Capitolo 5:
C'era un gran fermento quella notte, a West City. Miriadi di lucette colorate adornavano le tante bancarelle disposte ai lati della via principale, traboccanti di oggetti di ogni dimensione e genere. Quella sera, West City, celebrava un'annuale ricorrenza e su di un abnorme striscione faceva bella mostra di sé, penzolando dai due lati della strada, la scritta "BUFALO CANUTO'S DAY".
Le note di un piano riecheggiavano delicate nell'aria, qualche violino faceva da accompagnamento, mentre la melodia dava l'impressione di provenire dal fondo della via; le urla dei venditori più esperti sovrastavano il chiacchericcio della gente che si affrettava, poco dopo essere uscita dalle piccole abitazioni, a raggiungere il banco preferito. Le signore parevano aver messo una cura particolare nella scelta dell'abito da indossare, dell'acconciatura da esibire, dei gioielli da mostrare. Gli uomini invece, per quella sera, sembravano aver dimenticato le solite risse e la dolce compagnia delle avvenenti "dame" del saloon, dedicandosi alle proprie famiglie o ai propri affari commerciali.
Una donna piuttosto corpulenta, ad esempio, aveva ingaggiato una lotta verbale all'ultimo prezzo con l'ambulante delle stoffe. Il prezzo della seta, a suo dire, era troppo elevato perciò tentava di convincere il mercante a vendergliela ad una cifra di molto inferiore.
Intanto, un ometto pelato, dotato di un bel paio di baffoni neri incredibilmente a punta, incitava gli avventurieri più coraggiosi ad impegnarsi in una gara di tiro, indicando con fervore i bersagli alle sue spalle e declamando i favolosi premi messi in palio per chi fosse risultato più bravo.
Anche la ciurma aveva deciso di scendere in strada quella sera. Nami riteneva che quella sarebbe stata un'ottima occasione per riuscire a reperire ulteriori informazioni sul fantomatico vecchio; gli altri, per lo più, erano spinti dalla curiosità e dalle infinite possibilità di divertimento che quella festa sembrava offrire. Grazie al cambio d'abiti avrebbero potuto mescolarsi al resto degli abitanti senza destare alcun sospetto e se i baffi di Rufy avessero continuato a fare il loro dovere, restando attaccati alle labbra del giovane pirata, tutto sarebbe andato più che liscio.
"YAHOOO!!" gridò ad un tratto il capitano, saltellando felice come un bambino, con gli occhi scintillanti, non appena scorse tra i tanti barroccini, quello recante scritta: "Non sei degno di navigar per mare, se questi pesci non riesci a pescare!"
"Ragazzi, questa è una sfida! Io vado." Annunciò solennemente, per poi avviarsi di filato nella direzione della bancarella.
"RUFYYY! Aspetta un attimo! - tentò di fermarlo Nami - CERCA DI NON CACCIARTI NEI GUAI COME AL SOLITO! RICORDA CHE SIAMO QUA PER CERCARE INFORMAZIONI!" gli gridò infine, sperando che il giovane, ormai disperso nel mare di gente, seguisse il suo consiglio.
"Mi auguro che almeno non ci faccia scoprire" disse poi rassegnata, voltandosi verso il resto del gruppo che attendeva alle sue spalle.
"Allora ragazzi vediamo di fare il punto della situazione." Cominciò, sicura che gli altri l'avrebbero seguita...
"Percorrendo il sentiero dell'amore sono giunto sino a voi! I miei occhi non possono ingannarmi, siete forse un angelo?" L'interruppe Sanji completamente perso nel tentativo di convincere una giovane bruna dai capelli ricci a seguirlo chissà dove a bere qualcosa; le aveva preso una mano tra le sue, sfoderando il solito repertorio di cuori volanti e fumo.
Nami a quella vista assunse un'aria perplessa, sollevato un sopracciglio sospirò; doveva proprio arrendersi all'idea di dover fare a meno dell'aiuto di due compagni, non le restava che confidare in quelli restanti. Purtroppo per lei però, il resto della ciurma non sembrava essere dello stesso parere.
Usop e Chopper avevano già sollevato una gamba pronti a scattare chissà dove, quando la voce di Nami li bloccò.
"Voi due! Non provateci neanche..." ma prima che potesse aggiungere altro, i due schizzarono via, lasciandosi alle spalle soltanto un'enorme nuvola di polvere, veloci come il vento, neanche fossero stati inseguiti dalla Marina.
"Umphf... c'è sempre Zor" disse quasi rassegnata voltandosi, sicura di trovare lo spadaccino fermo al proprio posto. Inutile dire che anche il giovane si era letteralmente volatilizzato; si era allontanato col solito passo tranquillo, durante la scenetta improvvisata dal cuoco. Nami, per un attimo restò a fissare incredula il punto in cui fino a pochi istanti prima sostava il giovane, poi ripresasi quasi immediatamente, cominciò a snocciolare una serie di improperi irripetibili che trovarono degna conclusione in uno scalpicciare di piedi stizzito, sotto lo sguardo di Robin che semplicemente l'osservava sorridendo. Era ormai più che ovvio che soltanto loro due avrebbero dovuto concentrarsi sulla ricerca del vecchio.
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Un piccolo capannello di gente si era radunato intorno al banchetto dei pesci e cori e grida, di stupore e delusione, si susseguivano ad intervalli piuttosto regolari.
"Vai così ragazzo, ce l'hai quasi fatta!"
"Forza, dai! Dai che ci sei!"
"Piano.... piano..."
"NOOOOOOOOO di nuovo!"
Rufy aveva da un po' dato inizio alla sua battaglia contro quei poveri pesci rossi, che nient'altro avevano fatto di male se non essere stati talmente sfortunati dal venire catturati ed infilati in una teca di vetro, al solo scopo di far divertire gli abitanti di quella piccola e polverosa città.
Il gioco in definitiva era piuttosto semplice, i pesci dovevano essere catturati servendosi esclusivamente di una specie di piccolo anello di ferro, ricoperto da un solo foglio di carta di riso e provvisto di manico; l'abilità del giocatore stava nel riuscire a "pescare" più pesci possibili, senza forare il foglio di carta del proprio retino, un'impresa piuttosto ardua a dire il vero, dato che il solo sfiorare l'acqua bastava a rendere il retino inutilizzabile; ci volevano mente lucida e mano ferma, che per l'appunto non erano due caratteristiche tipiche del capitano.
Rufy era sempre più imbronciato e ad ogni colpo fallito e pesce mancato, l'espressione sul suo viso si faceva sempre più accigliata. Aveva preso la cosa sin troppo seriamente, si era lanciato in una serie di smanaccamenti continui, pensando così che in un modo o nell'altro un pesce prima o poi l'avrebbe catturato.
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"E adesso... possiamo divertirci finalmente! Ho visto proprio laggiù un banco che fa al caso mio, se ti va puoi accompagnarmi, così potrò mostrarti le mie grandi doti di cecchino, la mia speciale capacità di colpire qualsiasi bersaglio; doti che nel mare orientale sono ormai diventate leggenda! Molti mi ricordano come Capitan Usop l'infallibile".
Usop camminava con passo sicuro e fare baldanzoso mentre raccontava al piccolo alce antropomorfo, di tutte le favolose gesta che aveva compiute, narrandogli nei minimi dettagli di come tante volte la sua mira senza eguali, a detta sua, aveva tolto lui e gli altri della ciurma dai guai.
