ISLA DE MUERTE
CAPITOLO 3
Usop osservava il mare all'orizzonte, sbadigliando ampiamente. Erano passati tre giorni dacché avevano deciso di seguire la rotta della ballerina, ma nonostante vento favorevole e determinazione, la fantomatica Isla de Muerte non accennava a mostrarsi.
Tanta era la noia che in un momento di sconforto il ragazzo cominciò seriamente a domandarsi se questo posto esistesse davvero o se era semplicemente una stupida leggenda in cui loro avevano abboccato come allocchi.
Improvvisamente un gabbiano svolazzando aggraziato si posò sulla sottile balaustra della coffa, ispezionando il naso di Usop.
"Che vuoi pennuto?" domandò il cannoniere, infastidito da tanta insistenza, ma nonostante tutto curioso nel notare quanto la sua presenza non fosse un problema per il grosso uccello.
Il gabbiano si scrollò di dosso qualche salata goccia di acqua e prima di riprendere il suo volo, lasciò ad Usop un delizioso regalo corporale.
"Ma che…?" articolò il nasone, osservando schifato la bianca e luccicante chiazza di sterco. "Dannato animale!! Torna indietro se hai coraggio! Come hai osato sozzare in questo modo la mia Going Merry eh???" e così dicendo estrasse agilmente la fionda che aveva legata alla fusciacca e prese la mira, più che determinato a stendere il povero volatile.
Seguì il volo del gabbiano per un lungo tratto, valutando distanza, inclinazione e poi, quando sentì che il momento era propizio… ecco che vide una lunga e chiara distesa di terra, poche miglia dritto di fronte a loro. Una visione in quell'immensa vastità azzurra.
"Oh cavoli…" esclamò abbassando la fionda "T-terra? Terraaaaaaaaaaaaaaa! Terraaaaaaaaaaaaaaaaaa!" urlò poi trattenendo a stento l'eccitazione.
La reazione dell'equipaggio fu corale. Tutta la ciurma si riunì accanto alla polena della caravella per scrutare l'isola all'orizzonte.
"E' quella l'Isla… cosa?" domandò Rufy, interrogando la cartografa che armeggiava trafelata con carillon e carte nautiche.
Sanji le offrì la schiena affinché trovasse un appoggio stabile per le sue mappe.
"Il carillon indica l'isola… però dubito si tratti effettivamente dell'Isla de Muerte. Dalle spiegazioni trovate sui libri che ho esaminato in questi giorni, dovrebbe avere un aspetto un po’ più lugubre."
"A me sembra abbastanza lugubre…" commentò Zoro socchiudendo gli occhi come volesse osservare meglio.
Nami scosse la testa.
"Comunque non è l'Isla de Muerte, di questo sono sicura. Però è anche vero che il carillon ci direzione da questa parte per cui… suppongo che quest'isola sia una tappa obbligata. Quindi sempre dritto e preparatevi allo sbarco!"
Rufy balzò in piedi sulla polena.
"Sempre dritto e pronti allo sbarco!" esclamò giusto per confermare l'ordine.
L'isola in cui sbarcarono non era effettivamente ciò che di più allegro si potesse trovare, chilometri e chilometri di praterie e deserti e sporadici accumuli di alta vegetazione.
La ciurma di Rufy attraccò la Going Merry in una baia poco lontana dal porto ufficiale e dopo essersi assicurati della sicurezza del luogo, abbandonarono la caravella, decisi a raggiungere l'unico villaggio presente in zona.
"Welcome to West City!" lesse Rufy, allungando il dito su un cartello che riportava il nome della città "Sembra un posto veramente forte."
Nami si guardò attorno, seguendo la freccia che indicava la cittadina.
"Sembra carino, sì…" disse, asciugandosi un rivolo di sudore che le scendeva giù il collo "Ma fa un caldo…"
"Ho portato delle cose che dovrebbero rinfrescarti a dovere mio dolce fiore del deserto!" esclamò Sanji, balzellandole a fianco con in mano un fazzolettino intriso di acqua.
"Profuma di mandarino!" constatò la cartografa, annusando il fazzoletto prima di asciugarsi il collo, provando una piacevole sensazione di freschezza.
"Si, mi sono permesso di usare un po’ dei tuoi frutti per fare questo distillato rinfrescante…" si gongolò il cuoco, mentre Nami gli lanciava un sorriso che lo fece andare in completo visibilio.
Zoro dal canto suo si avvicinò ad un secondo cartello, appostato poco più in là di quello che dava il benvenuto nella cittadina.
"Ehi, venite a vedere!" urlò, attirando l'attenzione dei suoi compagni.
"Ma quello sono io!" esclamò Rufy, osservando il manifestino apposto sul cartello.
"Ci mancava solo questa!" ringhiò Nami avvicinandosi, strappando la locandina con stizza.
"Non credo che facendo così risolverai la situazione, sai?" la riprese lo spadaccino scotendo la testa. Allungò il braccio e indicò almeno una trentina di manifesti di Rufy distribuiti qua e là su alberi e muri, lungo tutta la stradina che conduceva al villaggio.
Usop e Chopper si profusero in commenti eccitati.
"Sei una celebrità qui, eh capitano?" commentò Robin, avanzando dietro la cartografa che aveva preso la via per il villaggio, sradicando ad ogni passo un manifestino.
La cittadina era deliziosa nonostante il caldo. Aveva tutta l'aria di uno di quei villaggi del vecchio West: abitazioni in legno, strade polverose e gente abbigliata secondo la più comune tradizione Western. E cavalli, una quantità abnorme di cavalli, più consistente odore di sterco fresco e paglia ad ogni vicolo.
Nami aveva trovato una soluzione provvisoria per il problema di Rufy. Aveva usato un po’ della colla di Usop e, con una ciocca dei capelli, che Robin aveva gentilmente concesso, gli aveva fabbricato un bel paio di baffi finti. Non che celassero in maniera eclatante la sua vera identità, ma era già qualcosa. Inoltre gli avevano fatto rinunciare al suo preziosissimo cappello di paglia. Rufy aveva protestato come un bambino per un buon venti minuti prima di giungere al compromesso di farglielo indossare sotto il cappello di Chopper. Il piccolo alce aveva dovuto momentaneamente rinunciare al suo copricapo ed ora stava sulle spalle di Zoro, lingua penzoloni, soffocando dal caldo.
"Bene gente!" esclamò finalmente Nami, fermandosi improvvisamente nel bel mezzo della strada, fronteggiando tutti i suoi compagni.
"Dobbiamo assolutamente cercare di non dare nell'occhio in questo posto. So che è una cosa complicata vista la natura dei soggetti che fanno parte di questa ciurma, ma almeno ci dobbiamo provare. Io non so voi, ma per quanto mi riguarda preferirei passare un soggiorno tranquillo in questo posto prima di ripartire alla volta dell'Isla de Muerte, per cui ora mi seguite tutti… e ripeto TUTTI, nessuno escluso, al primo negozio di abbigliamento e cerchiamo di darci un'aria più consona all'atmosfera di questo luogo… chiaro?"
