosciuto ebbe
terminato il racconto, poggiando un gomito sul panno verde e sostenendosi il
viso con una mano.
L'altro sentendosi rivolgere un quesito del genere, non
sembrò più tanto sicuro; aveva notato che il pirata lo stava fissando con uno
strano ghigno dipinto sul volto e che alle sue spalle si erano avvicinati con
fare minaccioso, due uomini, probabilmente suoi compagni. Cominciò allora a
temere per la propria incolumità.
"C-che m-motivo avrei d-di mentire?"
balbettò, tradendo così il suo timore.
"Mmm..." fece il pirata accarezzandosi
il pizzetto pensoso "Ok" disse infine, poi afferrò l'oggetto legnoso e
aggiunse:"Allora questo lo prendo io"
"Ehi ma… E la partita?" si azzardò a
chiedere il tizio, alzandosi di scatto, pentendosi subito dopo di aver fatto
quella domanda, visto che i due uomini alle spalle di Le Chad avevano già messo
mano alle spade.
"Ok ok..." disse poi rassegnato "La pellaccia è sempre la
pellaccia"
"Saggia scelta, amico. Saggia scelta" ripeté il capitano, mentre
quello lo osservava uscire dalla stanza e si lasciava cadere sulle ginocchia,
sconvolto.
"GE-RE-MIAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAAA!"
Il
giovane mozzo sembrò finalmente udire la voce del suo capo e sobbalzò come colto
alla sprovvista. In realtà l'aveva già sentito al primo urlo, ma aveva fatto
finta di niente, pur consapevole che così facendo non avrebbe fatto altro che
aumentare il livello collerico del suo superiore, e quindi anche quello della
sua punizione, non appena Le Chad avesse udito dalla sua boccuccia che tutti i
loro tesori erano stati rubati, ballerina inclusa.
Prese così a correre come
uno schizzato da un lato all'altro della stiva, quasi strappandosi i capelli:
"Mi uccide. Mi uccide. Mi uccideee".
Si fermò solo quando sentì aprire le
porte della botola della stiva con inaudita violenza; udì il capitano insultarlo
mentre scendeva le scale.
"Maledetto puzzone, non ce le hai le orecchie???
Eppure mi sono sempre chiesto se fossi un parente di Dumbo, viste le parabole
che ti stanno ai lati della testa! Quanto tempo ci vuole per trovare quella
maledetta scatola?" commentava ad ogni scalino.
Appena lo vide mettere piede
sul fondo della stiva, Geremia chiuse gli occhi tremante e si tappò le
orecchie.
"Che dio ci salvi!" sussurrò infine, attendendo
l'inevitabile.
"Che cosa...?? PORCO D'UN MONDO INFAME! MA CHE CAZZO E'
SUCCESSO QUA DENTRO??? DOVE DIAVOLO E' FINITO TUTTO IL NOSTRO
BOTTINO????"
Nami, seduta alla sua scrivania, fece scattare il
meccanismo di apertura del carillon e guardò per l'ennesima volta pensierosa la
piccola ballerina. Fece poi fare un paio di giri alla chiavetta posta sul retro
e attese che l'aria si riempisse di un dolce suono.
Aveva compreso che il
funzionamento dell'oggetto, poteva essere paragonato a quello di una bussola che
invece che puntare a nord, indicava costantemente l'ovest. Quello che però
ancora le sfuggiva, era come avrebbero fatto a trovare il tesoro, una volta
arrivati sull'isola.
Sulla mappa non era segnato nessun punto. Non c'era
nessuna indicazione, nessuna istruzione da seguire. Solo l'avvertimento sui
pericoli in cui si sarebbero dovuti imbattere e delle strane lettere scritte a
mano, sul retro della carta.
Era convinta che, anche in quel caso, per
risolvere il mistero si sarebbero dovuti affidare al carillon. Così aveva
convinto il resto della ciurma ad imparare la melodia e ripeterla in
continuazione.
Era quasi sicura che le lettere sul retro della mappa non
fossero messe lì a casaccio e che la chiave per scoprire dove esattamente si
trovasse il tesoro, albergasse proprio nella combinazione tra quelle lettere e
le note della ninnananna suonata dal carillon.
L'equipaggio sembrava aver
preso l'ordine impartito da Nami molto seriamente. Ovunque sulla Going Merry era
possibile sentire le voci dei ragazzi canticchiare sommessamente quella litania.
O quasi.
"Zoro, la vuoi finire con 'sto strazio? CI STAI
SPACCANDO I TIMPANI!" Sanji spalancò con poco garbo la porta della cucina e si
affacciò esasperato alla balaustra del castello di poppa, inveendo contro il
compagno che si stava allenando sul ponte già da qualche ora.