"Ooooh! Wow Usop! Ma sei davvero un mito!" esclamò ad un certo punto il piccolo Chopper, continuando a trotterellare estasiato al fianco dell'amico, una volta che questi ebbe terminato il racconto dell'ennesima mirabolante avventura.
"Si, qualcuno mi chiama anche così, ma sai – il nasone si fermò per poi piegarsi e proclamare con tono serio - un vero guerriero del mare deve anche saper essere modesto" annuì infine convinto.
"USOP! E' quella la bancarella che stavi cercando?" suggerì ad un certo punto entusiasta Chopper, indicando alla loro sinistra una specie di carro allestito per l'occasione, con nastri e fiocchi multicolor, presso il quale uno strano ometto pelato con dei baffi neri intirizziti come due spilli, incitava a gran voce i passanti ad avvicinarsi, sfidandoli.
"Venghino Siori, venghino! Mettete alla prova le vostre capacità, tentando di centrare i bersagli alle mie spalle! Cosa sono pochi spiccioli in confronto al titolo di Miglior tiratore di West City?! Tentate Siori, tentate! Anche se non è poi così semplice come può sembrare! Forza Siori! Avvicinatevi e giocate!"
I due ascoltarono con interesse le parole del padrone della bancarella e quando le loro orecchie recepirono la frase "Miglior tiratore di West City", Chopper se ne uscì esclamando:
"Usop devi tentare! Tu sei il miglior tiratore del mare Orientale! Sarà un gioco da ragazzi per te!"
"Ehm... veramente io non..." tentò maldestramente di obiettare Usop, gesticolando qualcosa al piccolo Chopper che lo guardava con fare ammirato, quando la voce dell'ometto pelato giunse di nuovo alle loro orecchie.
"Lei laggiù! Si si proprio lei con quello strano borsone a tracolla!"
Usop si indicò il mento come a chiedere se lo sconosciuto si stesse riferendo proprio a lui.
"Sì esatto, lei – rispose l'altro - non è forse una fionda quella che vedo spuntare dai suoi pantaloni?" Usop si guardò le tasche dei pantaloni; effettivamente la sua fionda sporgeva per una punta da sotto la camicia di flanella a quadrettoni.
"Si si, lo è!" rispose Chopper per l'amico, annuendo con veemenza. "Ha una mira eccezionale! Io l'ho visto all'opera! Posso testimoniarlo!".
"Aaaah ma allora i miei occhi anche stavolta non mi hanno ingannato! Riconosco sempre un vero tiratore quando lo vedo!" riprese il proprietario del carretto, avvicinandosi ai due e mettendo un braccio intorno alla spalla di Usop, costringendolo così a seguirlo, senza che quest'ultimo se ne rendesse conto.
"Ehm, no ma non sono poi così bravo insomma... io non... in verità..."
"Suvvia giovane amico, non vorrai davvero privare questa piccola città della favolosa occasione di poter vedere con i propri occhi, cosa sei capace di fare quando si tratta di dover centrare un bersaglio, vero?"
Evidentemente l'ometto pensava d'aver trovato il pollo da spennare.
Usop dal canto suo, non sapeva più che pesci prendere, stava sudando freddo, era stato incastrato ben bene e ormai dopo quanto aveva detto a Chopper non avrebbe potuto tirarsi indietro. Non gli restava altro che tentare la sorte, sperando che benevola anche stavolta gli sorridesse.
"E... bè... D'accordo." Ed io che volevo soltanto andare al banco delle spezie... pensò, sospirando mestamente mentre accettava la sfida.
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Zoro camminava con sguardo assente e mani in tasca per le strade polverose, guardandosi stancamente in giro. Gli speroni che facevano parte del camouflage, fortemente voluto da Nami, tintinnavano ad ogni suo passo e rendevano ancor più minaccioso il suo vagare tra la gente, che però pareva non curarsi affatto di lui, presa com'era a fare bisboccia.
L'idea di doversi mettere immediatamente alla ricerca del vecchio non allettava il giovane spadaccino, il cui obiettivo al momento era riuscire a scovare, in mezzo a quel guazzabuglio di carretti, bancarelle ed abitanti festaioli, qualche luogo invitante dal punto di vista alcolico; colto l'attimo in cui Rufy si era allontanato, aveva ben pensato di fare altrettanto.
Era già da un po' che gironzolava tra i vari tavoli, banchetti e banconi; si era persino fermato qualche istante nei pressi di alcune bancarelle, pensando d'aver trovato qualcosa d' interessante, sporgendosi per osservare più attentamente, ma ritraendosi ogni volta con leggero disappunto.
Una giovane fanciulla gli passò di fianco correndo, la sua risata interruppe i suoi pensieri; seguì la sua corsa con lo sguardo finchè non scorse un giovane uomo dall'aria maliziosa correrle dietro, intenzionato a non lasciarla fuggire tanto facilmente.
"In questa città si stanno dando dannatamente da fare coi festeggiamenti!" osservò, sorridendo maliziosamente e riprendendo il suo girovagare.
Dopo aver fatto qualche altro passo si fermò davanti ad un banchino piuttosto insignificante, sia per dimensioni che per oggettistica. Nessuna luce intermittente o festone variopinto. A Zoro parve piuttosto sospetto quello strano allestimento: perfettamente disposte, una di fianco all'altra, diverse bottiglie di vetro scuro; ognuna dall'aria polverosa e tremendamente antica, le cui etichette gli risultarono difficili da decifrare. Poco più a lato, una serie di scatolette, dalle molteplici forme e dimensioni, faceva bella mostra di sè su fazzoletti di velluto rosso; alcune, aperte, esibivano al loro interno diversi monili luccicanti, probabilmente d'oro.
Stava giusto per andarsene quando lo sguardo gli cadde sulla copertina di un vecchio libro, logoro e strappato in diversi punti, buttato con poca grazia in uno scatolone al lato della serie di bottiglie. Qualcosa di quello sporco rudere di carta aveva attirato la sua attenzione e messo in allerta i suoi sensi: la sagoma di una ballerina danzante, inchiodata ad una scatolina di legno, sulla quale era marchiata a fuoco una grossa J.
Conosceva bene quell'immagine.
Si avvicinò alla scatola, continuando ad osservare con sguardo serio ed attento il libro e mentre allungava una mano con l'intenzione di prenderlo, in un attimo, vide una massa morbida e castana apparirgli davanti agli occhi ed occupare tutto il suo campo visivo.
Ma porc! Imprecò mentalmente chiudendo gli occhi dopo aver realizzato di cosa si trattasse. Sentì distintamente una voce familiare pronunciare le parole: "Ti ho trovato finalmente… Goro!"
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"Accidenti a loro! Sempre la stessa storia!". Nami era rimasta piuttosto indispettita dal boicottaggio subito ad opera dei suoi compagni maschi, per quanto riguardava la ricerca del vecchio; era già un po' che se ne andava per West City borbottando appellativi poco carini nei loro confronti, fiancheggiata dall'unico membro della ciurma che, al contrario degli altri, aveva preferito la ricerca al far baldoria. In realtà Robin pareva divertirsi un sacco anche solo osservando la varietà e la fantasia di linguaggio della sua compagna.
"Lascia che si divertano. Ogni tanto fa bene staccare dai propri doveri, non pensi anche tu?" l'interruppe ad un tratto, sorridendole comprensiva.
