Ben approdati anche qui! 

So perfettamente che vi starete chiedendo in cosa consiste la sezione Jolly Roger ed io, che sono una persona che ama immensamente dare spiegazioni (da notarsi l'inflessione "leggermente" sarcastica dell'esclamazione) sono pronta ad illuminarvi.

Dato che One Piece, nonostante sia un manga piuttosto ricco, è pur sempre una storia di pirati, abbiamo pensato fosse doveroso dedicare a questi affascinanti personaggi uno spazio tutto loro. 

Perciò, se qualcuno di voi è curioso e vuole saperne di più, ecco che vi si offre l'opportunità di approfondire l'argomento con qualche modesta informazione, con la speranza che vi sia gradita!

 

 

PIRATI

 

Qual è l'immagine che sovviene alla mente quando si sente parlare di pirati?

L'iconografia o la fantasia collettiva li dipinge come uomini brutti, sporchi e cattivi; barboni con la bava alla bocca, mostri sprovvisti di arti, armati di puntuti uncini strazia carni o da favolose quanto tarlate gambe di legno e muniti di bende nere che contribuiscono a celare la mancanza di un occhio.

Se inoltre la fantasia si sforza ancora un po’, li possiamo anche vedere a bordo di un magnifico veliero, vestiti di tutto punto, in compagnia di uno spelacchiato quanto noioso pappagallo, pronti all'arrembaggio con la fedele arma stretta in mano.

Personaggi mitici insomma, in continua lotta per la sopravvivenza.

Ma i pirati sono davvero solamente questo?

Quanto di quello che immaginiamo si avvicina alla realtà?

Direi che sarebbe meglio proseguire per punti... giusto per non fare confusione. (Parlo per me ovviamente!)

 

PIRATERIA

 

La pirateria della quale si sente parlare più spesso, nei romanzi, nei film magari un po' datati e a volte anche nei documentari della premiata ditta Piero Angela&Co. o in quelli di Cecchi Paone se preferite, è indubbiamente quella che si colloca tra il sedicesimo e diciottesimo secolo, quella che vede come protagonisti i pirati inglesi, francesi, olandesi e portoghesi. La storia ovviamente ci ricorda che anche in epoca più antica la pirateria era una realtà già presente anche se con caratteristiche leggermente diverse da quelle che siamo soliti immaginare, basti pensare ai romani, ai greci e più tardi ai cornuti vichinghi e ai feroci saraceni.

I pirati si aggiravano per lo più nei mari del sud, in quei luoghi mitici che hanno acceso la fantasia dei più famosi scrittori del settore e che fanno sognare assolate isole caraibiche immerse nel verde, circondate dal blu intenso del cielo e del mare.

Possiamo classificare i pirati in tre principali categorie:

 

Corsari: Ovvero i raccomandati!

Erano in pratica combattenti regolari, autorizzati dal sovrano di un paese a compiere scorribande e depredare i nemici dello Stato, in cambio di una cospicua percentuale sul bottino recuperato. Ovviamente da delinquenti quali erano non sempre rispettavano il patto di non attaccare alleati o paesi neutrali, comunque... avevano per dirla in termini James Bondiani la "licenza di uccidere" e pertanto se ne approfittavano alla grande.

 

Pirati: Sono tutto ciò che è illegale. (Quindi anche la mariyuana è Pirata? No... quella è un'altra storia)

Al contrario dei corsari, questi non lavoravano per nessuno se non per sé stessi e depredavano navigli, navi mercantili o qualsiasi veliero gli si parasse dinnanzi, senza distinzione, semplicemente per gusto personale e, lasciatemelo aggiungere, secondo il mio modesto parere, per appagare un loro sadismo intrinseco.

Una delle differenze più grandi tra corsari e pirati era il fatto che quando uno di essi veniva catturato, nel primo caso, veniva semplicemente imprigionato (vedi la licenza), nel secondo caso invece, veniva impietosamente impiccato.

 

Bucanieri: Chi sono costoro? Sono anch'essi dei pirati... in un certo qual modo.