Chopper parve rianimarsi improvvisamente, mentre Usop e Rufy improvvisavano un balletto, inneggiando alla meraviglia di essere dei Cow Boys.
"Che bello quando la mia Nami da ordini così perentori alla ciurma!" la elogiò invece Sanji, portandosi le mani al cuore, sfarfallando le ciglia in estasi.
"Io credo di non avere problemi riguardo l'abbigliamento!" disse Robin scrollando le spalle, sistemandosi in testa il cappello da Cow Girl che indossava già da prima di scendere dalla Going Merry "Però in effetti rinfoltire il guardaroba non mi dispiacerebbe!"
"Io anche non ho bisogno di vestiti!" esclamò Zoro, posando a terra Chopper che si unì ai festeggiamenti di Rufy e Usop, balzellando eccitato, sotto gli sguardi dei sospettosi passanti.
"Cosa hai detto?"
Nami gli si avvicinò scotendo la testa con aria stranamente accondiscendente.
"Ho detto che non ho bisogno di cambiare i vestiti… così vado benissimo."
"Tu così non vai da nessuna parte…"
"Io così vado dove mi pare!" rincarò Zoro incrociando le braccia al petto, risoluto.
"Senti Zoro, sono già nervosa di mio oggi, e visto che non mi va di fare scenate in pubblico in un posto che già di suo pare predisposto ad ospitare scenette del genere, bè, vedi di venirmi incontro… tu ora vieni con noi e ti cambi i vestiti. Se è una questioni di soldi stai tranquillo… per una volta tanto sono propensa a concederti un prestito. Sanji, offrigli dei soldi!"
Il cuoco inarcò un sopracciglio, combattuto sul fatto di dover assecondare una richiesta della sua Nami e dover prestare danaro proprio allo spadaccino.
"Non è una questione di soldi." disse Zoro "E' solo che io non mi cambio. Sono comodo nei miei vestiti, non vedo perché mi devo conciare come un deficiente solo per mimetizzarmi tra la fauna indigena."
Nami scosse di nuovo la testa.
"Perché non sei già vestito da deficiente così?" lo canzonò non prima di aver interrotto il balletto di Usop, Rufy e Chopper, ormai degenerato ad un pigolio di grida isteriche, con un lancio ben assestato di scarpe.
"Ehi, come ti permetti?" esclamò offeso Zoro "Io non sono vestito come un deficiente!"
"Ok, ok, come dici tu! So quanto tu sia affezionato alla tua pancera e a i tuoi capelli verdeggianti, giungeremo ad un compromesso vedrai… però vieni con noi e ti cambi… o devo ricordarti che hai ancora un debito da saldare con la sottoscritta?"
Zoro digrignò i denti.
"Che debito?" domandò insospettito Sanji, mentre il gruppetto capitanato da Nami, si dirigeva verso un negozio di abbigliamento dall'aria spartana, poco distante.
"Ecco! Così siete per-fet-ti!" esclamò Nami dopo un'intera ora passata a provare riprovare capi di abbigliamento.
Il commesso, che era evidentemente più maniaco di Sanji, solo per il modo con cui aveva squadrato le due donnine della ciurma, aveva assecondato ogni più sordido capriccio delle ragazze e dopo aver dato fondo anche alle scorte di magazzino, era riuscito a vestire in maniera decente praticamente ogni elemento del gruppo, Chopper compreso.
"Io mi sento comunque un deficiente!" commentò Zoro, guardandosi allo specchio. Indossava una lunga camicia blu notte sopra il suo solito paio di pantaloni, una nuova bandana stretta al collo e il capo ricoperto da un cappello da Cow Boy a falde larghe. La pancera era segretamente nascosta sotto la camicia. Non aveva potuto abbandonarla, nonostante le proteste di Nami che gli aveva fatto da stylist.
"Zoro, Zoro abbiamo lo stesso cappello!" gli balzellò attorno Chopper, stringendosi sulla testa un copricapo simile a quello dello spadaccino, ma più piccolo, mentre il gilet di pelle di mucca gli sbatacchiava addosso come un banderuola. Il commesso non era riuscito a trovare taglie più piccola di quella, ma il piccolo alce sembrava non avvedersene; per lui quella faccenda era già sin troppo eccitante.
Usop era forse quello che aveva osato più del dovuto.
Dicendosi più che in grado di gestire da solo la situazione, si aveva deciso di incarnare con scelte assolutamente pacchiane, la figura classica del Cow Boy: pantaloni di pelle marrone con annesse frange, stivali a punta adornati con motivi floreali stilizzati, camicia di flanella a quadrettoni, sotto un gilet di pelle nera, bandana legata al collo e, come tocco finale, abnorme cappello nero con tanto di simbolo a forma di teschio di bufalo sul davanti.
"Sei veramente un figo Usop!" lo ammirò Rufy, sfagiolandogli il suo miglior sorriso a trentadue denti. Il capitano aveva optato semplicemente per un gilet diverso dal suo, dal taglio vagamente indiano, i baffi posticci erano rimasti, mentre al cappello di paglia erano state aggiunte un paio di piume di fagiano, molto ad effetto.
"Lo so, lo so. La classe non è acqua!"
"Ma finiscila!" lo rimproverò Sanji sistemandosi alla bell'è meglio i laccetti di cuoio che aveva legati attorno al collo a mo di cravatta. Sanji non si era smentito, tra tutti era quello che ci aveva messo più cura nella scelta dell'abbigliamento. Un paio di pantaloni gessati, e un gilet della stessa fattura sopra una camicia bianca dal taglio classico. Nessun cappello per lui, gli rovinavano l'acconciatura diceva.
"Bene allora siamo tutti a posto!" esclamò Nami, guardando il commesso con aria melliflua "Quanto le dobbiamo per tutto questo?" così dicendo si passò sensualmente le mani sui fianchi mettendo in risalto la sua figura snella, fasciata nel suo completo da Cow Girl marrone. Una minigonna in pelle, un gilet e una camicia piuttosto scollata. I capelli legati per l'occasione in due trecce sbarazzine.
"Bè facendo un calcolo approssimativo direi…" esclamò il commesso, osservandola con l'aria di chi ha la salivazione ridotta a zero.
Nami fece un cenno a Robin che le porse una grossa pepita d'oro.
"Questo basta a saldare il conto?" disse Nami con voce flautata, sbatacchiando le ciglia per aumentare l'effetto.
Il commesso annuì come un ebete prima di nascondere la pepita in cassa, senza darsi la pena di controllarla.