"Già, forse hai ragione…" ammise la rossa, quasi a malincuore, decisasi finalmente a deporre l'ascia di guerra. "Bè da dove vogliamo cominciare?" domandò poi, forse più a se stessa che non alla compagna, guardandosi intorno.
"Mmmh… io direi che quella signora laggiù potrebbe fare proprio al caso nostro!" suggerì l'archeologa, indicando una vecchia signora avvolta nel suo scialle nero, che se ne stava tranquilla ad intrecciare fili di cotone bianco in un prezioso ricamo, incurante del baccano che la circondava, seduta sotto la veranda di una delle case che costeggiavano la via in cui si svolgeva la fiera.
Nami la guardò un attimo perplessa; non era proprio il genere di persona a cui aveva pensato di chiedere informazioni, ma dicendosi che in effetti non c'era cosa migliore che domandare di un vecchietto ad un altro vecchietto, seguì la mora che a passo spedito era già arrivata nei pressi della veranda.
"Buonasera Signora! Possiamo rubarle qualche secondo?" chiese Robin, rivolgendosi gentilmente alla vecchietta che, sollevata la testa dal suo lavoro, osservò attentamente il viso della donna che le aveva parlato.
"Cos'è che sarebbe tondo?" domandò poi guardandola con curiosità.
Nami e Robin si scambiarono un'occhiata sconcertate.
"Cominciamo bene" sussurrò la rossa, "Mi sa proprio che sarà più difficile del previsto..." poi, alzando volutamente il tono della voce, proseguì, cercando di essere il più precisa possibile nello scandire ogni singola parola. "Ehm no signora, volevamo solo farle giusto un paio di domande".
"Mutande? No, io non ricamo mutande. Fazzoletti, cuscini, tovaglie… ma no, niente mutande mi dispiace." Concluse quella, riprendendo a lavorare al suo ricamo.
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Niente da fare, di Goro nemmeno l'ombra. Non riusciva a trovarlo proprio da nessuna parte, eppure fino ad un attimo prima era proprio lì, accanto a lei, ed un attimo dopo… puf, sparito! Come fosse stato inghiottito dalla notte. La giovane però non si dette per vinta, lui doveva essere il suo accompagnatore per quella serata e lo sarebbe stato, si disse, a costo di setacciare tutta West City.
"Goro! Ehi, Goro, dove sei?? Goroooo! GOROOOOO!".
La bella Calamita Jay girava disperata per le vie del villaggio, chiamando a gran voce il nome del suo 'cavaliere', il quale, purtroppo per lei, ma per fortuna del povero Zoro, approfittando di un suo momento di distrazione, aveva poco cavallerescamente abbandonato il campo; o per meglio dire… era scappato a gambe levate il più velocemente che aveva potuto, con l'intento di seminare le proprie tracce, augurandosi di riuscire a scampare alle grinfie della giovane donna per il resto della serata, che ahimè sembrava ancora piuttosto lunga.
Lo spadaccino aveva trovato rifugio nell'unico posto in cui era sicuro che la sceriffa non lo avrebbe mai cercato e cioè in mezzo al mucchio di stoffe e sete colorate di una bancarella, ai margini della strada; il proprietario aveva ben pensato di disporle come fossero tende, sovrapponendo le une alle altre, improvvisando un'allestimento in stile indiano con tanto di incensi profumati.
"Bleah! Che puzza" esclamò disgustato storcendo le labbra, mentre cercava un posto sul retro, nel punto in cui, sotto una specie di impalcatura, si intrecciavano vari tessuti.
Quegli 'aromi' erano davvero nauseanti, ma Zoro si obbligò a sopportare quel supplizio; non poteva rischiare di essere scoperto. Là, accovacciato in mezzo a scampoli di seta arancione e rossa, la mente gli tornò al libro che aveva visto, e che avrebbe anche preso se quella dannata femmina non si fosse intromessa. Certo una promessa era sempre una promessa, quindi aveva fatto buon viso a cattivo gioco ed aveva accettato di accompagnarla… ma quel libro forse conteneva delle informazioni preziose sul vecchio che stavano cercando, o meglio ancora, sull'isola. Dannazione.
Stava ancora pensando ad un modo per riuscire a raggiungere il libro senza farsi beccare da quella donna, quando sentì frusciare alcune stoffe alla sua destra. Mise subito mano alla Wado Ichimonji, pronto a difendersi se ce ne fosse stato bisogno, anche se subito ebbe la strana sensazione che…
"Maledetto travestito! Ma che diavolo vuole da me!". Una zucca bionda spuntò dalle stoffe blu, mentre un braccio cercava di farsi largo, agitandosi, in mezzo agli altri tessuti variopinti. Zoro rilassò i muscoli, lasciando la presa sull'elsa della spada, poi sollevando un sopracciglio in direzione del nuovo ospite, lo salutò: "Si sta facendo piuttosto affollato qui, vedo…"
"Uh?" rispose l'altro, riuscendo finalmente a liberarsi. "Zoro? E tu che ci fai qua in mezzo?" chiese stupito.
"Potrei domandarti lo stesso, ma mi hai già fornito abbastanza spiegazioni poco fa, senza che te ne rendessi conto…" ghignò lo spadaccino. "Allora? Come va con… Giovanni?"
"N-Non… non pronunciare quel nome!", Sanji al solo udirlo fu scosso da violenti brividi; dopo essere sbiancato, il suo viso cominciò a prendere un colorito verdognolo.
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"Ehm signora"
"Sì, ci scusi…"
Entrambe le giovani donne della ciurma, già da un po' tentavano a turno di attirare l'attenzione della loro interlocutrice, ma quella niente, pareva proprio non sentirle. O meglio, per sentire le sentiva, il problema era che non capiva mai quello che le due ragazze cercavano di chiederle. Nami ad un certo punto, stanca di quel ridicolo giochetto, pensò che le maniere spicce si erano sempre rivelate, almeno per lei, le migliori e decise che quello era il momento di metterle in pratica; chiuse gli occhi, prese un bel respiro e…
"SIGNORA! CI PUO' DIRE DOVE POSSIAMO TROVARE L'UOMO IN GRADO DI COSTRUIRE BARCHE CHE ATTRAVERSINO IL MARE ACIDO?" sbraitò.
Robin si voltò di scatto completamente spiazzata dall'uscita della navigatrice, che in tutta risposta fece spallucce "A mali estremi... " spiegò.
"Cercate il vecchio Odas? Potevate dirlo subito, non c'era mica bisogno di urlare!" rispose la vecchietta alzandosi in piedi finalmente e mollando il suo lavoro sulla sedia. "Ah questi giovani d'oggi… venite con me!" ordinò perentoria. Nami non potè fare altro che alzare gli occhi al cielo, mentre una Robin sghignazzante, seguiva la vecchietta nel buio della via.
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"Sanchiiiii mon cheeeer! Dove ti sei nascosto? Dai, vieni fuori biscottino mio dolce!"
Giovanni, detto Jo, e la sua vocetta stridula, erano giunti sino davanti al nascondiglio dei due pirati e nel momento stesso in cui il cuoco l'aveva udito appellarlo in quel modo così smelenso, si era portato una mano alla bocca, cercando di reprimere un conato di vomito.