Inizialmente questo era il nome che veniva dato ai coloni che abitavano l'isola di Haiti; nome che deriva dal modo in cui affumicavano la carne sul "Boucan".

Si trattava per lo più di cacciatori e pastori, che dopo aver subito razzie di ogni tipo da parte degli spagnoli, non avendo più nessuna risorsa da sfruttare sulla terraferma, la cercarono in mare, utilizzando ovviamente metodi non del tutto legali. Il loro covo preferito era l'isola di Tortuga.

 

CODICE DI CONDOTTA E ARRUOLAMENTO

 

Sulla nave esistevano diversi "personaggi", mescolanze razziali e culturali di ogni tipo, ma quello più importante, scelto in base alla determinazione, alla grande presenza di spirito e perché no anche alla forza, era ovviamente il capitano.

In ogni comunità pirata vigeva comunque una grande democrazia, le decisioni venivano prese collettivamente e c'era la possibilità di discutere di qualsiasi argomento, anche se non erano infrequenti le zuffe dovute a divergenze di opinioni (della serie: io sono democratico, tu non sei d'accordo con me? Allora ti spacco il grugno), se non altro servivano a spezzare la monotonia della vita quotidiana, purché non degenerassero in veri e propri duelli... assecondati a mio parere dai cori d'incitamento dei compagni che patteggiavano chi per una fazione e chi per un'altra, pronosticando il vincitore, scommettendo casse di rhum! Famosi infatti erano i "Toto Pirata". Ogni settimana si giocava la schedina-pergamena e a seconda di chi si pensava potesse essere il vincitore, bisognava segnare una X sull'1 per chi giocava in casa, sul 2 per quelli fuori casa e sulle tibie incrociate, se si pensava il duello finisse in parità :P (chiedo venia per questo attacco di deficienza)

 

Alcuni equipaggi avevano un codice di comportamento che doveva essere rispettato da tutti, ma proprio da tutti, senza alcuna distinzione, capitano e polena tettona compresi. 

Qui sotto sono riportate alcune delle regole:

1) Ognuno ha il diritto di voto nelle faccende ordinarie. Ha uguali diritti a provviste fresche e alla razione di liquore.
2) Nessuno deve giocare a carte o a dadi per denaro.
3) I lumi e le candele devono essere spente alle otto di sera.
4) Tenere il proprio pezzo (moschetto), la pistola e la spada puliti e pronti ad essere usati.    

5) Non è consentito salire a bordo ai ragazzi e alle donne.
6) Chi diserta in battaglia è punito con la morte o con l'abbandono in mare aperto.

 

L'arruolamento era una questione un po' più delicata.

Chi si imbarcava di sua spontanea volontà su di una nave pirata aveva sicuramente le sue buone ragioni, non lo faceva certo perché faceva figo o perché era di moda! 

A bordo si potevano trovare personaggi di ogni tipo: da coloro che per un motivo o per l'altro erano andati in rovina (indi per cui anche persone di un certo livello culturale, per chi pensasse che i pirati non fossero altro che ignorantoni, bramosi di sangue, con un frasario limitato a qualche bavoso: ahr ahr ahr!), dai diseredati, ai truffatori, ai ladri, ai disgraziati di ogni tipo... insomma! Una bella accozzaglia di gente che si era cacciata nei guai e che entrando a far parte di un equipaggio pirata di certo non avrebbe peggiorato la propria situazione.

D'altro canto però erano anche frequenti arruolamenti di tipo leggermente diverso e sicuramente meno spontaneo. L'esempio più lampante è il rapimento.

Per quel che se ne sa, lo sfortunato prescelto veniva "drogato" grazie ad un micidiale intruglio di oppio e alcool e una volta completamente privo di sensi e volontà, immerso in chissà quale trip fantastico, veniva portato a bordo.

Il malcapitato si risvegliava solo in seguito, quando ormai la nave aveva già preso il largo verso mete sconosciute e, privato di ogni bene, doveva per forza di cose accettare di diventare un pirata.

 

VITA IN MARE

 

La vita in mare per un pirata, nonostante quello che si possa pensare, poteva dirsi alquanto noiosa.

