Dopo un luuuungo, anzi lunghiiiissimo lasso di tempo dall'ultimo aggiornamento alla storia, eccoci di nuovo qui, a stupirvi con un nuovo, entusiasmante ed esilarante capitolo della saga più divertente di tutti i tempi!!!
Il capitolo era nato come uno speciale, un intermezzo comicamente delirante a supporto della storia, ma infine si è trasformato in un capitolo a tutti gli effetti, affatto slegato dalle vicende in corso!
Quindi ci auguriamo che sia di vostro gradimento!
Buona Lettura!

Azumi & Elivi

 

 

ISLA DE MUERTE  

 

CAPITOLO 4  

 

 - Special four -  

 

La ciurma di Rufy aveva raggiunto la locanda Evans, una piccola pensione tranquilla alla periferia della città.

Avevano preso accordi con il proprietario Max, un uomo dalle straordinarie orecchie a sventola, affinché preparasse per loro due stanze, proprio come richiesto quello stesso pomeriggio da Nami.

La ragazza fu la prima ad entrare in uno dei due locali per accertarsi della capacità degli interni.

"Questa è nostra!" decise rapidamente, dopo una rapida occhiata a quella apparentemente più pulita, gettando all'interno la sua sacca. Robin la seguì senza aggiungere altro alla dichiarazione.

"Allora se questa è la vostra stanza, deve essere per forza anche la mia!" giubilò Sanji, balzellando verso la porta, seguito da una scia di cuori volanti.

Nami gli si parò davanti con fermezza, sospingendolo verso l'esterno.

"Buona notte Sanji! Ci vediamo domani!" sentenziò secca, sbattendogli la porta in faccia.

Il ragazzo rimase fermo sulla soglia chiusa, deluso e mugolante.

 

Il resto del gruppo, nel frattempo, si era già sistemato nella stanza adiacente, senza darsi la pena di controllare i deliri amorosi del compagno.

"Bellooo! C'è il letto matrimoniale!" esclamò Rufy, gettandosi letteralmente sul materasso, seguito a ruota da Usop e Chopper.

"Abbiamo stabilito dove dormirete voi tre."  Sentenziò Zoro, con la sua serafica serietà, gettandosi a sua volta su un altro letto poco distante.

Uditi i compagni, persino Sanji decise di trascinarsi nella stanza, abbattuto, frustrato, diretto all'ultimo letto libero.

"Evvivaaa! Dormiremo nel lettoneee!" gioivano intanto i tre, prendendo a saltellare alternativamente sul materasso con gran fragore di molle.

 

Nell'altra camera Nami e Robin, riposte le loro sacche, si preparavano per la notte.

"Che cos'è questo rumore?" chiese preoccupata la rossa, rimasta a metà strada dall'indossare la parte superiore del pigiama.

Dall'altra stanza accanto alla loro, giungeva un sinistro cigolio, seguito da schiocchi più o meno sospetti, che ricordavano una spalliera che cozzava violentemente contro il muro.

"Ci devono essere degli amanti piuttosto focosi nella camera accanto alla nostra" rispose noncurante Robin, mentre riponeva un libro sul comodino.

"E devono fare per forza questi versi?" fu la scocciata risposta di Nami. La Cow girl, per tutta risposta, si strinse nelle spalle con un sorrisetto smaliziato.

"Sono senza pudore" aggiunse Nami, udendo gemiti sommessi piuttosto espliciti, senza però stavolta nascondere un'espressione di malcelato divertimento.

"Un piacevole intrattenimento" commentò laconica Robin, sdraiandosi sul letto.

Nami s'impose di non udire altro e seguì l'esempio della compagna, stendendosi sul materasso, pancia all'aria e braccia spalancate. Fu allora che udì un altro cigolio, simile a quello della stanza degli amanti ma molto più sospetto. Proveniva dalla stanza dei ragazzi.

"Anche loro dici che si stanno intrattenendo nello stesso modo?" domandò, indicando la parete, ad occhi spalancati.