"Ehi ma quello è il mio…!" protestò improvvisamente Rufy, notando quello scambio. Sanji lo bloccò prima che riuscisse a catapultarsi sul commesso, trascinandolo poi fuori dal negozio.
"Ma sei scemo? Volevi farci scoprire?" lo rimproverò Nami una volta che furono tutti usciti dal negozio e lontani dalla via principale.
"Ma quello era il mio sasso dorato!" si lamentò il capitano, sbattendo un piede per terra come un bimbo capriccioso. Era stato trovato tra le cianfrusaglie dei tesori della ciurma che avevano derubato giorni prima, e dacchè lo aveva scovato, Rufy non se ne era mai separato, almeno fino a quando Nami non aveva attuato una mossa degna del miglior ladro e non gliela aveva sottratta per pagare quel povero allocco di commesso.
"Lo so Rufy, ma questi vestiti sono robaccia, e non mi andava di spendere così i nostri soldi. Per cui finiscila di lagnarti. Ti troveremo un altro sasso, prima o poi!"
Rufy scrollò le spalle, incrociò le braccia e non accennò un solo passo.
"Dai Rufy, non fare il bambino!" lo sgridò Nami, esasperata.
Zoro si chinò, raccolse un sasso particolarmente grosso e lo porse al capitano che assunse un'aria compiaciuta all'istante.
"Per me?" chiese con aria festante.
Zoro annuì e il capitano riprese la marcia.
"Andiamo all'esplorazione!" esclamò precedendo i suoi compagni.
Nami osservò Zoro con un'espressione di assoluto stupore.
"Basta poco che ce vo?" si limitò a rispondere lo spadaccino con un'alzata di spalle, seguendo la scia polverosa di Rufy all'arrembaggio.
Il pomeriggio passò tranquillamente. Nami, dopo essere andata alla ricerca di informazioni e di un albergo dove poter riposare decentemente per i pochi giorni di soggiorno che avevano preventivato per la visita, raggiunse il resto del gruppo, che aveva deciso di sostare ad un saloon che dava sulla via principale del villaggio.
Non era certo un bel posto, come ogni saloon che si rispetti vi stazionava marmaglia di ogni tipo. Il puzzo di tabacco misto a quello dell'alcool e del fumo che aleggiava come una nebbiolina insistente, pizzicava le narici. Un pianista non propriamente qualificato, accennava canzoni più o meno sconce allo scalcagnato pianoforte, addossato alla parete di fondo del locale e il brusio delle voci sommesse dei presenti completava il quadro.
La ragazza si avvicinò al bancone dove stavano seduti Zoro ed Usop che si diceva pronto a tracannare più di una pinta di birra, senza però avere la benché minima intenzione di allungare una mano per raccogliere il suo bicchiere e portare a termine i suoi propositi.
"Aspetti che diventi gazzosa?" lo provocò Zoro, bevendo dal suo boccale con sommo appagamento.
"No, sto solo stimando la validità della bevanda…" rispose Usop, abbassando la testa a filo bicchiere, scrutando il liquore giallognolo al suo interno.
"E la valuti osservandola come fosse una palla da chiromante?" intervenne Nami sedendosi accanto al nasone, facendo cenno al barman di portarle un bicchiere della stessa specie di quello dei compagni.
Usop alzò la testa, inarcando le sopracciglia in un cipiglio offeso.
"Non hai mai sentito parlare di degustazione?" esclamò con aria vissuta.
Nami si portò sotto il naso il bicchiere che le era stato appena consegnato e annusò il suo contenuto con aria professionale.
"Colore nitido… profumo intenso…" si portò la pinta di birra alle labbra e ne bevve un sorso "Gusto eccellente! Questa è degustazione caro mio!"
Usop che ne aveva abbastanza delle lezioni enologiche della rossa, prese la pinta di birra tra le mani e riprese ad osservarla come fosse uno spettacolo teatrale del quale non capiva il significato.
"Usop si sta sciogliendo tutta la schiuma…" gli fece presente Zoro, ordinando un ennesimo boccale.
"Fatti gli affari tuoi!" gli ringhiò contro il nasone, stizzito.
"Come vuoi!" esclamò Zoro, con un'alzata di spalle mentre Nami si alzava per andare a raggiungere un tavolo, dove un gruppetto all'apparenza per bene, giocava una tranquilla partita a Pocker.
"Dove vai?" le chiese Zoro, sollevandosi di poco il cappello che lo stava uccidendo, asciugandosi il viso con un lembo della camicia.
"Vediamo se riesco a spennare un po’ di polli!" rispose la ragazza con un occhiolino.
"Polli? E dove li trova dei polli da spennare?" esclamò Rufy che in tutto quel tempo si era intrattenuto con Chopper e un gruppetto di giovani che giocavano a freccette poco distante "Io qui non vedo animali!"
"Rufy sei proprio un ingenuo!" lo canzonò Usop, mentre il capitano gli si sedeva di fianco e osservava ora il nasone, ora la pinta di schiumosa birra tra le sue mani.
"Che fai?" gli domandò alla fine, stufo di osservare la fissità del cannoniere.
"Degusta…" lo prevenne Zoro, sistemandosi il cappello sulla testa, alzandosi in piedi, deciso ad uscire un po’ dal locale per rinfrescarsi all'abbeveratoio dei cavalli.
"Ehi, bel giovane, dove vai? Già ci abbandoni?" disse una voce flautata alle sue spalle. Zoro avvertì il leggero tocco di una mano smaltata sulla sua spalla.
Lo spadaccino si voltò, ritrovandosi di fronte ad una donna dall'aria piuttosto provocante che gli sorrideva svenevole, sotto strati e strati di trucco.
"Ehm, avevo questa intenzione, sì…" rispose Zoro, guardandosi attorno a disagio.
"Oh ma che peccato, non hai nemmeno approfittato di tutti gli intrattenimenti per cui è famoso questo posto…" riprese la donna, sistemandosi una ciocca platinata dietro l'orecchio con aria volutamente sensuale.
"Bè… ho trovato tutto ciò che cercavo, glielo assicuro signora…"
"Denise…" esclamò la donna sfarfallando gli occhi.
"Ehm si, sign… Denise. Avrei piuttosto caldo, perciò, se permette, andrei a rinfrescarmi qui fuori!" balbettò Zoro, sperando di concludere il discorso, accennando qualche passo verso l'uscita.
"Che ne dici di salire con me al piano di sopra… ho bevande fresche e una bella vasca piena di acqua ghiacciata. Sembri teso, ti farei rilassare come si deve!"
Zoro avvertì un brivido freddo serpeggiargli su per la schiena quando si accorse che la donna lo aveva circuito, passandogli distrattamente una mano sul fondoschiena.