Zoro infatti
s'accompagnava nel sollevamento-pesi quotidiano, cantando la ninnananna del
carillon, sparando i suoi "NA NANANA" a voce terribilmente alta e per di più
sbagliando completamente intonazione.
"Se ti dà tanto fastidio, non
ascoltarmi." Rispose senza scomporsi, riprendendo l'allenamento degli arti
superiori.
"Come si fa ad ignorare il raglio di un asino?" insinuò il biondo
a mezza voce con un ghigno.
"A chi hai dato dell'asino, damerino?"
"Chi
sarebbe il damerino, zucca verde?"
"Però ha ragione lui, Zoro..." intervenne
il capitano, interrompendo il solito civile scambio di vedute tra i due
compagni, "Non azzecchi una nota!" riprese ridacchiando, mentre si lasciava
penzolare dalla polena reggendo il cappello di paglia con una mano.
"Nami ci
ha detto di cantare la canzone, giusto? Ed è quello che sto facendo!" disse il
giovane cercando di non perdere il ritmo.
"Lo sapevo! Ci vuole un musicista!"
Zoro scosse la testa, passandosi il bilancere dalla mano destra alla
sinistra.
"E adesso questo che c'entra?" chiese spiazzato il cuoco che stava
già per lanciare l'ennesima frecciatina nei confronti del non proprio intonato
Zoro, prima che il capitano se ne uscisse con una delle sue.
"Bè potrebbe
aiutarci con le note, no?" spiegò Rufy saltando giù dalla sua postazione per
attraversare il ponte e raggiungere Zoro.
"Si certo. Magari insegnando a 'sto
qua, che differenza c'è tra cantare e agonizzare" disse Sanji sistemandosi a
sedere sulla balaustra, accendendosi una sigaretta.
"CI
SONOOOOOOOOOOOOOOO!!!" la voce di Nami rieccheggiò nell'aria.
I tre si
scambiarono uno sguardo d'intesa. La ragazza doveva aver scoperto qualcosa.
Tutto l'equipaggio come se quello fosse stato un richiamo o una specie di
segnale, abbandonò quello che stava facendo e si raccolse in cucina per sapere
che novità ci fossero riguardo alla mappa.
"Ragazzi ce l'ho fatta. Finalmente
ci siamo." disse Nami soddisfatta con gli occhi che le scintillavano. Prese la
mappa e la distese al centro del tavolo, di modo che tutti potessero vederla,
poi cominciò la spiegazione.
"Ho provato varie combinazioni delle lettere che
abbiamo trovato sul retro della carta, con le note suonate dal carillon. Tutte
andate a vuoto, fino a che non ho provato con questa." Aggiunse prendendo un
foglio su cui aveva scritto, su due colonne, le lettere e le note.
"Ho
scoperto che in realtà non sono le lettere ad essere importanti, ma la loro
posizione nell'ordine alfabetico. In pratica ad ogni lettera corrisponde un
numero" chiarì scrivendo sul foglietto, accanto ad ogni lettera, il numero
corrispondente.
"Io non ci sto capendo niente" disse Rufy rivolgendosi
sottovoce a Usop, inclinando la testa su un lato, "E tu?"
"Nemmeno io, ma fai
finta di niente." Suggerì l'altro assumendo un'espressione interessata, annuendo
ad occhi chiusi, come se stesse seguendo attentamente quello che la loro
navigatrice stava tentando di spiegare.
"Così ad ogni coppia di numeri
corrispondono gradi longitudinali, mentre le note servono per trovare quelli
latitudinali" disse Robin assentendo; probabilmente era l'unica ad averla
seguita e ad aver compreso dove volesse andare a parare il discorso di
Nami.
"Esatto!"
"Quanto è intelligente la mia Naaaaaami" si lasciò
sfuggire Sanji, elogiando l'intelletto della rossa che aveva scoperto l'arcano,
con sbuffi di fumo a forma di cuore. "Ma anche Robin-chan non è da meno"
continuò rivolgendo uno sguardo ammirato all'archeologa che di rimando gli
sorrise affettuosa.
Zoro si stava già scocciando di tutto quel parlare
inutile. In fondo che gliene importava di come avesse fatto a trovare la
soluzione? La cosa importante era che ci fosse riuscita. Così poco garbatamente
interruppe lo spettacolino estemporaneo di Sanji, sperando di arrivare al
nocciolo della questione.
"Insomma Nami, lascia perdere tutte queste
spiegazioni. Dicci dove si trova il tesoro!"
Nami gli lanciò uno sguardo
tagliente, poi rassegnata commentò: "Mi dimentico sempre che ho a che fare con
un branco di teste di legno! E va bene..." disse alzando una mano e appoggiando
il dito su un punto preciso della carta "E' qui che dobbiamo andare!"
