War & Peace

by Cami_war


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Note del capitolo:
1) questa storia l'ho già finita, alias ha una conclusione, alias non verrà mollata a metà.
2) sono mesi che la sto scrivendo, spero che il tempo che ci ho messo a scriverla sia garanzia di qualità °_°
3) mi sento un po' un idiota e non ho la più pallida idea del perchè...
4) niente riassunto, non mi viene, non ci posso fare niente... çOç
5) buona lettura °°/ voglio sapere che cosa ne pensate. XD







1_ IL CAMBIO DELLA GUARDIA


 

Altea… Nami aveva letto qualcosa su quell’isola, in uno
dei suoi tanti libri.

Niente di notevole, a parte la calma che vi
regnava sovrana.
Un posto perfetto per passarvi qualche giorno di relax, fare
rifornimenti e, perché no, darsi anche a un po’ di sano shopping.
Robin aveva
anche insistito per poter visitare i due templi che si trovavano ai capi opposti
della piccola isola, dedicati alle divinità gemelle che proteggevano quel
paese.
Tutta quella pace straordinaria era imputata proprio a quelle due
divinità che con la loro reciproca presenza mantenevano l’equilibrio.
La dea
della pace.
Il dio della guerra.
Una regnava di giorno.
L’altro
vegliava di notte.
La leggenda includeva anche un fantomatico “protettore”,
che sembrava combattere per la sicurezza dell’isola, senza chiedere nulla in
cambio.
Ogni progetto era stato però rimandato al giorno seguente: l’ora di
cena si avvicinava e lo stomaco di Rufy brontolava già.
Metterlo a tacere
occupava il posto di priorità assoluta, quindi si misero alla ricerca di un
ristorante dove placare la fame del loro capitano.
La città non era molto
grande e l’unico posto che trovarono fu un ristorantino che dava sulla piazza
principale, nel cui mezzo spiccava un monumento dedicato alle divinità. Sul suo
piedistallo era incisa una serie di nomi, probabilmente erano i mitici
“protettori” di cui parlava la leggenda.
All’interno dell’ampia sala del
ristorante, tutta la ciurma sembrava godersi la cena, urlando e dando spettacolo
come al solito.
Nonostante il baccano e il fatto che tutti ormai avessero
collegato la foto nell’avviso di taglia con la faccia sporca di cibo di Rufy,
nessuno degli abitanti sembrò minimamente preoccupato dalla loro presenza, anzi,
tutti erano stati gentilissimi.
Dapprima la cosa aveva destato qualche
sospetto, ma poi era diventato lampante che tutta quella tranquillità era
semplicemente dovuta a una cieca fiducia nella protezione divina.
L’unico che
sembrava non divertirsi affatto era Zoro.
Lo spadaccino continuava a
guardarsi intorno, nervoso, gettando ogni tanto un’occhiata fugace alle spade
appoggiate alla sedia affianco alla sua.
Nami si avvicinò al bancone dove lo
spadaccino sedeva, davanti a lui il boccale di birra era ancora intatto, cosa
che fece preoccupare la giovane cartografa.
- Sembri seduto sui chiodi, c’è
qualcosa che non va? – nonostante la cartografa avesse parlato con calma e un in
tono ben al di sotto della norma, lo spadaccino era trasalito. – Risposta più
che esauriente direi… si può sapere perché sei così agitato?
- C’è qualcosa
di strano in questo posto… - rispose lui, incrociando le braccia con fare
corrucciato.
- Gli abitanti sembrano brave persone – disse Nami, agitando una
mano come per dissipare la preoccupazione del compagno, - non credo che abbiano
in mente qualcosa di losco.
Se l’esperienza a Wisky Peack poteva avere una
morale, probabilmente era una cosa del tipo: “se sei un pirata e la gente ti
organizza feste di benvenuto sapendo bene quanto vale la tua testa, è perché
vuole staccartela.”
Ma gli abitanti di Altea avevano semplicemente
“accettato” la loro presenza senza scomporsi troppo.
Convinti che se davvero
si fossero rivelati una minaccia, il dio sarebbe intervenuto in loro
difesa.
- Non si tratta degli abitanti… - rispose Zoro quasi riluttante a
parlare – non lo so, il mio sesto senso pizzica.
- Se è quello
dell’orientamento siamo veramente nei guai… - scherzò Nami, guadagnandosi così
un’occhiata di fuoco.
Lo spadaccino si strinse nelle spalle e si voltò verso
i suoi compagni.
Chopper aveva iniziato la sua rituale danza con le bacchette
nel naso, incitato da un euforico Rufy e da un quasi altrettanto su di giri
Usopp, scatenando l’ilarità degli altri clienti e dei camerieri.
Sanji era
già partito all’attacco, il suo obiettivo era la giovane cuoca dai capelli
mori.
Tutto stava andando esattamente nel modo in cui doveva andare.
Tutti
ridevano come al solito.
Cosa stonava?
Scrollò le spalle, cercando di
cacciare quell’opprimente preoccupazione.
Sarebbe andato tutto bene, era solo
una stupida isola.
E quelle della statua erano solo due stupide divinità
inesistenti.
Lui non credeva in quelle cose…
Prese la sua birra e sbuffò,
la schiuma era sparita quasi del tutto.
Provò a berne un sorso, ma finì per
riappoggiare il bicchiere sul bancone.
Si alzò e borbottò un poco convinto
“vado a prendere una boccata d’aria.”
Robin si avvicinò alla cartografa
silenziosa come un gatto.
- Che ha il nostro spadaccino? – chiese con fare
cospiratore.
- Vallo a capire… - Nami si strinse nelle spalle. – avrà dormito