"Potrebbe essere. Io non li conosco così bene" rispose Robin, richiudendo il libro che aveva cominciato a leggere, tenendo il segno con le dita.

"Che tu sappia, hanno certe preferenze sessuali?"

Nami si mise seduta sul letto pensosa. "Mah, dovrei ragionarci un po' su" rimuginò con cipiglio professionale, osservando la parete come se potesse trarne ispirazione.

"Vediamo: Chopper… no è troppo piccolo. Rufy non sono sicura che conosca il significato di certe cose" Robin sorrise divertita "Zoro, potrebbe essere, non ha mai manifestato particolare interesse verso il genere femminile, Sanji pure troppo, ma potrebbe essere una copertura per celare la sua vera natura… e Usop… no, Usop ha la faccia da maniaco. E poi più di una volta l'ho sorpreso a spiarmi."

"Bella opinione che hai dei tuoi compagni" commentò Robin ridacchiando.

"A condividere ogni minuto della giornata con elementi del genere certi commenti li fai anche solo per passare il tempo..."

Robin scosse la testa e riprese a leggere il suo libro.

 

"Sanji! Cosa stai facendo?!" sbraitò Zoro, osservando il biondo che si stava spogliando. Il cuoco piegò ordinatamente i suoi abiti e si sdraiò sul candido lenzuolo, in mutande.

"Non ho pigiama! Non pretenderai mica che io dorma completamente vestito! E poi fa pure caldo!"

Rufy udendo queste parole balzò giù dal letto gridando "Tutti nudiiiiiii!!!"

Nami dall'altra parte della parete, sobbalzò per la sorpresa.

"Rufy rimettiti immediatamente le mutande!" gridò Sanji, lanciandogli indietro l'indumento di cui si era entusiasticamente privato.

Chopper, che ancora saltava felice sul letto, si lasciò scappare, quella che i dottori comunemente definiscono flatulenza corporea.

Arrossì però di colpo "Non l'ho fatto apposta!" si giustificò, nascondendosi dietro la sponda del letto.

"E tu questa la chiami scoreggia? Non c'è paragone con questa!" si bullò Usop, raccogliendo tutte le sue energie aeree, esplodendo infine in uno straordinario tuono anale.

Zoro sdegnato, si volse senza una parola verso la parete, pretendendo, nella sua dignità di samurai, di non sentire e non vedere niente.

"Usop che hai mangiato? Topi morti?" si lagnò Sanji, contorcendo le labbra in una smorfia di disgusto.

"Che pretendi? La zuppa che hai preparato oggi, ce l'aveva un retrogusto di cadavere..." malignò Zoro, sbriciando il cuoco, esibendo un sorrisetto piuttosto inquietante, quasi diabolico.

"Ehiii, ragazzi!" fu l'urlo entusiastico che lanciò Rufy poco prima di seguire l'esempio del cannoniere, rilasciando nell'atmosfera la stessa aria fetida.

Sanji si tappò il naso, scotendo la testa.

"Non cominciare anche tu adesso! Se gli dai corda non la finirà più!" ringhiò.

"Ma io non voglio che smetta!" ribattè Rufy sorridendo stupidamente, facendo partire l'ennesimo tuono.

Usop ammirato, scrocchiando le dita, si preparò alla battaglia più sensazionale della serata.

"Vuoi la guerra?" esclamò dunque, mettendosi in posizione di battaglia "E guerra sia!" e così dicendo si unì al coro di Rufy.

Zoro, provato da tanta scemenza, voltato verso la parete, prese a sbattere la testa contro il muro.

Nami dall'altra parte, udito il richiamo, credendolo uno scherzo goliardico, rispose bussando tre potenti colpi.

"Cos'è stato?" domandò Sanji, balzando sul letto di Zoro mentre in sottofondo aleggiavano suoni ed odori pestilenziali.