"E tu saresti un uomo?" commentò lo spadaccino squadrando con disappunto il compagno. Sembrava ci trovasse un immenso, quanto diabolico gusto, nel provocarlo.
"Taci! Tu non puoi capire! Non hai VISTO ciò che ho visto io!"
Sanji spalancò gli occhi in un' estrema espressione di terrore, segno evidente che era stato qualcosa di davvero, davvero orribile.
"Ovvio, io nn vado ad infrattarmi con esseri di dubbia natura sessuale."
"Certo, perché tu non ti infratti e basta!"
"Senti un po', sopracciglia a ricciolo io", ma Zoro non terminò mai quella frase perchè un
"GOROOOOOOOOO!!" urlato a pochi centimetri di distanza riecheggiò nell'aria, togliendogli completamente qualsiasi slancio combattivo.
"Argh…"
"Goro?" domandò Sanji notando l'espressione contrariata del giovane, che annuiva con poca convinzione. Fu allora che il suo viso si illuminò di una nuova consapevolezza.
"Ah! Ecco cosa diamine ci fai tu qua, ti stai nascondendo da quella creatura celestiale! Oddio Zoro…- lo guardò sorpreso - Non è che per caso sei…" prese ad insinuare il biondo, sorridendo maliziosamente, felice di potersi finalmente vendicare del compagno.
Lo spadaccino lo fissò per un attimo, alzando un sopracciglio in modo interrogativo, poi quando finalmente realizzò a cosa stava alludendo, non disse niente… preferì agire.
Il fendente fu parato con straordinari riflessi da Sanji, che nonostante il campo di battaglia impervio, era riuscito a sollevare una gamba ed a bloccare Zoro e la sua spada.
"Ma sei impazzito? Così ci scopriranno!" suggerì il biondo a mezza voce, rimanendo in equilibrio su un'unica gamba e mantenendo fermamente le sue preziose mani da chef in tasca. Non fece neanche in tempo a dirlo che davanti ai loro occhi cadde, tranciata perfettamente a metà, la tenda che li proteggeva da occhi esterni, rivelando così la loro presenza ai passanti e quindi anche alle due "signore" Calamita e Jo.
"Oh oh" sussurrarono ad una voce.
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"E come mai due giovani e belle ragazze come voi cercherebbero il caro vecchio Odas?" chiese inaspettatamente la vecchina, fermandosi non appena si furono lasciate di molto alle spalle la musica ed il vociare della fiera.
Le due giovani si guardarono e fu Robin a prendere la parola; riflettendo velocemente era giunta alla conclusione che mentire sarebbe stato controproducente.
"Questo Odas costruisce le uniche imbarcazioni in grado di arrivare all'Isla de Muerte, giusto? Bè, vorremmo che ce ne vendesse una."
Il nome dell'isola risuonò nelle orecchie della vecchietta come seguito da una strana eco. La donna trasecolò e fissando con occhi spauriti le due ragazze domandò: "Non vorrete andare davvero laggiù!? Quel posto è maledetto! Si dice che tutti quelli che han tentato di metterci piede sono morti tra atroci sofferenze ancor prima di riuscirci!" esclamò infine.
"Davvero? E allora da dove vengono tutte queste voci, se nessuno è mai sopravvissuto?" Nami, mani ai fianchi, con occhi risoluti si sporse verso la signora.
In effetti le sue parole avevano un chè di logico, pensò la donna. "Comunque non dovreste andarci da sole, è pericoloso!" rincarò, cercando in quel modo di farle desistere dal loro intento.
"Oh non si preoccupi per questo, non viaggiamo da sole." Intervenne laconica l'archeologa.
La signora spostò lo sguardo su ognuno dei loro volti e vi lesse una ferma determinazione. "Ho la sensazione che niente riuscirà a farvi cambiare idea, ho ragione?" butto lì poi con fare rassegnato.
"Infatti, quindi per favore ci dica dove trovare Odas" incalzò la rossa.
"Bè a quanto pare non ho scelta" sospirò la donna, riprendendo a camminare.
"Vedete quel picco laggiù?" fece poco dopo, indicando una roccia che si stagliava davanti a loro in lontananza, appena illuminata dalla pallida luna piena di quella notte. Le ragazze si accorsero di essere arrivate al termine della città, nel punto in cui si apriva un rosso deserto.
"Quello è chiamato il picco del coyote dormiente – riprese la vecchina - dovrete attraversare parte del deserto, ma per farlo vi consiglio di evitare se potete il villaggio indiano, è gente poco ospitale, anzi direi proprio ostile, comunque… una volta raggiunto il picco procedete verso est. Prima di arrivare all'altro lato dell'isola troverete una costruzione bianca, dalla forma un po'… strana, non fate quelle facce lo capirete appena la vedrete! Lì vive quello scienziato squinternato di Odas, che sarà ben lieto di darvi una mano, dato che è da una vita che studia l'Isla de Muerte, ma mai nessuno è tornato indietro a portargli le notizie di cui avrebbe bisogno per terminare i suoi saggi." La signora scosse la testa perplessa, poi si rivolse nuovamente alle giovani. "Venite, torniamo in città o i vostri compagni vi daranno per disperse" sorrise dolcemente, passando in mezzo alle due donne che si scambiarono un'occhiata divertita.
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Intanto, nel pieno cuore della fiera, qualcuno stava dando spettacolo; diversi abitanti della piccola West City si stavano radunando tutti intorno ad una sola bancarella, e quelli che ancora non l'avevano fatto si incitavano vicendevolmente ad andare a vedere che cosa stesse realmente accadendo e chi fosse il fautore di tanto clamore.
"Avete sentito? Un ragazzo ha sfidato il vecchio Slim e adesso sta acchiappando quasi tutti i suoi pesci!"
"Davvero?"
"Certo e devono essere parecchi visto quella folla che si è formata lì intorno "
"Andiamo a vedere anche noi!"
"Ne ha pescati altri sei in un colpo solo!"
"Ma come diavolo fa?"
Gli spettatori della prima fila, se così si potevano chiamare, erano sempre più stupiti, non riuscivano a capire in che modo Rufy fosse capace di prendere tutti quei pesci; nessuno vedeva i suoi movimenti, tanto erano diventati veloci e precisi. Il ragazzo, dal canto suo, era felice come un bambino e ad ogni colpo inferto alla vasca e pesce pescato, sfoderava uno dei suoi famosi sorrisi.
Tutto questo finchè il vecchio Slim, esasperato dall'andamento di quella gara, che alla fine, ne era quasi certo, gli avrebbe fatto perdere un sacco di soldi, decise di giocarsi il tutto per tutto ricorrendo alla sua ultima risorsa, il suo asso nella manica: il più grande e perciò pesante pesce rosso che aveva. The King era il suo nome e fu così che lo presentò al suo giovane avversario posando davanti a lui, ancora accucciato, un'enorme teca di vetro piena d'acqua, mentre la folla assisteva alla scena, in attesa di conoscere come si sarebbe conclusa quella che si stava rivelando la sfida più avvincente nella storia del 'Bufalo Canuto's Day'.
"Se riuscirai a pescare anche the King, prometto di non farti pagare tutti i retini che hai rotto prima di riuscire a pescare quasi tutti i miei pesci, allora che ne dici ragazzo? Ci stai?"
Rufy lo osservò per qualche secondo mentre la folla ammutolita, sembrava trattenere il respiro in attesa di una sua risposta positiva. Il giovane pirata ghignò.