Quando non erano impegnati nelle loro eccitanti scorribande, i giorni a bordo passavano tutti uguali, tra la puzza di compagni accalorati e con l'alitosi, su una nave a volte poco adatta alla navigazione, magari persino un po' pigiati uno contro l'altro. Il pirata doveva quindi possedere una buona dose di pazienza per attendere, a volte anche per mesi, la possibilità di sfogare tutta la sua maschia virilità in un arrembaggio, senza lasciarsi sedurre dal fascino di una rissa tra compagni, cosa peraltro affatto infrequente.

Qui entrava in gioco la figura del capitano che con la sua sola presenza doveva incutere timore ed evitare che gli animi si scaldassero più del dovuto. Se la sua sola orribile presenza non era sufficiente, bastava che li riempisse di randellate o li mutilasse a casaccio, giusto per mantenere alto il suo livello di autorità.

Il lavoro a bordo comunque non mancava. Ogni pirata aveva compiti da svolgere, che riguardavano per la maggior parte di essi la capacità di dirigere la nave, modificando continuamente la posizione delle vele a seconda della rotta che si intendeva seguire. Inoltre era importante che venisse spesso controllato il cibo, per evitare che marcisse durante i lunghi mesi di navigazione.

Quando finalmente veniva avvistata una nave in lontananza, cominciava la parte più eccitante del viaggio.

I pirati si preparavano. Afferravano le loro armi e si portavano in posizione di combattimento: quelli armati di moschetto scattavano verso a prua, gli altri si appiattivano a terra per non farsi scorgere, stringendo tra i denti i coltelli e nella mano le proprie armi. Il timoniere si dirigeva a tutta velocità a fianco della nave che dovevano attaccare e una volta abbastanza vicini, i pirati agganciavano i nemici, e il capitano li guidava all'arrembaggio!

Solitamente gli attacchi andavano sempre a buon fine, e oltre che a far razzia di cose preziose, non era raro che i pirati si divertissero a fare dei prigionieri. Gli uomini solitamente venivano torturati, legati ad un albero della nave e bersagliati con bottiglie rotte. Per le donne il trattamento era un po' diverso, ma certo non meno violento. La signorilità non faceva certo parte del codice di comportamento di questi omoni e quando finalmente, dopo mesi di forzata castità (a meno che non si sfogassero tra di loro, O__O glissiamo che la scena si fa alquanto agghiacciante), si trovavano di fronte esseri umani di sesso opposto, non si facevano scrupoli a sfogare su di esse i loro ardori sessuali e poi gettarle a mare.

 

VITA A TERRA

 

La vita a terra era fatta di molto divertimento e pochi momenti lucidi.

Quando attraccavano in qualche porto solitamente i pirati erano stracolmi di grana e non si facevano alcuno scrupolo nel dare fondo ai loro tesori pur di appagare le loro voglie e i loro vizi. Si può quindi dire che l'arrivo dei pirati in una città, quando le loro intenzioni non erano quelle di saccheggiarla, era accolto con gioia e tripudio (magari accennando anche un principio di hola, ma questo non ci è dato saperlo) dai proprietari di locande e taverne.

Donne, bevande, cibo e gioco d'azzardo erano la loro delizia e la loro disgrazia. Erano in grado di spendere in una sola notte migliaia di denari e quando riprendevano il mare, dopo qualche giorno passato sulla terraferma, spesso ripartivano senza un soldo bucato.

E' anche vero che però quando erano a terra non tutto il loro tempo era dedicato al semplice e puro divertimento, i pirati dovevano anche occuparsi di fare rifornimenti per il prossimo viaggio e riparare la nave qualora fosse stata danneggiata. Portavano a bordo armi, cibo fresco, ma sopratutto quantità industriali di alcolici, più facili a conservarsi dell'acqua.

 

PUNIZIONI

 

Per chi trasgrediva alle regole, spettavano atroci punizioni.

Spesso veniva usato il famoso gatto a nove code. Il marinaio condannato doveva prepararsi da solo la frusta che lo avrebbe flagellato; frusta che però poteva essere utilizzata una volta sola poiché il sangue rappreso su di essa avrebbe potuto infettare le ferite degli altri flagellati. Della serie: va bene sodomizzarli, ma non lasciare che le loro ferite si infettino... un po' di umanità suvvia!