"Non ne dubito signora Denise, signora! Ma devo proprio andare!" e così dicendo sfuggì dalla grinfie della donna e uscì all'aria aperta, sbatacchiando la porta del locale che cigolò sinistra per alcuni interminabili secondi.
Si sedette su un traliccio di legno appena fuori dal saloon, accanto ad un grosso cavallo, ansimando.
"Dove sono andati a finire i sani principi di una volta, amico mio?" domandò al quadrupede che si limitò a nitrire qualcosa in risposta, agitando la criniera bruna.
"Full d'assi!" esclamò Nami, allungando le carte sulla tovaglia verde, mostrando il suo gioco a tutti i partecipanti della partita.
La cartografa si era infatti seduta ad uno dei tavoli più promettenti e aveva dato il via ad una delle partite di Pocker più emozionanti della stagione.
Accanto a lei, un paio di corpulenti Cow Boys dall'aria facoltosa e un paio di brutti ceffi, dall'aria imbrogliona. Polli buoni da spennare.
"Ragazzina hai una sfortuna sfacciata!" le ringhiò contro uno dei più robusti del gruppo, lanciando all'aria il suo mazzetto di carte, che rivelarono una semplice doppia coppia.
"Io la chiamerei astuzia e classe, ma se preferisci chiamarla fortuna, liberissimo, non sono una che si formalizza per i termini!" rispose la rossa, avvicinando a sé i soldi che aveva appena conquistato, sotto lo sguardo attento di Rufy che mangiucchiava un cosciotto di pollo, gustandoselo lentamente, come fosse una semplice caramella.
Sanji nel frattempo aveva guadagnato l'attenzione di una fanciulla seduta accanto al pianista che aveva improvvisato una ballata dalle strane influenze indiane.
"Che ne dici se approfittiamo del tempo regalatoci, concedendoci dei momenti di pura estasi e completa passione?" le bisbigliò ad un orecchio, causando alla donna un attacco i risolini incontrollati che risuonarono alle orecchie del cuoco come il trillo di dolci campanellini d'argento.
"Ne sarei lusingata!" rispose questa, alzandosi in piedi, prendendolo per mano, trascinandolo su per le scale che conducevano alle stanze sopra il locale.
Chopper alzò il capino, seguendo con lo sguardo i passi del cuoco che spariva al piano di sopra.
"Dove se ne va Sanji?" domandò, rivolgendosi apprensivo al vicino Usop che ancora scrutava la sua pinta di birra con concentrazione, in preda al dubbio amletico.
"Ha trovato un modo per spendere i suoi soldi…" rispose burbero.
Il barman si avvicinò al cucciolo, porgendogli un grosso bicchiere di latte e sfoderando il suo miglior sorriso.
"Va a divertirsi un po’ il tuo amico, sta tranquillo piccolino. Offre la casa!"
Chopper si rilassò in un tenero sorriso e bevve un sorso di latte, sporcandosi i baffetti.
Zoro all'esterno seguitava a sedere accanto al cavallo, passandosi sul viso e intorno al collo sudato la bandana fradicia di acqua, attinta dall'abbeveratoio.
Alzò lo sguardo solo quando si accorse dell'arrivo improvviso di Robin che evidentemente era andata in giro per conto suo per tutto quel tempo, giusto per non venir meno alla sua fama di persona asociale. Non che Zoro fosse da meno a quel punto.
"Che ci fai qui fuori? Ti credevo dentro ad ubriacarti!" disse la donna, accennando con il capo l'interno del rumoroso locale.
"Affari miei!" rispose serafico lo spadaccino, strizzando nuovamente la bandana, passandosela un'altra volta sul viso prima di legarsela attorno al collo.
Robin si limitò a lanciargli uno dei suoi enigmatici sorrisi e gli si mise di fianco, posando le mani sul traliccio su cui Zoro era seduto.
"Ho appena scoperto delle cose molto interessanti sulla nostra Isla de Muerte!" disse, guardando un punto dritto di fronte a sé "Ma penso sia il caso di aspettare di essere tutti insieme per dare la notizia!"
Zoro la guardò sospettoso.
"Qualcosa mi dice che non saranno buone notizie!" commentò, dondolando le gambe a penzoloni.
"Hai intuito ragazzone."
"E non chiamarmi ragazzone!"
Robin sorrise all'aria burbera di Zoro e si strinse nelle spalle.
"Comunque sì, pare che raggiungere l'Isla de Muerte non sia una cosa molto semplice."
Zoro si umettò le labbra, sbuffando.
"Percorso accidentato?" domandò, indirizzando il suo sguardo sulle vaste pianure che si distendevano a perdita d'occhio all'orizzonte. Il paesaggio non era dei più ospitali, niente da dire. Dopo l'esperienza a Little Garden e ad Alabasta certo il deserto e le zone selvagge non poteva spaventarli più di tanto, ma era anche vero che senza precise indicazioni e una guida non doveva essere semplice collocare l'isola che stavano cercando.
"Molto più che accidentato. Dicono che l'isola non sia situata molto lontano da qui, ma che sia praticamente impossibile raggiungerla, sebbene non sia difficile rintracciarla." Spiegò Robin emblematica.
"Cosa vuoi dire?" chiese Zoro che faticava a comprendere le parole della donna, oltretutto con la mente appannata dal caldo.
"Voglio dire che la traversata marittima da questa, all'Isla de Muerte, è pericolosissima. Non esiste imbarcazione che riesca a superare i primi metri, una volta salpato."
"Che stupidaggini vai dicendo? Cosa c'è nell'acqua? Vortici che risucchiano? Mulinelli e correnti improvvise?"
"No, acido…" rispose la donna, sventolandosi con una mano.
"Acido?" esclamò Zoro confuso.
"Sì la composizione di quell'acqua è altamente corrosiva, non c'è metallo, né legno, né plastica, né qualsiasi altro materiale che tenga! Praticamente è una difesa naturale dell'isola!"
"Ma come è possibile? Ci deve essere un modo per raggiungerla, altrimenti come si spiegherebbe la mappa, e il tesoro che si suppone ci sia nascosto!"
Robin lanciò allo spadaccino uno sguardo ammirato.
"Vedo che sei più sveglio di quanto immaginassi… "
Zoro evitò di comunciarle che il commento non gli era affatto gradito, ma quella faccenda lo incuriosiva parecchio, perciò decise di non interrompere le spiegazioni della donna.
"Dobbiamo trovare un uomo!" esclamò Robin dopo un attimo di silenzio.
"Che uomo?" domandò Zoro scotendo la testa "Guarda che tu hai un modo di parlare che non si capisce mica tanto bene! Hai mai pensato di farti dare lezioni di loquacità?"
"Da chi, da te?" rispose la donna sarcastica, allungando una mano per immergerla nella frescura dell'acqua dell'abbeveratoio.