Qui c'era in ballo un titolo 'regale', e chi meglio che il futuro re dei pirati avrebbe potuto acchiappare il re dei pesci rossi?
"E sia!" rispose allora, alzandosi finalmente in piedi, fissando il suo sfidante con aria decisa, mentre dal pubblico partivano ovazioni e grida di gioia. Qualcuno si arrischiò persino ad avvicinarsi al ragazzo e colto da un impeto di eccessiva contentezza, dovuta alla risposta appena udita, si prese la libertà di congratularsi con lui, dandogli una sonora pacca sulla spalla destra.
"Ebbravo figliolo! È così che si fa! Le sfide più son difficili e più si devono accettare!" esclamò con enfasi.
Le grida di festa si chetarono in un secondo quando i più si resero conto che, dopo quel semplice gesto, i baffi del giovane straniero, di cui fino ad allora avevano ignorato il nome, finirono col cadere a bagno nella vasca situata ai suoi piedi.
Tutti lo fissavano adesso più che stupiti, spostando lo sguardo dal suo viso ad uno dei manifesti affissi sul muro, proprio di fianco al banchetto del vecchio Slim.
Il tempo sembrò essersi fermato per un istante, finchè il silenzio non fu rotto da una giovane voce che proferì le parole: "Cappello di paglia!"
Da lì al delirio più totale non passò che qualche secondo.
Tutti cominciarono a gridare e scappare in ogni direzione, strattonandosi e spingendosi a più non posso.
"PIRATIIII"
"CAPPELLO DI PAGLIA E I SUOI SONO QUII! SI SALVI CHI PUO'!!!"
"CI ATTACCHERANNO!!!"
"FUGGITEEE!!!"
A Slim per la sorpresa quasi venne un infarto: mettersi a gareggiare non soltanto con un pirata, ma addirittura con uno tanto pericoloso da avere una taglia da 100.000.000 di berry sulla testa. Follia! Perciò balbettò qualcosa del tipo "Tutto gratis! Offre la casa! Addio!" prima di dileguarsi, abbandonando pesci e pirata, soli in mezzo alla strada.
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"AAAAAAAAAAAAAHHHH PIRAAAAAAAAATIIIIIIIIIIIIIIIIIIiiiiiiiiiiiiiiiiiiIIIIIIIIIIIIIIIII!!!!" Proprio nel momento in cui Zoro e Sanji temevano di essere ormai perduti, un urlo quasi disumano giunse a salvarli, catturando l'attenzione della sceriffa e distogliendola per un attimo dal suo interesse per loro.
"Pirati?" domandò accigliata la bella Calamita, voltandosi nella direzione da cui proveniva quel grido.
Con fare rassegnato Sanji si accese una sigaretta mentre lo spadaccino chiuse gli occhi, rinfoderando la katana con calma innaturale. La frittata ormai era fatta, qualcuno dei loro, entrambi chissà perché avrebbero scommesso su quella testa di gomma del loro capitano, si era fatto scoprire.
Al suono metallico prodotto dalla Wado Ichimonji, la sceriffà sembrò risvegliarsi dai propri pensieri e si voltò nuovamente, puntando i suo occhi scuri in quelli del giovane Goro, realizzando soltanto allora la vera identità della persona che aveva di fronte.
Jo intanto, al solo sentire tutte quelle grida e nel vedere tutte quelle persone correre da ogni parte come se fossero impazzite, fu colto da un mancamento e quasi si accasciò su Sanji che molto poco galantemente si scostò, lasciando che il poveraccio franasse a terra sollevando una nuvola di polvere.
A chiudere il simpatico quadretto, quasi fosse un'eco lontana, arrivò un altro grido; l'ennesima voce che si univa alle altre ed a tratti riuscì a sovrastarle.
"LA MARINAAAAAAA!"
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Robin e Nami stavano tornando verso la festa, accompagnate dalla vecchia signora, quando le urla spaventate degli abitanti di West City le raggiunsero, seguite anche dalla folle e disperata corsa di alcuni degli abitanti.
"Ma che diavolo sta succedendo?" domandò stupita la vecchia, mentre un paio dei suoi concittadini le sfrecciavano accanto.
In un attimo le due donne compresero la situazione e si scambiarono uno sguardo d’intesa. Entrambe si stavano chiedendo come avrebbero fatto ad uscire da quell’impiccio. Robin fece un gesto, come a voler comunicare alla compagna che se ci fosse stato bisogno avrebbe potuto sfruttare i poteri del frutto del diavolo, ma Nami, con un impercettibile movimento del capo, le fece cambiare idea.
Intanto la vecchietta si guardava intorno frastornata,
quando si sentì afferrare sotto un braccio.
"Scappiamo vecchia Mab! I PIRATI!"
Il braccio e la voce appartenevano ad uno dei giovani cowboys, conosciuto dai più come "il Lesto".
"Come sarebbe a dire? I Pelati?!? Perché dovremmo scappare dai pelati? Il mio povero e defunto marito era pelato, eppure era un brav’uomo e affascinante aggiungerei! E poi mollami subito il braccio e cerca di spiegarti meglio!". Il giovane la lasciò per poi cominciare il suo racconto in modo piuttosto concitato, ed evidentemente preoccupato saltellava sul posto come a rafforzare l’idea della fuga.
"Cappello di Paglia è in città, e mi ci giocherei cavallo e speroni che non è da solo, probabilmente c’è anche il resto della ciurma! Come se non bastasse è arrivata anche la Marina! Qualcuno giù al porto, dice di aver visto un tizio piuttosto imponente, che andava in giro a torso nudo, avvolto da un alone di fumo bianco, seguito da un folto gruppo di agenti della marina! Dobbiamo svignarcela alla svelta, prima che si scateni il finimondo!"
Le due giovani si scambiarono nuovamente un’ occhiata
preoccupata, la cosa però stavolta non sfuggì alla vecchia Mab, che a dispetto
di quel che poteva sembrare, era una donna piuttosto sveglia.
"Ah." Fu la sua laconica risposta. Il giovane la guardò sconcertato, gli pareva
impossibile che la vecchia non avesse fatto una piega a quella notizia. "Se
proprio dobbiamo andarcene, vorrà dire che ce ne andremo…" decretò, prendendo
sotto braccio il giovane ed avviandosi tranquilla nella direzione opposta a
quella da cui era giunta. "Solo che io ho una certa età e capirai che non posso
correre a rotta di collo per mezzo paese"; il tono che stava usando era pacato e
tranquillo, poi si voltò verso le ragazze, continuando a camminare. "Allora
ragazze, mi raccomando… state attente!" e strizzò loro un occhio, prima di
voltarsi nuovamente verso il giovane, ormai stretto nella sua morsa, e
riprendere la sua strada.
Robin e Nami la guardarono stupite ma sorrisero. La
vecchietta la sapeva proprio lunga.
"Andiamo, credo che qualcuno avrà bisogno del nostro aiuto. Se Smoker è
sull’isola, non sarà facile farla franca e Rufy si è anche fatto beccare, razza
di demente!"
Robin con la sua solita aria tranquilla sorrise. "Guarda il lato positivo, adesso abbiamo le informazioni che ci servivano."
"Già! Andiamo a recuperare i ragazzi e poi tutti al picco!" Esclamò la rossa, battendo un pugno sul palmo della mano, con convinzione.