 

JOLLY ROGER

 

Il Jolly Roger non è altro che la bandiera pirata.

Ci sono diverse teorie che spiegano da dove provenga questo nome, anche se si è più propensi a pensare che derivi dal nome del diavolo: "Old Roger".

La bandiera pirata più classica è di colore nero e mostra il disegno di un teschio e tibie incrociate, simbolo di morte e distruzione. Ogni capitano pirata aveva la possibilità di scegliere il proprio vessillo e di modificare la bandiera a suo piacimento.

E' anche vero però, che alla classica bandiera nera, si affiancava la ancor più temibile bandiera rossa. L'esposizione della bandiera rossa, da parte dei pirati, stava a significare che in battaglia non sarebbe stata mostrata alcuna pietà.

 

ARTI MANCANTI

 

Per un pirata era facile venire ferito in battaglia.

Quando non c'erano possibilità di recupero, veniva chiamato il medico di bordo, che molto spesso non era altri che il cuoco, che armato di sega, eseguiva crude operazioni volte a tagliare completamente l'arto ferito.

Dopo aver eseguito il suo compito non restava altro che attendere che cessasse l'emorragia.

Raramente queste operazioni erano portate a termine con successo, ma se tutto andava per il verso giusto allora l'unico problema per il pirata amputato era quello di sostituire la parte mancante con un arto artificiale.

Da qui nascono le leggende che riguardano uncini e gambe di legno.

Gli uncini erano probabilmente costruiti con del materiale di bordo: un pezzo di legno cui veniva agganciato un uncino di ferro, costruito da un maniscalco, e poi fissati al braccio con un pezzo di cuoio.

Per le gambe non ci sono informazioni sicure, anche se è probabile che anch'esse venissero costruite con materiali navali... a questo punto viene da pensare a quanti velieri siano stati bucherellati per permettere la costruzioni di gambe o braccia posticce! 

 

PAPPAGALLI

 

La leggenda del pappagallo che stazione 24 ore su 24 sulla spalla del pirata, (sviluppatasi probabilmente dal romanzo "L'isola del tesoro") diciamocelo, è una cosa del tutto improbabile! Per chi ha una vaga idea di quale sia la vera essenza di un pirata, può ben immaginare che per quanto amanti della natura potessero essere, erano persone troppo pratiche per avere voglia e tempo da dedicare ad un animale.

Supponendo poi anche, che davvero qualche pirata particolarmente masochista, avesse anche solo avuto la vaga idea di possedere un pappagallo, lo avrebbe molto probabilmente liquidato in quattro e quattro otto, punendolo per le continue scagazzate sulla spalla, cucinandoselo in salmì nei periodi di magra!

 

GLI ORECCHINI

 

Perché i pirati portavano gli orecchini?

Molti pensano che lo si facesse esclusivamente per moda. Oggi si mettono i piercing e ci si rifanno le tette e all'epoca ci si limitava ad un buco nell'orecchio. A quanto pare però c'erano anche altri motivi per cui un pirata decideva di farsi bucare il lobo di un orecchio e adornarlo con dorati monili.

Alcuni dicono che fosse usato come simbolo di riconoscimento, una specie di uniforme. Nel caso il pirata fosse morto e sepolto, secondo l'uso dell'epoca, in una fossa comune, avrebbe potuto essere riconosciuto (se mai a qualcuno sarebbe mai potuto interessare il recupero del cadavere di un pirata! Poveri omini).

C'è poi un'altra motivazione, puramente teorica, secondo cui per alcuni, gli orecchini servivano al pirata per "catturare la luce". Nei luoghi con scarsa visibilità, per esempio sotto coperta, l'orecchino d'oro rifletteva la luce di una qualsiasi fonte e il pirata poteva essere localizzato.

Un'ultima teoria poi dice che i pirati portavano gli orecchini d'oro perché credevano potesse migliorare la vista, ma questa è senza dubbio una credenza popolare, valida anche fino solo pochi decenni fa.