"Che ne so. Battevo la testa al muro solo per farmi passare il mal di testa" rispose lo spadaccino esasperato, cercando ristoro, soffocando la faccia nel cuscino.

"Io sono il re delle scoreggeee!!!" esplose Rufy innalzando le braccia al cielo liberandosi ancora e ancora; Usop prese la palla al balzo, quindi seguendo l'esempio del capitano esclamò "Allora il re dei pirati lo divento io!"

"No." Ribattè Rufy chetandosi ed assumendo il suo sguardo più battagliero "Io diventerò il re dei pirati scoreggione!"

"Non vale, così fai tutto tu" si lagnò Usop deluso, riprendendosi praticamente subito "Oh oh, senti questa, capitano!" Usop diede sfoggio delle sue qualità esibendosi in un boato vulcanico.

Sanji nel frattempo, a cavalcioni sul letto di Zoro, s'intratteneva bussando alla parete "Namiii! Nami, mi senti?"

"Levati dai coglioni Sanji!" gli ringhiò contro lo spadaccino, scalciando furiosamente in preda ad una crisi isterica interiore.

"Io devo comunicare con il mio amore!" ribattè un allupato Sanji mentre Chopper, in sottofondo, batteva gli zoccoli a ritmo di scoregge.

Fu allora che Zoro raggiunse il limite consentito. Imbufalito scattò in piedi "La volete FINIRE?" sbottò facendo roboare la sua soave vocina per le spoglie mura della stanza "Siamo qui per DORMIRE, non per STRONZEGGIARE!" il silenzio nella stanza si fece totale e quando una mosca si azzardò ad attraversare il locale con il suo ronzio continuo e fastidioso, Usop si affrettò ad afferrarla, ingabbiandola in un pugno.

"Bella presa!" gli sussurrò Rufy, elogiando le prodezze del suo cannoniere che terrorizzato e perso in mille smorfie tentava di trattenere stoicamente un peto.

"State facendo un casino della miseria! E qui dentro c'è una puzza di merda che una latrina in confronto è un campo di lillà!" concluse Zoro, dirigendosi verso la finestra, spalancandola con un tonfo. A quel punto Usop non riuscì più a trattenere i suoi bisogni corporali, esplose in un ennesimo boato, guadagnandosi uno sguardo tagliente di Zoro.

 

"Ma tuona?" fu la domanda spontanea di Nami nella stanza accanto, l'ultimo rombo l'aveva insospettita più dei precedenti.

Robin si strinse nelle spalle, continuando a disinteressarsi della faccenda.

"Forse cambierà il tempo" riprese la rossa, avvicinandosi alla finestra aperta per accertarsi della situazione metereologica.

Allungò la testa e guardò il cielo limpido, privo di qualsiasi nuvola o presagi temporaleschi quando la sua attenzione venne attirata da un paio di lunghe braccia che si muovevano fuori della finestra, accanto a quella della sua stanza.

"Zoro? Che stai facendo?" gli domandò la ragazza, accorgendosi degli strambi movimenti dello spadaccino, intento ad areare il locale.

Il ragazzo, sentendosi chiamato inaspettatamente in causa, bloccò le braccia a mezz'aria, in una posa piuttosto stupida.

"NAMI!" esclamò ad alta voce per avvertire i suoi compagni del pericolo incombente "Facevo ginnastica serale. Bella serata per l'esercizio." tentò a mezza voce seguendo le direttive dei suoi compagni che, gesticolando, lo imploravano di non rivelare il loro segreto.

"Mica tanto!" replicò Nami "Ho sentito dei tuoni poco fa!"

"Ah sì? Pioverà allora..." disse Zoro, tentando pateticamente di fare il vago.

"No, è impossibile, il cielo è limpido" negò la navigatrice sicura di sè, indicando un punto indefinito nella volta celeste. Zoro seguì il dito stringendosi nelle spalle.