meno del solito, sai che queste cose le patisce. Uno po’ come i bambini, che
quando sono stanchi fanno i capricci.
Improvvisamente un rombo proveniente
dal centro della piazza, seguito da un lampo accecante, gelò tutti al loro
posto.
Sanji sentì la cuoca dai capelli mori sussurrare:
- Il cambio della
guardia…
Appena i suoi occhi si furono riabituati alla luce soffusa del
ristorante, il cuoco chiese:
- Il cambio della guardia? – la sensazione che
gli aveva dato quell’improvviso susseguirsi di eventi era tutto meno che
buona.
E l’espressione allo stesso tempo eccitata e spaventata della ragazza
gliene diede una ancora peggiore.
- Ogni quarant’anni circa, la divinità
della guerra sceglie un nuovo protettore… - rispose la ragazza agitata – mia
nonna mi raccontava sempre che quando ciò avviene, anche se il cielo è sereno,
un fulmine colpisce la statua degli dei…  – poi si affrettò ad uscire dal
bancone, per recarsi nella piazza, dove si stava già ammassando una gran
quantità di gente.
Anche Rufy e i suoi compagni si erano precipitati fuori,
incuriositi dallo strano fenomeno, ma erano del tutto impreparati alla visione
che gli si sarebbe parata davanti.
Appoggiato alla statua, accasciato come
una bambola, si trovava il corpo di un uomo sulla trentina.
I capelli neri
gli ricadevano lunghi sulle spalle della camicia strappata in più punti.
La
luce dei lampioni lo colpiva da ogni angolazione, facendolo sembrare il
protagonista di una grottesca opera teatrale.
Benché non presentasse il
minimo segno di ferite, nessuno avrebbe osato avanzare l’ipotesi che fosse
vivo.
A guardarlo bene, pareva che vivo non lo fosse da un sacco di
tempo.
Dava un senso di… vuoto.
Vuoto e abbandono.
Nami si guardò
intorno scandalizzata, non solo nessuno sembrava aver riconosciuto il corpo, ma
i cittadini non sembravano nemmeno troppo agitati per l’improvvisa apparizione
di un cadavere nel bel mezzo della piazza principale.
Cosa stava succedendo
in quel posto?
Senza alcun rumore, la folla si aprì per far passare un
vecchio che poteva avere come minimo una settantina d’anni.
Camminando
lentamente per via dell’età, l’uomo si avvicinò al corpo e, dopo averlo guardato
a lungo, scoppiò in lacrime.
Tutti gli uomini presenti si tolsero il
cappello, in segno di rispetto, mentre le donne abbassarono il capo.
- Che
sta succedendo? – chiese Rufy un po’ agitato, senza ottenere però alcuna
risposta.
Dopo qualche minuto in cui fu possibile udire solo qualche
sporadico singhiozzo, il vecchio lasciò che due uomini portassero via il corpo
su una barella poi guardò la folla che lo circondava in assoluto silenzio.
-
Chi manca? – disse improvvisamente, infrangendo il silenzio come se fosse stato
uno specchio.
I cittadini cominciarono a guardarsi intorno, con panico via
via crescente.
Non mancava nessuno? Come poteva essere?
Che il dio avesse
improvvisamente deciso di abbandonarli?
Come poteva lasciarli senza una
protezione?
I pirati erano sempre più confusi, si guardavano tra di loro,
alla ricerca di risposte, ma, ovviamente, non ne avevano.
Chi doveva
mancare?
Il vecchio in mezzo alla piazza alzò una mano e fu subito
silenzio.
Si chinò, raccogliendo qualcosa da terra e, tenendolo in alto
perché tutti potessero vederlo, chiese:
- Qualcuno riconosce questo oggetto?
– un brusio preoccupato attraversò la folla.
Poi tutti spostarono
l’attenzione sui giovani pirati che si erano tenuti in disparte.
Sanji notò
che nei loro sguardi c’era un miscuglio di paura, dispiacere e
speranza.
Follia.
Chi doveva mancare?
Doveva per forza mancare qualcuno
di loro… era l’unica possibilità.
Questo dicevano gli occhi della
folla.
Poi il vecchio si voltò verso di loro e videro quello che teneva in
alto sopra la testa.
Stretto nella sua mano rugosa e pallida, spiccava un
fazzoletto nero come la notte.
Rufy lo riconobbe subito, lo aveva visto
troppe volte perché gli fosse possibile scambiarlo per un qualsiasi pezzo di
stoffa.
Anche se non aveva ben capito cosa stesse succedendo, il suo cuore
ebbe un tuffo.
Zoro.
Ecco chi mancava.
Si guardò intorno in preda
all’agitazione, ma non lo vide da nessuna parte.
Eppure, dannazione, non era
uno che passava inosservato.
- Zoro?! Ragazzi, qualcuno ha visto Zoro? – la
voce di Chopper tradiva un certo panico.
Un sospiro di sollievo si levò dalla
folla, cosa che fece sul capitano lo stesso effetto di un lenzuolo rosso
sventolato davanti a un toro.
Usopp intervenne a calmarlo, un attimo prima
che il vecchietto si dirigesse verso di loro.
- Questo appartiene ad un
vostro compagno? – disse, porgendo a Rufy il fazzoletto.
- Vecchio, dimmi
cosa sta succedendo… cosa avete fatto a Zoro? – la voce del ragazzo di gomma era
seria, cosa che solitamente accadeva solo in situazioni disperate.
L’uomo gli
fece segno di seguirlo.
La sua espressione era triste, e il tono che usò era
quello che di solito si usa per dare brutte notizie a persone che non sembrano
in grado di riceverne.
- Venite, sediamoci nel ristorante, vi spiegherò ogni
cosa…


 

Note finali:
e ora.... potete sbizzarrirvi...
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