Zoro subì il colpo senza aggiungere niente, non aveva nemmeno le forze per ribattere, aveva solo voglia di dormire giunti a quel punto della storia. Peccato che non parevano esserci posticini comodi, utili allo scopo, nei dintorni.
"Un uomo che possiede un mezzo per raggiungere illesi la nostra bella isola!" spiegò Robin passandosi una mano bagnata sul viso.
"E chi è questo tizio? Dove sta?"
"Ora vuoi sapere troppo, Zoro. Ho detto che avrei spiegato tutto quando ci saremo di nuovo riuniti, ora ho sete. Mi offri qualcosa da bere?"
"Non ci penso neanche…" rispose lo spadaccino, levandosi il cappello per usarlo a mo di ventaglio.
Robin piegò le labbra in un ennesimo sorriso e si allontanò ancheggiando, entrando nel locale rumoroso.
"Quella donna mette i brividi…" disse a mezza voce lo spadaccino, cercando l'approvazione del cavallo che nitrì in risposta.
La porta del saloon si aprì all'improvviso.
Un uomo piuttosto alto e prestante si avvicinò al bancone sedendosi nel posto appena di fianco al povero Usop. Nel locale il brusio di voci parve stranamente chetarsi. Mentre la gente osservava il nuovo venuto con timore quasi reverenziale.
"Doppio whisky, con ghiaccio Piero!" ordinò al barista che si prodigò il più velocemente possibile a dargli ciò che aveva ordinato.
L'uomo si guardava attorno con aria vigile, sotto le falde del cappello nero, come tutto il resto del suo oscuro abbigliamento.
A Chopper quella presenza sembrava assolutamente affascinante, aveva abbandonato il suo latte per osservarlo a bocca spalancata così come si osserva qualcosa di stupefacente.
"Ehi, Cow Boy, come butta?" gli si avvicinò un brutto ceffo dall'aria trasandata, raccogliendo saliva, eliminandola rumorosamente nella sputacchiera lì vicina.
L'uomo in nero gli lanciò un sorriso storto, raccogliendo al volo il bicchiere che Piero, il barista, gli aveva lanciato.
"Al solito, sono qui per rinfrescare la gola." Rispose bevendo il suo whisky tutto d'un fiato.
"Niente lavoro quindi…" si rilassò il brutto ceffo, grattandosi il mento ispido di barba nera.
"No, oggi sono qui per rilassarmi." Detto questo si volse verso Robin che stava poco distante sorseggiando un bicchiere di spremuta fresca "Ehi pupa, sei nuova di queste parti?"
La donna si volse leggermente, posando il bicchiere, rivolgendosi poi ad Usop ignorando volutamente l'uomo.
Il cow boy inarcò un sopracciglio istupidito, cercando però di non dare a vedere di esserci rimasto piuttosto male. Solitamente non era quello l'atteggiamento che le donne avevano nei suoi riguardi. Si alzò quindi, deciso a non lasciarsi trattare in quel modo da una straniera, ma qualcosa di inaspettato accadde proprio qualche tavolo più in là.
"Ragazzina tu stai barando!" sbottò un uomo gettando sul tavolo il mazzo di carte che stringeva tra le mani, alzandosi in piedi con rabbia animale.
Nami si ritrasse sulla sedia alzandosi a sua volta, poco propensa a farsi coinvolgere in qualsiasi rissa.
"Signore non mi permetterei mai di barare al gioco del Pocker, sono una persona onesta io!" proclamò con voce chiara, mentre Rufy al suo fianco veniva attirato da un mazzettino di sospettose carte che spuntavano in tutto il loro sfavillante splendore proprio nello scollo della camicetta della giovane.
"E queste?" domandò Rufy, ingoiando l'ultimo boccone di pollo, mettendo una mano tra i seni della ragazza, guadagnandosi una manata in faccia.
"Ma sei scemo Rufy???" lo apostrofò la cartografa, nascondendo le carte più a fondo, senza però poter ormai fare più nulla per placare l'ira dei giocatori al suo tavolo.
L'omone più grosso del gruppo prese un angolo del tavolo e lo ribaltò improvvisamente, con gran fragore, versando a terra carte, bicchieri, posacenere, soldi e quant'altro vi fosse presente.
"Non permetto di essere preso in giro in questa maniera!" ululò l'uomo, mentre Nami si allontanava, camminando al contrario verso il bancone, mentre altri cow boys, evidentemente ansiosi di animare il pomeriggio, avevano preso a protestare animatamente e a litigare senza alcun motivo apparente con gli altri presenti nel locale.
"Ti uccido!"
"Ti ammazzo!"
"Ti spacco la dentiera!"
"Provaci!"
Tra urla e tavoli spaccati, la rissa prese il via espandendosi per il locale come succede per la caduta inevitabile delle pedine del domino. In pochi secondi non c'era più un solo cliente che non fosse coinvolto in qualche scontro, chi urlava, chi si tirava i capelli, chi si minacciava con pistole e con bottiglie rotte, chi scazzottava e piroettava su se stesso, ricadendo pesantemente sul pavimento o sulle pareti.
"Pensavo fosse un locale più tranquillo!" commentò Robin finendo di sorseggiare la sua spremuta, mentre il povero Piero, il barista, spingeva via a suon di calci i clienti che si avventavano sul bancone, sospinti dalla rissa.
"Dalle 14 alle 16 il locale è tranquillo…" spiegò Piero, cacciando via un uomo sanguinolento e sdentato che si era accasciato sul bancone insozzandolo di rosso "Dalle 16 in poi il sangue va in ebollizione e comincia lo spettacolo!"
"E' pazzesco!" commentò Chopper atterrito ma al contempo attirato da quello strambo intrattenimento.
Un uomo raccolse da terra un individuo piuttosto magrolino e dopo averlo fatto girare sopra la sua testa, in una mossa degna della migliore tradizione wrestling, lo scaraventò lontano, facendogli attraversare in volo il locale. Trovò la via d'uscita schiantandosi contro la vetrata che dava sulla strada.
Zoro all'esterno sentì un rumore assordante di vetri rotti e pochi secondi dopo un corpo svenuto finì dritto dritto nell'abbeveratoio del cavallo, sollevando schizzi d'acqua dappertutto.
"Pare che ci si stia cominciando a divertire lì dentro!" commentò lo spadaccino, curvando le labbra in un sorriso storto.
"Nami ma che macello hai combinato?" le domandò Usop, abbandonando momentaneamente la presa alla sua pinta di birra, osservandosi attorno attonito.
"E' stata colpa di Rufy!" commentò la navigatrice, indicando il capitano che lanciava pugni a casaccio ogni qual volta un cow boy finiva sulla sua traiettoria.
D'improvviso alle grida virili degli uomini in rissa si unì quella stridente a inorridita di Sanji che scendeva in corsa come una furia dal piano di sopra, attraversando il locale come se avesse il diavolo alle calcagna.