Le Chad se ne stava seduto sulla poltrona di
velluto rosso posta davanti alla scrivania, nella sua cabina. Aveva i nervi a
fior di pelle ed era più teso di una corda di violino. Chiunque in quel momento
si fosse avvicinato a lui avrebbe potuto dire addio alla propria vita, anche
solo per aver respirato troppo forte. Era per questo che il capitano, per
tentare di calmare l'istinto omicida nei confronti di qualunque essere umano gli
fosse capitato a tiro, equipaggio al completo compreso, si era messo ad
accarezzare il suo animaletto preferito, cercando di recuperare in quel modo il
proprio equilibrio psicologico.
"Eeeh Piccio... Piccio..." sospirò, mentre
con una mano prendeva la bottiglia di rhum e ne versava parte del contenuto in
un boccale di vetro. Trangugiò la bevanda senza ritegno in un'unica sorsata e si
ripulì le labbra, strusciandole sulla manica della maglia.
"Sono stati loro!
QUEI MALEDETTI" la sua voce fece un picco acuto, quando rimise sul tavolo con un
tonfo, il boccale.
L'animale che aveva in braccio, forse uno strano ghiro,
aprì stancamente un occhio e lo guardò come a volerlo rimproverare per
quell'improvviso guizzo "sonoro".
"Oh perdonami piccolo..." si affrettò
allora a scusarsi il capitano, riprendendo ad accarezzare l'animale che
soddisfatto per le scuse, aveva richiuso l'occhio e si era sistemato meglio
sulle gambe del padrone.
Il pirata prese poi a picchiettare nervosamente le
dita sul legno della scrivania, guardando attraverso la bottiglia, pensando a
quello che adesso avrebbero dovuto fare. I loro tesori era andati, la ballerina
anche. Era ovvio che fossero stati quello strano ragazzino col cappello di
paglia e la sua ciurma a derubarli, ma sfortuna aveva voluto che li avessero
persi durante quella tempesta, degna del più incavolato degli dei del mare, e
che quindi fosse impossibile anche solo pensare di poterli inseguire per
recuperare il mal tolto.
Decise allora che c'era solo una cosa saggia da
fare.
"GEREMIIIIIIIIIIIIIIIIIIIIAAAAAAAA!" gridò dopo aver preventivamente
tappato le orecchie del ghiro.
Il solito sgangherato mozzo arrivò
trafelatissimo in un batter d'occhio. Visto il cattivo umore del capitano, aveva
pensato che fosse meglio evitare di dargli un qualsiasi motivo per farlo
agganciare al pennone e abbandonarlo lì a penzolare, fino a che i gabbiani non
avessero lasciato di lui che miseri e ossei resti.
"S-ss-signor ca-capitano!"
balbettò dopo aver richiuso con delicatezza la porta alle sue spalle ed aver
tentato di mettersi sull'attenti.
"Geremia, dì a Don di riprendere la rotta
che avevamo prima d'incrociare la tempesta. Che segua la direzione del
Logpose."
Il mozzo annuì e fece per uscire quando, perplesso, tornò sui
propri passi e si voltò nuovamente verso il suo superiore.
"Ehm..."
"Bè
che fai? Non hai sentito quello che ho detto??? SCATTAREEE!" gridò sbattendo una
mano sulla scrivania. Il movimento era stato talmente brusco che il povero ghiro
si era visto catapultare a terra, senza alcun preavviso. Quindi profondamente
risentito per la sveglia imprevista, con una certa flemma si diresse verso il
divano e dopo esserci saltato sopra, si acciambellò vicino ad un cuscino
riprendendo a sonnecchiare beato.
"Sì ma... veramente io...volevo
chiederle... che ha fatto alla benda?"
"La mia benda? Che vai farneticando,
pendaglio da forca! La mia benda sta benissimo, è lì dov'è sempre stata. Sul mio
occhio sinistro!" disse l'uomo risoluto indicandosi l'occhio completamente
scoperto, dato che la benda si trovava dalla parte opposta.
"Uhm... si mi
scusi... vado" si affrettò ad assecondarlo Geremia, facendo nuovamente dietro
front ed uscendo dalla cabina.
Le Chad attese di rimanere da solo, poi,
camminando verso il centro della stanza, con voce sicura sibilò: "Questa volta
l'avete scampata. Ma giuro che se ci rincontreremo, me la pagherete cara. Oh se
me la pagherete. In mare, i conti in sospeso prima o poi vengono saldati e
allora vi pentirete di esservi messi sulla rotta di Capitan Le
Chad!"
Continua...
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