**
"… quindi mi chiedevo se potesse essere così gentile da indicarci come fare ad arrivare in città.." domandò la ragazza coi capelli corti, rimanendo ostinatamente in attesa davanti ad un bellissimo andaluso nero, come se si aspettasse che l'animale da un momento all'altro potesse proferir parola. Intanto uno dei marinai di una delle navi mercantili attraccate al porto, le passò di fianco, la superò, continuando ad osservarla e mentre le rivolgeva uno sguardo assai perplesso, finì lungo disteso, dopo essersi scontrato ed aver scavalcato in volo un carretto carico di pesce.
"Tashigi, con chi diavolo stai parlando? Rimettiti gli occhiali stordita!" tuonò subito dopo una voce profonda.
La giovane bruna allora, si frugò velocemente nella tasca del giubbotto e ne tirò fuori un paio di occhiali dalle lenti spesse. Strizzò un paio di volte gli occhi e finalmente riuscì a mettere a fuoco il cavallo; una smorfia di disappunto le si dipinse sul volto, mentre si volgeva preoccupata al suo superiore. Smoker, davanti a lei, camminava con passo pesante ma spedito, in mezzo alla via che lo avrebbe condotto dal porto al centro di West City.
**
Intanto, Sanji e Zoro erano riusciti a scampare miracolosamente ad un sicuro scontro con la bella Calamita. In loro soccorso era giunta infatti una massa di gente terrorizzata ed urlante, che aveva travolto lei ed il caro Jo, trascinandoli chissà dove. I due giovani pirati avevano perciò colto la palla al balzo ed erano fuggiti, pensando bene di andare a recuperare capitano e ciurma restante.
Proprio mentre svoltavano ad un angolo però si scontrarono con qualcuno.
“Ma guarda dove vai razza d’imbe-Zoro?”
Nami stava quasi per franare a terra dopo quella botta, ma lo spadaccino l’aveva prontamente afferrata per un braccio evitandole una rovinosa caduta; una volta ritrovata la posizione, la rossa notò alle spalle del giovane una leggera nuvola di fumo.
“Anche tu Sanji??”
“Rufy si è fatto beccare” risposero i due all'unisono. “E togliele le tue manacce di dosso marimo!" sbraitò poi inviperito il cuoco, calmandosi soltanto una volta che lo spadaccino ebbe lasciato la presa sul polso della sua bella cartografa, mentre lei commentava la sceneggiata sollevando gli occhi al cielo.
"Comunque, se questo non bastasse – riprese quindi ricomponendosi il biondo - sono arrivati anche quelli della marina.”
“Non che questo sia un problema.” sogghignò sadico di rimando Zoro, mettendo mano alla spada e pregustando già il sapore della battaglia.
“Il problema infatti è un altro, con loro c’è anche Smoker." Esordì a quel punto Robin. La presenza del marine era quel che più preoccupava l’archeologa; sapeva bene che quell'uomo si sarebbe rivelato un'ostacolo difficile da sormontare e che avrebbe fatto di tutto per metter loro i bastoni tra le ruote, per non parlare poi di un bel paio di manette di algamatolite marina intorno ai loro polsi. Si appoggiò pensierosa al muro, incrociando le braccia al petto.
“In effetti questo rende le cose un po’ più difficili.” continuò Sanji. Zoro dal canto suo sollevò un sopracciglio, perplesso. Perfetto… se Smoker era sull'isola, questo voleva dire una cosa sola: che c’era pure quella fanatica delle spade con lui.
Due stordite al prezzo di una ed un problema in più per me, si disse leggermente esasperato, pensando a quello che lo avrebbe aspettato.
“Forza allora, non perdiamo altro tempo, recuperiamo gli altri!” li esortò quindi sbrigativo, prendendo una direzione a caso.
Fortuna che Nami fece un eloquente segno a Robin; la mora dopo essersi messa in posizione, moltiplicò le braccia e riuscì a bloccare lo spadaccino, prima che questi si addentrasse in chissà quale remoto angolo della cittadina, perdendosi irrimediabilmente.
**
La situazione non era delle migliori nemmeno per i restanti
membri della ciurma. Anche Usop
e Chopper erano stati travolti da una massa di
persone spaventate ed urlanti, ma il caso ci aveva messo lo zampino e li aveva
condotti proprio davanti alla bancarella delle spezie a cui anelava il cecchino.
Il banchetto era lì, davanti a loro che li attendeva sguarnito di proprietario e
clienti.
Proprio nel momento in cui gli occhi del nasone s'illuminarono alla vista di tutti quei sacchi pieni di polverine colorate ed invitanti, il giovane udì un cowboy sgolarsi che dal porto stavano arrivando quelli della marina. Chiuse gli occhi rassegnato. Non gli ci era voluto molto per realizzare che la scelta migliore che lui ed il suo compagno potessero fare in quel momento, fosse quella di arraffare tutto l'arraffabile e svignarsela il più in fretta possibile.
Perciò alla fine i nostri erano divisi in tre gruppi, sparsi chissà dove per West City.
Chi più chi meno però, era consapevole del fatto che avrebbero dovuto riunirsi ed organizzare al meglio la loro partenza dalla cittadina, prima di ingaggiare una battaglia con Smoker ed i suoi, che sicuramente non avrebbe portato a niente di buono ed avrebbe soltanto fatto perder loro del tempo prezioso.
Questo almeno era il pensiero di Nami, mentre correva insieme al resto del suo gruppo verso la piazza in cui qualche ora prima avevano lasciato il capitano. Quando però lei, Robin, Sanji e Zoro si trovarono davanti la scena di Rufy che, chino su una enorme teca di vetro, osservava incuriosito quel pesce gigante, punzonandolo sul dorso ed incurante della gente che intorno a lui prima lo additava e poi fuggiva, il braccio della rossa agì prima della sua mente. Loro erano preoccupati sul da farsi e lui che faceva? Si gingillava con quell'essere abnorme e pinnato! Stupido che non era altro!
I tre compagni videro soltanto qualcosa di colorato e non ben definito, volare a velocità supersonica e centrare in pieno la testa del loro sciagurato capitano.
"ALLORA SEI PROPRIO DEFICIENTE!!!" Sbraitò la navigatrice, mentre Rufy finiva a far compagnia al pesce nella teca, annaspando nell'acqua e rischiando perciò l'annegamento.
"MA IO TI FACCIO FUORI!" continuò sempre più in preda all'ira, una volta raggiunto il ragazzo e tentando di finirlo, affogandolo a mani nude e con l'aiuto di qualche pedata, con Sanji che cercava di fermarla preoccupatissimo (più per le coronarie della ragazza, a dire il vero, che per le sorti del suo capitano).
Durante questa "allegra" rimpatriata fu Zoro ad accorgersi per primo dell'arrivo, dalla direzione opposta alla loro, degli ultimi due elementi del gruppo. Chopper correva a quattro zampe carico di sacchi con al suo fianco Usop, che urlicchiava gracchiante come un lumacofono rotto, qualcosa riguardo al non mischiare certe sostanze.
Adesso che erano di nuovo tutti insieme, non restava altro che decidere come e dove si sarebbero diretti.
"Non per interrompere il vostro triangolo amoroso…" esordì Zoro ad un certo punto, richiamando l'attenzione di capitano, navigatrice e cuoco, che avevano ingaggiato una specie di corpo a corpo a tre. "C'era da pianificare una partenza, o sbaglio?"