"Sanji?" lo interrogò Usop, mentre il cuoco si nascondeva dietro le gonne di Nami accucciandosi tremante.
"Nascondetemi, vi prego, nascondetemi!"
"Ma che ti è successo? Sei mezzo nudo!" constatò la rossa, guardandolo di sottecchi, notando l'abbigliamento discinto del giovane e i capelli solitamente sempre in ordine ora ridotti ad un groviglio scomposto.
"Non fare domande ti prego, nascondimi e basta!"
Dalla stessa scala da cui era sceso Sanji apparve improvvisamente quello che poteva sembrare una donna, non fosse stato per il fatto che a parte l'abbigliamento da prostituta, rivelava una testa pelata da uomo e un petto piuttosto villoso.
"Ma quella… non era la ragazza con cui ti eri andato ad infrattare?" commentò Usop spalancando, per quanto gli fosse possibile, gli occhi, notando la parrucca rossa che il travestito stringeva tra le mani.
"Non fare domande!" lo minacciò il cuoco, riprendendo a tremare per il disgusto.
"Oh dio non mi dirai che era un uomo! Un travestito!" riprese invece il nasone, cominciando a ridacchiare come uno stupido, mentre Nami, Robin e Chopper seguivano il suo esempio.
"Non c'è niente da ridere! E' una tragedia, quello non mi molla più se mi ritrova!"
"Ma non te n'eri accorto prima che era un uomo?" fece una voce alle loro spalle mentre il gruppo si voltava a guardare Zoro che aveva deciso di raggiungere la rissa per divertirsi un po’.
Avesse potuto, Sanji sarebbe sprofondato sotto il pavimento, facendosi inglobare nelle travi di legno.
"Ho detto di non fare domande!" strillò nuovamente Sanji, mentre il travestito si avvicinava al gruppetto, inciampando però nelle sue stesse vesti, finendo dritto dritto su Nami.
"Oh, fa attenzione!" esclamò la rossa, ritraendosi, senza però poter evitare di andare a sbattere contro il bancone e facendo così rovesciare la pinta di birra di Usop che per chissà quale grazia divina era riuscita a rimanere intatta sino a quel momento.
Il boccale si spanse per il bancone, rotolando con tutto il suo contenuto proprio sulla camicia di Cow Boy che sino ad allora aveva preferito rimanere in disparte.
Un paio di brutti ceffi, accorgendosi della tragedia, si bloccarono all'istante e mentre la notizia dello sozzamento dell'uomo si espandeva per il locale, la rissa si placava sino a scomparire del tutto.
In pochi raggelanti secondi il silenzio si fece totale.
"Chi è stato?" fu la sola domanda che Cow Boy rivolse a testa bassa con una tonalità tanto minacciosa da far accapponare la pelle.
"Non lo voglio ripetere una volta di più…" aggiunse poi, alzando finalmente gli occhi, puntandoli sulla povera Nami che si guardò attorno spaesata un paio di volte prima di rendersi conto che prendersi la colpa di quella bravata non le avrebbe giovato. Alzò quindi un braccio e lo puntò sul primo essere umano che le si trovava sulla traiettoria: Usop.
Cow Boy volse la testa con una lentezza esasperante, mentre dal pubblico silenzioso si alzavano sospiri difficili da decifrare.
"Io non ho fatto niente!" fu il mormorio strozzato che Usop rivolse a Cow Boy e poi al pubblico in attesa, mentre goccioline di sudore si andavano perdendo in rivoli scomposti partendo dalle tempie morendo nello scollo della camicia.
Cow Boy gli rivolse uno sguardo assassino, si sistemò il cappello, e puntò il dito contro il cannoniere.
"Se sei un uomo seguimi, fuori da qui!" disse attendendo che il suo avversario accettasse in qualche modo la sfida.
Usop si trovò costretto a precederlo fuori del locale senza avere la possibilità di muovere alcuna protesta. Un paio di brutti ceffi gli puntavano una pistola alla tempia, non avesse accettato si sarebbe coperto di ridicolo.
"Ora ci si diverte…" sussurrò Zoro a braccia serrate sul petto, mentre Rufy osservava distrattamente Usop e lo strano tizio vestito da cow Boy che gli stava di fronte in mezzo alla piazza.
Un pubblico piuttosto fitto si era assiepato attorno alla coppia in attesa dello scontro.
"Ma cosa fanno?" domandò il capitano, rosicchiando l'ennesima coscia di pollo della giornata, pescata da chissà dove.
"Un duello…" spiegò lo spadaccino, mentre Sanji accozzato a Nami come un koala si avvicinava agli amici, scrutando attentamente i dintorni, sperando di non vedere di nuovo la brutta faccia del travestito.
"Dici che Usop se la caverà?" domando il piccolo Chopper, tirando il pantalone di Zoro per catturare la sua attenzione.
"Staremo a vedere…" mormorò lo spadaccino, mentre Robin si chinava sulla piccola renna sorridendogli.
"Non ti preoccupare Chopper, in caso contrario ci sei tu in grado di ricucirlo, no?"
"Ma cosa dici???" esclamò con orrore, portandosi le zampine sulla bocca, prendendo ad osservare i due duellanti ancora zitti e fissi come statue di sale.
Fu Cow Boy a prendere la parola.
"Lascio decidere a te la scelta dell'arma…" esclamò carezzando con audacia la sua colt, assicurata al grosso cinturone che aveva attorno alla vita.
Usop deglutì ampiamente, osservando i suoi compagni che non parevano per nulla intenzionati a dargli una sola mano.
"Bè… io avrei, la fionda!" mormorò leggermente in imbarazzo, estraendo la sua arma offensiva più efficace, mostrandola al cow boy come un tesoro prezioso.
L'uomo inarcò un sopracciglio, prima di scoppiare a ridere.
"Avete sentito? Questo pivello vuole battermi con una fionda!!" urlò, suscitando l'ilarità generale della folla, che però pareva molto forzata nel manifestare quel tipo di divertimento. Evidentemente quel tizio suscitava una sorta di strano timore nella popolazione.
Rufy inghiottì l'ultimo osso di pollo e incrociò le braccia sul petto.
"Che cosa avrà da ridere quello lì? Se conoscesse Usop saprebbe che la sua fionda è micidiale!"
"Sì, ma quel cow boy ha una pistola!" lo istruì Nami, cercando di levarsi di dosso Sanji che ancora gli era appiccicato addosso, impaurito e sudato… ed anche piuttosto eccitato.
"E che differenza c'è?" domandò Rufy per nulla preoccupato "Usop è meglio comunque…"
"Se lo dici tu!" lo assecondò Nami, lanciando finalmente un calcio a Sanji che precipitò a terra ai piedi di Robin.