"E allora ti si sarà inceppato il filtro." Azzardò, posandosi mollemente al davanzale, cercando di mostrarsi rilassato e perfettamente a suo agio.

Nami sollevò un sopracciglio.

"Il filtro?" chiese perplessa.

"Sì, il filtro, il sesto senso... settimo, ottavo... quella cosa lì!"

"Zoro... ma ti senti bene?" domandò la ragazza, indicandosi la fronte come a sottolineare lo stato febbricitante del giovane.

"Perché..." riprese Zoro rimettendosi dritto di scatto "C'ho la faccia di uno che sta bene?"

Improvvisamente una testa bionda si infilò sotto l'ascella di Zoro, mostrando una lunga lingua penzoloni.

"Ciaooooooo Namiiiiiii!!!!" esordì Sanji, solo dopo aver aspirato boccate d'aria fresca e sana.

"Hai visto che belle stelle?"

Zoro a quel punto cercò di ritirarsi, schifato, quando Rufy eccitato da tutto quell'assembramento di gente, balzò alle loro spalle per prender parte alla conversazione.

"Nami, hai sentito che belle sco..."

Sanji, allarmato, prese il capitano per la collottola e lo ritirò dentro prima che potesse completare la frase compromettente.

Zoro pensò bene di richiudere prudentemente le imposte, lanciando a Nami un sorriso di commiato piuttosto inquietante.

Robin dall'interno, notando che Nami era tornata al suo letto, chiese: "Allora?"

Nami si sdraiò sul letto e sospirò.

"Scoreggiavano" fu il laconico commento.

 

Sanji si gettò sul materasso, stringendo il cuscino con possessività.

"Oh, la mia Nami! Avete visto come era bella in pigiama?" esclamò estasiato, con voce cantilenante.

"Aveva addosso un pigiama con le banane" commentò Zoro, come se questo smentisse definitivamente i vaneggiamenti di Sanji, girandosi verso la parete, deciso a dormire seriamente, questa volta.

Il cuoco lo fulminò con lo sguardo.

"Ma che ne capisci tu, uomo rozzo e ignorante. Le banane sono il frutto dell'amore e la mia Nami questa sera sprizzava sensualità da tutti i pori!"

"Ce l'aveva il bollino blu?" domandò serioso Usop, fissando il cuoco.

"Ce l'hai tu nel cervello il bollino!" ribatté Sanji, lanciandogli violentemente in faccia il cuscino.

"Cos'è il bollino blu?" domandò Rufy, perplesso, seduto a gambe incrociate sul letto.

Nessuno rispose, mentre il cuoco si alzava per andare a recuperare il suo cuscino.

"Voi non capite niente, non comprendete le pene di un uomo innamorato!" esclamò stringendo nuovamente a sé il morbido guanciale.

"Ma valla a raccontare a chi ci crede." mugugnò Zoro già per metà perso nel mondo dei sogni.

"Io ci credo!" esultò Rufy, alzando la mano.

"Grazie!" disse Sanji sedendosi nuovamente "Io amo le donne come amo l'essere cuoco. Quando lavoravo al Baratie non ho imparato solo a cucinare. Non so se mi spiego" concluse con uno sguardo ammiccante.

"Non ti spieghi… infatti." ribattè Zoro alzandosi su un gomito, mentre Usop, Rufy e Chopper si facevano attenti.

"Non ascoltare Zoro! Raccontaci delle tue meravigliose imprese!" lo incoraggiò Usop, smanioso di storielle piccanti.

Chopper arrossì lievemente.

"Già, chissà quanta gente hai conosciuto. I ristoranti sono luoghi molto frequentati, vero?"

Sanji assunse un'aria professionale.

"Niente di più vero Chopper, nel mio ristorante sono passate le bellezze più esotiche di tutti e quattro i mari conosciuti!"

"Mapperfavore…" borbottò Zoro scotendo la testa.

Il cuoco gli lanciò una gelida occhiata, ma decise di lasciar cadere qualsiasi rimprovero.