"Non è colpa mia se abbiamo un capitano idiota, che ogni santa volta ci crea dei problemi" puntualizzò Nami, tenendo con forza per un orecchio il capitano, fiancheggiata da Sanji che, tranquillizzatosi per la salute della ragazza, si accendeva calmo l'ennesima sigaretta.
"Dov'è che andiamo?" chiesero sorpresi da quell'improvvisa decisione, Chopper e Usop.
"Dal vecchio Odas – spiegò Robin – il fabbricante delle navi che ci permetteranno di approdare all'Isla, anche se il problema più grande è in quale modo lo raggiungeremo… e con la Marina che presto saprà della nostra presenza qui, non sarà affatto facile trovare un mezzo di trasporto" continuò pratica.
"E' più semplice di quel che pensate, invece".
Tutti si voltarono nella direzione da cui proveniva quella
voce e ciò che videro li lasciò stupefatti. Davanti a loro infatti, c'erano
Calamita Jay, il vecchio Jo
e, stentavano persino a crederlo possibile, niente
e popò di meno che CoW Boy! Tutti e tre montavano un cavallo dal manto pezzato e
tenevano strette in una mano le briglie di un altro puledro, uno dei quali
carico di sacche imbottite.
"E questo che significa?" domandò sospettoso lo spadaccino, già pronto ad estrarre una delle sue spade. Anche gli altri erano scattati, come mossi da un comune pensiero… tutti, tranne Rufy.
"Ci sono anche delle scorte di cibo" suggerì la sceriffa, smontando da cavallo.
"CHE BUONIIIIII!!! WAAAH! AVEVO PROPRIO FAME! Grazie!" gridò come ripresosi da uno stato di semi-trance il giovane dal cappello di paglia, lanciandosi su uno dei cavalli e cominciando ad addentargli famelico una coscia.
Il cavallo nitrì violentemente prendendo a scalciare.
"NON LORO, IMBECILLE!" ululò la povera Calamita esasperata, tentando di fermarlo come meglio poteva; era poi sopraggiunto in suo aiuto Sanji, che con una pedata ben assestata, era andato a staccare Rufy dalla sventurata bestia.
Nonostante gli altri paressero aver accolto la situazione di buon grado, Zoro restava il meno convinto dal capovolgimento della situazione. Da che si ricordava, soltanto una persona, una volta, nonostante avesse avuto l'opportunità di catturarli, li aveva lasciati fuggire. In quella circostanza però loro gli avevano salvato la vita. Ma la sceriffa e soprattutto Cow Boy, non dovevano loro niente. Decise che comunque, l'unica cosa da fare fosse quella di osservare come si evolvevano le cose, nel caso ce ne fosse stato bisogno sapeva che anche gli altri avrebbero agito di conseguenza.
"Ehi... giù le mani."
La profonda e calma voce di Cow Boy lo riscosse in un attimo dai suoi pensieri.
Il tizio in questione aveva appoggiato una mano sulla spalla del cuoco, mentre con l'altra era già sul ferro dentro la fondina. Il suo intento era più che chiaro: bloccare le avances che il biondo stava facendo alla sceriffa, poichè la cosa, manco a dirlo, non doveva andargli giù neanche un po'.
Sanji assunse immediatamente un'aria seria, il suo viso contratto in un'espressione torva; fu un cambiamento così repentino ed inaspettato che a Cow Boy per un attimo parve di trovarsi di fronte un'altra persona e ne fu talmente spiazzato che ritrasse titubante la mano, restando comunque a fissarlo con una minaccia nello sguardo.
"C.B. per favore..." disse Calamita mettendosi tra i due, cercando di convincere l'amico.
"Ok… ma sai che se sono qui è soltanto perchè mi hai quasi pregato e sai anche, che non sono d'accordo con la tua decisione, se fosse per me li avrei già consegnati alla Marina" rispose grave il giovane, che inspiegabilmente lanciò una strana occhiata a Zoro, prima di staccarsi dal gruppo ed andare ad appoggiarsi ad uno dei pali che sorreggevano i teli del banco del vecchio Slim. Incrociò le braccia, intenzionato a non dire, nè tantomeno fare, niente. Ovviamente a meno che non ce ne fosse stato un reale bisogno.
Passò un attimo di silenzio subito interrotto da un suono estremamente familiare.
Un lumacofono.
I pirati si voltarono tutti verso Nami, con una domanda implicita nello sguardo, ma la ragazza dopo aver buttato un occhio alla sua scollatura, sollevò le braccia, stupita. "Non è il mio" negò.
"Si, ho capito… certo… se li avvisto, vi avverto immediatamente…"
Calamita Jay teneva sollevato un piccolo lumacofono e si era portata al volto un ricevitore a forma di stella, con su scritto sheriff. Mentre parlava con lo sconosciuto dall'altra parte del filo, aveva uno sguardo preoccupato, ma la voce era chiara e tranquilla, non tradiva alcun turbamento o preoccupazione.
"No… D'accordo."
Terminò la comunicazione, poi sollevò la testa e puntò i suoi occhi scuri in quelli dello spadaccino.
"Dovete andare."
A quelle parole Usop cominciò a gridare, lamentandosi
preoccupato. Non si fidava né di Cow Boy né della sceriffa, per non parlare di
quel losco figuro di Jo
… temeva l'arrivo della Marina e di essere acciuffato,
giudicato e giustiziato tutto in una volta.
Chopper si nascondeva, come sempre nel modo sbagliato, tremolante dietro una gamba dello spadaccino, che al contrario di alcuni suoi compagni era rimasto immobile e sosteneva lo sguardo della donna; di fianco a lui, Sanji lanciava a terra il mozzicone della sigaretta ormai consumata, infilando poi la mano in una delle tasche dei pantaloni. Rufy poco più lontano, aveva cominciato a sorridere felice, già pregustava il sapore dell'ignoto: un'altra partenza uguale una nuova avventura.
Nami, dal canto suo, aveva guardato preoccupata la compagna più grande, che in risposta le aveva rivolto un sorriso rassicurante.
"Purtroppo non c'è un cavallo per ognuno di voi" continuò la sceriffa "il piccoletto dovrà portarlo dietro qualcuno".
Zoro annuì. Si era accorto che la donna sembrava parlare esclusivamente con lui.
Calamita fece poi un cenno a Jo
che seppur con qualche
mugolio e malcelato disappunto, dato che non avrebbe proprio voluto che il suo
adorato biscottino se ne andasse, scese da cavallo imbronciato e col labbrino
tremulo, tentando poi di avvicinarsi a Sanji per salutarlo, ma questo si era
preventivamente nascosto dietro l'archeologa.
Nami intanto aveva già cominciato a fare conoscenza con gli animali, dopo averne carezzati sul muso un paio, era partita con la sua solita mania di dare nomi…
"Sì sì, ho deciso, tu sarai Pelosetto… e tu Crinierina!"
L'animale che aveva indicato per secondo fece una smorfia.
"Ehm, Nami ma lui veramente è un maschio" intervenne prontamente Chopper; la ragazza lo ignorò volutamente.
"E lui si chiamerà Patacca!" esclamò d'un tratto euforico Rufy, appena ripresosi dai colpi inferti poco prima da Sanji.
"Patacca? Ma che nome è?" ribattè prontamente una schifata Nami.