"Bene!" riprese Cow Boy, terminando il suo attacco di risa incontrollato "Allora tu la fionda io la pistola, schiena contro schiena, facciamo dieci passi, finti questi ci voltiamo a spariamo! Sai come funziona, no?"
Usop di nuovo deglutì a vuoto, mentre le sue gambe cominciavano a tremare più di un budino al cioccolato. Cosa aveva fatto di male lui per meritarsi tutto quello? Nonostante tutto annuì e seguì l'esempio del suo rivale volgendogli la schiena e cominciando a camminare spedito nella direzione opposta, compiendo ampissime falcate con la speranza di allontanarsi il più possibile avendo solo a disposizione dieci passi.
"Otto…" fece il pubblico in ansia.
"Nove…" Usop cominciò ad estrarre la fionda.
"Die…" il nasone si volse più velocemente possibile, precendendo il cow boy di mezzo secondo, sparandogli addosso un'unica, letale bomba al peperoncino.
Cow Boy nemmeno ebbe il tempo di estrarre la pistola, la fionda di Usop, precisissima, aveva spedito il proiettile dritto in mezzo agli occhi dell'uomo che si trovò così a dover sopportare un bruciore allucinante e un dolore lancinante, prima di cadere a peso morto a terra, evidentemente svenuto.
Il silenzio nei dintorni si fece opprimente. Nessuno si sarebbe mai aspettato una conclusione simile, nessuno avrebbe mai dato un berry per la prestazione di quello strano ragazzo magrolino, dal lungo naso.
"Bè…" fece Rufy lacerando il silenzio con voce alta e chiara "Tutto qui?"
Zoro si strinse nelle spalle e fu allora che il pubblico esplose finalmente in urla di gioia e tripudio, mentre alcuni di loro si accanivano sul corpo del povero cow boy disteso a terra ed altri si avventavano su Usop sollevandolo sulle loro braccia, portandolo in trionfo per la via principale della città.
"Ehi ma dove lo portano?" esclamò allora Rufy, prendendo a ridere come uno scemo, mantenendosi il cappello in testa con una mano, cominciando a seguire in corsa l'orda festante.
I suoi amici si affrettarono a seguirlo, incapaci di opporsi a quella folla inferocita.
Usop nel frattempo si stava godendo tutta la sua improvvisa popolarità. Non era così felice da quando… nemmeno se lo ricordava. Stava in panciolle trasportato da una miriade di braccia sconosciute, inneggiato come un dio e il mondo era bello.
Improvvisamente però qualcosa mise fine a tutto quel paradiso. Era evidente che le cose belle e così improvvise non possono durare per sempre.
"Che sta succedendo qui?" fece una voce imperiosa di donna, mentre la folla si chetava immediatamente. Usop non ebbe nemmeno il tempo di capire quello che stava accadendo prima di trovarsi scaraventato a terra con un tonfo secco e dolorosissimo.
La folla si diradò in un attimo tra mormorii spauriti ed il nasone si trovò a fronteggiare, guardandola dal basso verso l'alto, una donna bellissima.
Lunghi capelli castani, occhi grandi e severi, una bocca carnosa e deliziosa, lineamenti fini, e un corpo da favola.
Sul suo generoso petto, strizzato in una camicia ed un gilet di cuoio, risplendeva la luminosa stella argentea dello sceriffo.
"Oh mamma…" sussurrò Nami appena dietro all'amico, portandosi una mano alle labbra.
La folla si era rapidamente diradata e gli unici presenti alla scena, rimasti nella polverosa piazza della città, erano il gruppo di Rufy e il povero Cow Boy, ancora steso a terra a pochi metri di distanza dal saloon.
"Ripeto la domanda… che sta succedendo…" disse la sceriffa altalenando lo sguardo sui presenti, dapprima severa, poi notando Zoro, spalancando gli occhi in un'espressione molto comica "… qui…?" concluse in un soffio, levandosi il cappello dalla testa, facendo dondolare sensualmente la sua chioma.
"Ecco noi…" tentò Nami, prima di essere preceduta da Sanji che si era immediatamente precipitato sulla donna inginocchiandosi al suo cospetto con tanto di cuori fumosi al seguito.
"Ma tu sei una dea scesa dal cielo per infliggerci la tua punizione, oh, sì dacci la tua…" non riuscì però a concludere che la donna lo aveva scansato di mala grazia e si era avvicinata al gruppo di Rufy, Nami e Zoro, quello a lei più vicino.
"Chi siete voi?" chiese apparentemente rivolta a tutti, osservando però semplicemente Zoro che cominciò a sentirsi leggermente a disagio.
"Io mi chiamo Monkey D…" fece per spiegare Rufy, prima che Nami gli tirasse un pestone ad un piede. Non potevano rischiare di perdere in quel modo la loro copertura.
"Gloof… lui è Moki Dei Gloof!" disse Nami, tappando la bocca al capitano che tentava di ribellarsi all'indegno storpiamento del suo nome.
"E tu… tu come ti chiami?" disse di nuovo la sceriffa, avvicinandosi sempre di più a Zoro che arretrò quel tanto che bastava per finire sul povero Chopper che urlò dal dolore e venne raccolto da Robin.
"Lui è Goro!" lo precedette Nami prima che lo spadaccino potesse commettere lo stesso errore di Rufy.
Zoro represse una smorfia di disgusto, ma non disse nulla.
"Ho come l'impressione di averti già visto da qualche parte…" fece di nuovo la sceriffa, senza prestare attenzione alle parole della cartografa, continuando, invece, ad avanzare verso Zoro con una strana luce negli occhi.
"Ah bè… ho una faccia comune…" si giustificò Zoro, mentre il gruppo ridacchiava di quella affermazione.
"Sarà anche comune, ma a me piace molto…" sussurrò la sceriffa allungando una mano come se volesse sfiorare il viso di Zoro. Lo spadaccino divenne di un colore rosso acceso e finalmente si scansò quel tanto che bastava per far vedere che non era assolutamente sua intenzione essere toccato.
"Oh, cerca di non allargarti!" la minacciò mettendo le mani su una delle sue spade, mentre Nami, Usop e Sanji, mugolavano inorriditi da quell'atteggiamento. Non poteva comportarsi in maniera così avventata proprio al cospetto della massima autorità della zona. Nami decise di prendere provvedimenti immediati, estrasse il suo bastone e assestò un colpo alle gambe di Zoro mettendolo in ginocchio.
"Lo lasci perdere! Lui non sa quello che fa! E' malato di mente!" cercò di giustificarsi, senza rendersi conto che la sceriffa aveva represso un grido di disgusto ed ora osservava Nami con ira.
"Qualificati! Chi sei? Cosa ci fate qui?"
Nami fece una smorfia e si strinse nelle spalle.