"Dicevo…" riprese, stringendo più forte a sé il cuscino, assumendo rapidamente un'aria sognante "Ricordo perfettamente Justine… capelli biondi come il grano d'estate…"

"In pratica color paglierino" constatò Zoro atono.

Sanji gli lanciò un'occhiataccia ma, come prima, decise di soprassedere.

"Aveva occhi che brillavano come zaffiri al sole…"

"Come zaffiri?" disse Rufy perplesso "Ma aveva un occhio di vetro? Bello!"

Sanji lo ignorò deliberatamente.

"La prima volta che entrò al Baratie il mio cuore prese a battere come un tamburo…"

"Avevi dei problemi cardiaci?" chiese Zoro rinunciando a dormire, preferendo stuzzicare il ragazzo.

"La vuoi finire di interrompermi sempre? Sei geloso perché non hai mai incontrato una Juliette tu!" sbottò Sanji, scattando nuovamente in piedi inviperito.

"Ma non si chiamava Josefine?" domandò Rufy, sempre più perplesso.

"No, era Julianne!" disse Usop con aria confusa.

"Ma non era Justine?" rammentò Chopper che pareva il più sveglio di tutti.

Zoro fece un cenno esplicito con la mano, lasciando che la scena si commentasse da sola.

"Se continuate così, la storia non la racconto più!" gridò Sanji fingendosi offeso.

"E chi ti ha chiesto niente?" lo riprese Zoro.

"Tu sei solo invidioso perché io almeno ho qualcosa da raccontare mentre tu no!" lo provocò il cuoco avvicinandoglisi "Cosa credi, che non sappiamo perché ti alleni così tanto? Lo sai vero cosa dicono degli uomini che hanno troppi muscoli!"

Zoro non fece una piega.

"Parla uno che non sa nemmeno distinguere un uomo da una donna. Come si chiamava la tua amichetta di questo pomeriggio? Giovanni?"

Il viso di Sanji si trasfigurò in una smorfia di terrore e disgusto, mentre Usop, Rufy e Chopper seguivano il dibattito in corso come se stessero assistendo ad una partita di ping pong.

"Questo cosa c'entra adesso? Si parlava delle tue frustrazioni sessuali!"

A quella parola Chopper diventò bordeaux e Rufy non sapendo cosa fare si lasciò sfuggire un ennesima scoreggia.

"Intrattenimento musicale!" si giustificò, sorridendo stupidamente.

"Io non sono frustrato! Io sono al di sopra di queste cose, io faccio meditazione e esercizi costanti per raggiungere la pace interiore. Il mio corpo è la casa del mio spirito!" declamò Zoro solenne, guadagnandosi l'ammirazione dei suoi spettatori.

"Si…" disse Sanji scettico "Una casa frustrata per uno spirito frustrato! Da quant'è che non tocchi una donna tu? Se mai ne hai toccata una…"

Zoro chiuse gli occhi e si addormentò di botto.

 

"Ehi Robin…" Nami dall'altra parte aveva l'orecchio accostato alla parte, in una posa piuttosto buffa "Si stanno facendo discorsi interessanti nella camera dei ragazzi!" la aggiornò mimandole di avvicinarsi.

"Discorsi di che tipo?" domandò incuriosita la donna, sedendosi sul letto di Nami.

"Parlano di donne, a quanto pare, magari scopriamo cose interessanti!"

"Perché sei interessata?"

"Perché così poi li ricatto. E' una questione di sopravvivenza!" rispose la rossa, stringendosi nella spalle "Hai un bicchiere? Si sente meglio così."

Robin si mise in posizione e fece apparire un orecchio sul soffitto della camera dei ragazzi.

"Ora sento bene!" esclamò, mentre un'ammirata Nami annuiva felice.

 

"Zoro?" lo richiamò dopo qualche secondo Usop, pungolandolo con un dito.

"Che vuoi…" mugugnò lo spadaccino, aprendo un occhio infastidito.