"Sarà bello Pelosetto…" commentò a tono più basso Usop, che nonostante tutto venne udito dalla rossa e perciò subito redarguito con un cartone in mezzo ai denti.
"Tornando a noi… tu sarai Macchietta, tu Dentone… e tu, che sembri Zoro nei suoi momenti migliori – disse poi indicando un cavallo che se la stava ronfando beato, dal manto chiaro ma con una macchia nera sul muso che ricordava molto la bandana dello spadaccino – tu sarai Pisolo"
"La vogliamo finire con queste idiozie???" sbottò a quel punto Zoro, ormai snervato, lanciando un'occhiataccia alla navigatrice.
Robin fu la prima a montare in sella, ignorando quell'acceso battibecco; fu seguita quasi immediatamente dal cuoco che però si guardava nervosamente intorno. "Ho una brutta sensazione" disse, parlando più a se stesso che al resto della ciurma, mentre Rufy tentando di salire sul suo amico Patacca, saltando direttamente a cavalcioni, finì col dare le spalle alla testa dell'animale.
Zoro si issò infine su Pisolo, aiutando poi a salire anche il piccolo alce, che si aggrappò come meglio potè alla criniera.
Anche Usop aveva finalmente preso posto sul suo destriero, come lui l'aveva appellato, vantandosi baldanzoso di essere un ottimo cavallerizzo.
Nami invece era già in sella a Pelosetto, ma c'era qualcosa di strano nell'aria… lo sentiva nel vento, che pareva sussurrarle parole misteriose all'orecchio. Cominciò perciò a guardarsi attorno, come Sanji, quando in lontananza scorse una strana nube bianca, che sembrava avvicinarsi minacciosa da una delle vie che convergevano nella piazza in cui si trovavano.
Anche Calamita, così come lei, comprese immediatamente; la sceriffa si lanciò verso il cavallo di Usop esclamando un concitato "ANDATE!" e schioccando sul sedere dell'animale una sonora pacca che lo fece impennare e poi partire al galoppo. Usop preso alla sprovvista, mancò le redini e finì col restare penzoloni, incastrato con un piede nella staffa. Il suo grido disperato si perse nella notte, accompagnato dall'ululato di un coyote solitario.
Sanji girò il suo cavallo, ringraziò con una specie di inchino Calamita, che rispose con un cenno del capo, e partì al galoppo col cavallo che portava le scorte.
Anche Robin e Nami spronarono i loro cavalli e ringraziarono la donna, seguendo a ruota i loro due compagni.
Erano rimasti solo i cavalli di Zoro e Rufy, che grazie al cielo aveva capito come cavalcare in modo corretto.
Lo spadaccino con un lieve movimento del capo parve comunicare qualcosa al suo capitano. Calamita dopo quel gesto vide Rufy partire, anche lui al galoppo e lo sentì poi gridare un: "GRAZIEEE!! NON LO DIMENTICHEREMOO!!" seguito da uno "YAHOOOOOOOOOOOOOOOOO!" che risuonò nelle orecchie della donna come un'eco lontana e la fece sorridere serena.
Pisolo a quel punto trotterellò davanti alla giovane, scalpicciò un attimo con le zampe e col muso andò a cercarle la mano per farsi carezzare, attirando così la sua attenzione. Calamita passò lentamente un paio di volte la mano sul muso del cavallo, che chiuse gli occhi, gradendo il calore di quel gesto, infine la giovane sollevò il capo e guardò Zoro.
"E voi che farete adesso?" chiese lui serio.
Cow Boy apparve proprio in quel momento accanto alla sceriffa e ghignò con un lampo di divertimento sadico negli occhi.
"Non preoccuparti per noi, ce la caveremo."
Zoro fissò di nuovo Calamita che annuì.
"Stanno arrivandooooo!!!" piagnucolò a quel punto disperato
Jo
, avvertendoli che ormai i marine erano vicinissimi.
"Grazie." Disse soltanto Zoro e dopo averli salutati tutti con un movimento del capo, tirò a sè le briglie di Pisolo che a quel comando rispose impennando. In un attimo l'animale scattò e i due pirati partirono a razzo, lasciando dietro di loro soltanto una nuvola di polvere, mentre i tre cittadini di West City che li avevano aiutati a fuggire, li guardarono sparire nel nero manto della notte...
**
Mentre i nostri cominciavano la loro traversata del deserto, qualcun altro a loro insaputa stava navigando verso l'Isola.
"AHR AHR AHR… AGRRRRRRRR" il pirata, guardava il proprio riflesso nel piccolo specchio che aveva da poco tirato fuori da un cassetto della scrivania.
Era già da un bel po' di tempo che se ne stava in cabina, seduto sulla sua adorata poltrona rossa. Il motivo ufficiale del suo isolamento era che doveva riflettere sul come si sarebbero dovuti muovere una volta che avessero raggiunto terra, in realtà, preso dalla noia, si era messo con serie intenzioni ad allenarsi… da qualche ora provava davanti allo specchio a tirar fuori espressioni malvagie, terrificanti ed inquietanti, accompagnandole persino con qualche esclamazione, parola o improperio, per dare loro maggiore enfasi e credibilità.
Piccio intanto osservava il proprio padrone, con la solita flemma e sonnolenza nello sguardo, sbattendo con cadenza regolare la propria coda vicino alla bottiglia di rhum che giaceva ormai vuota sul tavolo.
"Uhm… no questa non va bene, non ci siamo proprio" continuava Le Chad trasfigurando il proprio volto in una serie di smorfie impossibili.
Era ancora tutto preso dall'ultima espressione che era riuscito a fare e che gli aveva dato la maggiore soddisfazione quella sera, quando in un attimo la porta della sua cabina si spalancò.
"Capitano, Geremia dalla coffa ha avvistato la luce di un faro!".
Colin, uno dei suoi migliori uomini, era entrato di corsa portando notizie di un imminente attracco, e la scena che si era trovato davanti era molto simile a quella che può offrire la reazione di un bambino beccato da un genitore con le dita dentro un barattolo di marmellata: il capitano con un unico movimento aveva arraffato qualcosa di non ben definito sul tavolo, insieme ad alcune carte, la bottiglia di rhum vuota e la coda del suo animaletto, che però era scomparso un attimo dopo.
"Ma porco di un mondo Colin! Non si usa più bussare?!" chiese tutto trafelato cercando di riprendere una posizione il più normale possibile, tentando anche di respirare.
Il giovane aveva incrociato le braccia e si era appoggiato alla porta, guardando con una punta d'ironia il proprio superiore, che con poca non chalance riponeva l'oggetto misterioso nel cassetto della scrivania.
"Bè? Cosa c'è di così importante da farti venire qui a disturbarmi??" chiese a quel punto Le Chad con fare serio, appoggiando i gomiti sul tavolo e cominciando a fissare il compagno. "Non sarà certo solo la luce di un faro, immagino."
"Pensavo che le avrebbe fatto piacere sapere che attraccata al porto, c'è una nave di nostra conoscenza." Spiegò serafico il giovane, tirando fuori da una tasca uno dei suoi coltelli e cominciando a lanciarlo in aria per poi riprenderlo subito dopo.
Una luce malvagia attraversò gli occhi di Le Chad ed un sorriso maligno prese forma sul suo viso.
L'allenamento aveva dato i suoi frutti…
Continua...
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