"Turisti in visita!" improvvisò, cercando di sfoggiare il suo miglior sorriso. Non fosse stato che Zoro si fosse rialzato proprio in quel momento, molto probabilmente la sceriffa avrebbe indagato più approfonditamente.
"Nami ma sei scema??" sibilò lo spadaccino, massaggiandosi le ginocchia "Mi hai quasi azzoppato!"
"Macchè azzoppato…"
"Sì lo hai quasi azzoppato!" intervenne a sorpresa la sceriffa andando incontro a Zoro "Tutto bene?"
Lo spadaccino ancora la guardò stranito ma annuì, onde evitare ulteriori rogne.
Nami roteò gli occhi, mentre Usop e Sanji fissavano la scenetta vagamente perplessi.
"La sceriffa si è presa una storta per Zoro…" mormorò Usop, avvicinando il viso a Nami cercando di non essere udito da altri.
"Si è presa cosa?" urlò Rufy, posando entrambi le mani sulle anche fissando la scena.
Nami scosse la testa esasperata quando improvvisamente le venne un'illuminazione divina.
"Usop tu sei un genio." Abbandonò il cecchino con una smorfia dipinta in viso e si avvicinò alla dolce coppietta in amore, afferrando Zoro per un lembo della camicia, facendo per trascinarlo via.
"Mi scusi sceriffa, mi permette di convenire un secondo con Goro?"
La donna sebbene piuttosto sospettosa riguardo l'atteggiamento, assentì, decidendo, nel frattempo, di dedicare l'attenzione agli altri membri del gruppetto, senza però evitare di lanciare continui sguardi omicidi ai due che si erano leggermente allontanati.
"Devi sedurre la sceriffa!" esclamò Nami, una volta abbastanza lontani, puntando un dito contro il petto del ragazzo.
"Devo fare cosa??" domandò Zoro scioccato dalla richiesta.
"Sì, sedurla! Hai capito benissimo. E' palese, le piaci… e la cosa se sfruttata a dovere verrebbe tutta a nostro favore." Disse la rossa, annuendo veemente, con un sorriso furbo disteso sulle labbra.
Zoro, senza sentire il bisogno di dire altro, fece per allontanarsi.
"No, fermati!" lo bloccò di nuovo la ragazza, parandoglisi di fronte "Per una volta tanto ascoltami. Risolveremmo un sacco di problemi!"
"Ma tu sei cretina!" ribattè Zoro facendo un gesto esplicito con una mano "Non ci penso nemmeno a fare una cosa del genere!"
Nami sbuffò infastidita, picchiando un piede in terra.
"Non sto mica dicendo che devi umiliarti, giurandole amore eterno… solo… solo assecondare per qualche secondo le sue moine e convincerla a lasciarci andare… che siamo brave persone!"
"Ma noi non siamo brave persone."
"Zoro, in momenti come questi mi ricordi Rufy."
"Senti…" riprese lo spadaccino "Non lo faccio. Puoi dire qualsiasi cosa, ma la risposta resta no. Posso tirarle una bastonata nella schiena, la stordiamo e ce ne andiamo, non è più semplice così?"
Nami non si fece molti problemi ad assestargli un cazzotto nello stomaco.
"Cretino! E così secondo te risolviamo i nostri problemi?" gli urlò contro, calmandosi praticamente subito, riducendo la sua voce ad un bisbiglio.
"Senti, scemo, abbiamo ancora bisogno di qualche giorno per raccogliere informazioni… per racimolare qualche scorta… non possiamo accoppare lo sceriffo e pretendere poi di scorazzare liberamente per il paese. Quindi, o fai quello che ti dico… o… il pugno la prossima volta finisce più in basso!"
Lo spadaccino represse un ringhio ma si lascio infine convincere, forse più per sfinimento che altro.
Tornarono a raggiungere il gruppetto dove la sceriffa, che li aveva tenuti d'occhio per tutto il tempo, li stava attendendo ansiosa.
"La sceriffa ci sta dicendo che domani sera qui in paese ci sarà una mega sagra! Il Ranocchio balestrato day!" esclamò Rufy, allargando gambe e braccia entusiasta.
"Era il Bufalo Canuto's day, deficiente!" lo corresse Sanji con una manata in fronte. "Lo perdoni… non è tanto normale nemmeno lui." Cercò con lo sguardo la donna che però si era già dileguata per avvicinare Zoro, ora decisamente più in imbarazzo di prima.
"Ci verrai anche tu? Domani sera?" gli chiese, sfarfallando le sue lunghe ciglia in estasi, prendendolo per un braccio.
Il ragazzo fece per ribattere qualcosa, cogliendo lo sguardo minaccioso di Nami, che gli mimava la sua decapitazione.
"Penso di… sì." Rispose incerto, cercando di distanziare la donna, nonostante ora gli fosse praticamente avvinghiata addosso.
"Oh bene!" si illuminò la donna "Perché io ecco ancora non ho un accompagnatore e…"
"Ma come è possibile tutto ciò?" sbottò indignato Sanji, già pronto a donarsi per la causa, guadagnandosi solo una pedata da Nami.
"Già…" riprese la donna continuando a fissare lo spadaccino "Non riesco a trovare un uomo alla mia altezza. Però… oggi deve essere il mio giorno… fortunato."
Zoro represse un gemito rassegnato, già conscio di quello che avrebbe dovuto fare.
"Onora le promesse…" borbottò a mezza voce.
Abbassò uno sguardo sulla donna, afferrandole una mano, con decisione.
"Sarei onorato, di poterla accompagnare a questa sagra, milady…" disse con voce bassa e virile, guardandola negli occhi.
La sceriffa represse un sospiro stupito e rimase immobile a fissarlo come rapita.
Zoro la lasciò andare bruscamente e si allontanò, ben deciso ad abbandonare quel luogo il più velocemente possibile.
"Uh bene, allora domani tutti alla sagraaaaaa!" esclamò eccitato Rufy, mentre Sanji, Nami, Usop e Chopper fissavano Zoro decisamente sconcertati.
La rossa fu la prima a riscuotersi e seguire capitano e spadaccino, abbandonando la sceriffa ancora in fissa.
"E quella da dove è saltata fuori?" domandò ridacchiando divertita, cominciando a tampinare Zoro, che si allontanava a passo spedito.
Lo spadaccino la ignorò per qualche secondo.
"Mi hai detto di farlo e l'ho fatto! Non sei contenta?" ribattè brusco mentre ora anche il resto della ciurma si avviava verso lidi sconosciuti.
"Ma era la mia tattica quella!" la voce di Sanji appena dietro di loro che indignato e combattuto si lasciava la donna imbambolata alle spalle.
"E secondo te da chi ho copiato la sceneggiata?" gli urlò dietro, nervoso, aumentando ulteriormente l'andatura, lasciando dietro di sé solo polvere.
Continua...
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