"Ma dormivi?"

"No…" rispose, richiudendo la palpebra, ricominciando a ronfare beato.

"Ma che malattia ha, Chopper?" chiese il cannoniere rivolgendosi al piccolo alce che circondava il giovane come tutti gli altri.

"Penso sia una leggera forma di narcolessia, ma niente di grave, in fondo…"

"Io non sono narco-niente." ribattè Zoro senza aprire gli occhi.

"Certo che se fa così anche con le donne, stiamo messi bene!" ribadì Sanji che ancora non demordeva riguardo al suo argomento preferito.

Zoro si mise a sedere, massaggiandosi il collo, assonnato.

"Ho capito che stasera non c'è verso di dormire!" commentò rassegnato.

 

Passò una mezz'ora, prima che persino Nami si stufasse dell'intrattenimento spia della serata.

Aveva abbandonato l'attività, sistemandosi la vestaglia addosso, inforcando la porta della stanza.

"Vado a fare un giretto." Aveva semplicemente annunciato a Robin, pensando che avrebbe capito perfettamente dove fosse diretta.

Max, il proprietario, stava accucciato al bancone della reception, fisso sul suo ultimo numero di enigmistica.

Alzò lo sguardo, solo quando si trovò di fronte la rossa. Gli occhialetti tenuti su più dalle abnormi orecchie che dal naso.

"Desidera?" domandò, preoccupato del fatto che vi fosse qualche problema con la stanza.

Nami poggiò i gomiti al bancone e sfoderò uno dei suoi migliori sorrisi.

"Volevo fare due chiacchiere, semplicemente." Disse, nel modo più casuale possibile.

L'uomo inarcò un sopracciglio e tornò a prestare attenzione al suo intricatissimo cruciverba.

"Barrisce. Otto lettere." Fece, concentrandosi moltissimo.

La navigatrice guardò esplicitamente le sue orecchie.

"Elefante."

L'uomo si illuminò tutto soddisfatto "E' vero!" giubilò, e appuntò la parola sulla tabella.

"Dicevamo?" tornò a chiedere, ora di buon umore, propenso a dare retta alla ragazzina.

"Mi domandavo se sapesse qualcosa dell'Isla de Muerte."

Max si fece sfuggire la penna di mano, e la fissò a bocca aperta per un interminabile istante, freddato.

Recuperò rapidamente il suo strumento di scrittura e tornò al cruciverba.

"Permette di prendere i canali satellitari. Otto lettere."

La ragazza di nuovo osservò le sue orecchie.

"Parabola." Fu la risposta leggermente seccata di Nami, che cominciava a pensare che l'educazione non fosse proprio il suo forte.

"E' vero!" esultò ancora "Si parlava, di... ?"

"... so che il mare attorno all'isola è acido. E corrode la carena delle navi. So che è una meta praticamente impossibile da raggiungere, per un natante." Proseguì, affatto propensa a demordere.

Max di nuovo spalancò le labbra, stupefatto. Ancora dipinta in volto quell'espressione beotamente congelata.

Nami sospirò rassegnata. Puntò il dito sull'ultima casella del cruciverba.

"Riconoscenza!" precisò, sorprendendo l'uomo che di nuovo sorrise compiaciuto.

Segnò a chiare lettere la parola, prima di posare la penna con lentezza solenne.

Intrecciò le dita delle mani con l'aria professionale di chi si appresta a enunciare un simposio.

"C'è un porto, oltre il deserto, oltre la valle degli indiani, che si sporge sulla costa a est dell'isola. Lo Sguardo di Fuoco, lo chiamano gli indiani." Parlò con voce di chi conosce ogni minimo particolare di quella storia.

"Perchè c'è un unico faro, che viene acceso ogni notte. La luce di un faro che non accompagna alcun navigatore alla meta, perchè quello è un mare maledetto. Le sue acque hanno trascinato nella loro profondità un numero indefinito di navi." Abbassò la voce a un mormorio cospiratorio e lugubre "Il cimitero dei vascelli, viene denominato quel passaggio."

Nami provò un leggero brivido a quella definizione.

"Il guardiano del faro è un uomo... che vive da sempre con la speranza di poter veder approdare anche uno solo degli equipaggi che finiscono per sbaglio su quella rotta... fino ad ora non ci è mai giunta notizia che abbia soddisfatto quella speranza."

"E vive da solo, laggiù?" domandò Nami, decisamente interessata alla faccenda. Il racconto coincideva con quello che Robin aveva fatto loro poco prima, sulla via della locanda, riguardo le sue scoperte del pomeriggio.

Max annuì.

"Da solo" confermò "E da anni studia un modo per raggiungere l'isola. O anche solo per solcare le acque di quel mare."

"Studia... ?" incalzò Nami per avere maggiori informazioni. Persino la descrizione dell'uomo. Anche questo corrispondeva alle informazioni sommarie di Robin.

"Già! E' un inventore, il vecchio" Max si strinse nelle spalle, rilasciando un sospiro rassegnato. "Ma girano voci sul fatto che la sua ossessione lo abbia fatto impazzire. Persino la vecchia Mab, che anni fa soleva attraversare le grandi vallate per vedere come se la passava il suo vecchio concittadino, ha rinunciato, dopo la sua ultima visita."

"E perchè mai?"

"Che faresti tu, se qualcuno tentasse di impallinarti da metri di distanza con gavettoni d'acqua acida?"

 

Nami tornò nella sua stanza, pensierosa riguardo le notizie che aveva appena appreso.

Aveva abbandonato Max e le sue orecchie all'ennesimo cruciverba.

Qualcosa nel suo racconto aveva inaspettatamente acceso le sue speranze.

Gavettoni d'acqua acida. Questo stava a significare che il vecchio, del quale non aveva saputo strappare il nome, aveva per forza escogitato un materiale in grado di impedire il suo deterioramento agli effetti dell'acido.

Inventore pazzo o meno, valeva ben una visita. In ogni caso era decisamente di strada.

Varcò la soglia della sua camera da letto con queste elucubrazioni mentali, quando si rese conto che il suo letto era occupato da un sonnacchioso Usop.

"Che diavolo ci fa lì il nasone!?" sbottò puntando il dito nella sua direzione, infastidita dall'essere stata spodestata.

"Ehi, ce l'hai un letto! Levati di..." tentò di protestare, quando lo vide mettersi seduto.

La fissava con occhi spiritati.

"A cuki..." disse.

"Ah?" si domandò la navigatrice, chiedendo tacitamente spiegazioni a Robin che se ne era rimasta in un angolo a leggere.

"E' venuto di qui, chiedendo asilo politico."

"E tu glielo hai concesso?"

La donna non potè far altro che stringersi nelle spalle.

"Chopper ha detto che si devono assecondare i sonnambuli."

Nami fissò di nuovo Usop, chiedendosi se il suo comportamento fosse seriamente istigato dal sonnambulismo.

"A cuki." Ripetè insensatamente il cecchino e si rimise a ronfare né più né meno di come faceva Zoro.

"E io dove dormo?" si domandò pratica Nami, allargando le braccia, rassegnata.

Un filo di fumo si propagò dall'ingresso ancora aperto della camera.

Sanji, poggiato allo stipite in posa plastica, sollevò la palpebra dell'occhio visibile sfoggiando la sua migliore espressione da play boy.

"Posso offrirti calda ospitalità... fra le modeste lenzuola, del mio letto." Mormorò con voce bassa e vibrante, lasciando che il fumo della sua sigaretta gli incorniciasse l'affascinante viso.

La cartografa risolse la situazione sbattendogli la porta in faccia.

"Fatti in là, sorellina Robin. Devo raccontarti un paio di cose sull'uomo che ci condurrà all'Isla de Muerte."

 

Continua...


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