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by Shainareth
Capitolo I – Nostalgia
L’aria era piacevole e il sole tiepido invitava anche i più attivi a concedersi una siesta, specie ora che il mare era una meravigliosa distesa azzurra, piatta e senza increspature. I gabbiani planavano sempre più in alto, indisturbati nell’immensità del cielo limpido. La navigazione procedeva calma e tranquilla, le vele leggermente rigonfie a causa di un quasi impercettibile venticello che spingeva molto lentamente la caravella su quell’immenso tappeto blu.
Nami staccò finalmente gli occhi dalla cartina che aveva appena terminato di disegnare, e affissò lo sguardo verso l’orizzonte. Ma la polena che le si stagliava davanti le ostacolò di vedere oltre. Sospirò.
“Un giorno sicuramente ci rivedremo!” le aveva assicurato Rufy poco prima di salutarla per chissà quanto tempo.
Erano passati ben tre anni dalla caduta di Arlong Park e da quando aveva lasciato il villaggio di Coco per seguire quell’imprevedibile e bizzarro ragazzino di gomma nelle avventure più disparate che nemmeno la mente più fantasiosa del mondo sarebbe stata in grado di immaginare. Sorrise ripensando a tutte le assurdità e le imprese disperate vissute al seguito di un giovane capitano fuori di testa. Già le mancavano Rufy e Usop, e ora si chiedeva con che coraggio di lì a breve avrebbe dovuto dire addio anche a Zoro e Sanji che ancora veleggiavano con lei a bordo della Going Merry. Era molto legata ai suoi amici, ma quelli che erano riusciti completamente a spiazzarle il cuore erano stati Rufy e Zoro, due scapestrati che, senza nemmeno che lei se ne rendesse minimamente conto, le avevano rubato l’anima.
Tutto era iniziato quel lontano giorno quando si era accidentalmente imbattuta nel primo di loro in un modo così assurdo che soltanto ora, dopo così tanto tempo, non la meravigliava più di tanto. Aveva colto la palla al balzo e aveva scaricato i suoi guai addosso a quel ragazzino piombato inspiegabilmente dal cielo senza che si fosse fatto il minimo graffio. Lo aveva attirato in una trappola, che poi però le si era ritorta contro, e se non fosse stato per il tempestivo intervento di Zoro, spuntato dal nulla come un cavaliere senza macchia e senza paura, nessuno dei due si sarebbe salvato dalla furia di Bagy. Erano pirati, coloro che lei odiava sopra ogni altra cosa perché le avevano strappato l’affetto materno che era ancora una bambina. Ma quei due erano diversi dal resto della feccia che suo malgrado ben conosceva. Era stato per questo motivo che aveva deciso di unirsi a loro, anche se solo per poco tempo e soprattutto con l’unico scopo di approfittarsi della loro forza sovraumana. Però le cose alla fine non erano affatto andate come lei aveva previsto: Rufy e Zoro erano davvero speciali, troppo. In breve si era dimenticata di quasi tutti i suoi guai, del suo triste passato ancora troppo presente, di tutte le proprie sofferenze interiori. Le era bastato un niente per perdersi in loro. Si era innamorata di quei due, in senso lato ovviamente, senza nemmeno avere il tempo di potersi opporre ai propri sentimenti. Era stata dura, durissima abbandonarli quella volta ammutinando, rubando loro la nave, il tesoro -che per la verità apparteneva a Johnny e Yosaku- e la tanto sospirata mappa della Grand Line, portata via a Bagy con molta difficoltà. Ma doveva far ritorno alla sua isola, ad Arlong Park, perché i conti con il passato non erano ancora chiusi.
Sapeva bene che i suoi amici l’avrebbero inseguita, ma quando si era ritrovata faccia a faccia con Zoro, era quasi stata presa dal panico. Aveva tentato il tutto e per tutto per convincerlo a fare marcia indietro, mostrandosi fredda e spietata, come doveva essere sempre di fronte ad Arlong, il suo incubo più grande. Ma lo spadaccino aveva capito fin troppo bene che tipo era Nami: non era a conoscenza dei motivi che la spingevano a mentire così spudoratamente, ma sapeva perfettamente che quella che gli stava mostrando, non era la vera indole della sua amica. L’aveva messa a dura prova e l’aveva avuta vinta. Con Rufy, poi, era stato quasi peggio. Zoro era portato più ai fatti che alle parole, lui no. Continuava a chiamarla “compagna” e ad avere in lei la piena fiducia, ad affermare con convinzione che non se ne sarebbe andato di lì senza di lei.
Quello, pensò Nami, era stato il giorno più lungo della sua vita: si era vista crollare il mondo addosso per via del tradimento di Arlong, per colpa del quale aveva dovuto rinnegare l’amore per sua madre e sua sorella, l’affetto per Genzo e per gli altri abitanti dell’isola, e infine anche l’amicizia incondizionata che la legava a Rufy, Zoro e Usop. Ed era esplosa. Tutta la sua rabbia, tutta la disperazione e la sofferenza che per lungo tempo, troppo tempo, aveva dovuto soffocare dentro di sé, era infine esplosa. E quando era ormai convinta che non ci fosse più niente da fare, che quei lunghi e durissimi otto anni di sofferenze non erano serviti a nulla, era accaduto il miracolo: erano tutti lì, Rufy, Zoro e Usop, trattati poco prima nel modo più aspro e odioso di cui era stata capace, per quel che le aveva consentito il cuore, e persino Sanji, che conosceva a malapena, era lì a lottare in prima fila per lei.
Li amava non poco tutti quanti, dal primo all’ultimo, ma Rufy e Zoro in particolare, erano i suoi angeli custodi.
Volse lo sguardo allo spadaccino completamente sprofondato nel letargo più assoluto come al solito. Rise. Infine fece un bel respiro e si accinse a rimetter mano a bussola e cartine. Ma quasi non fece in tempo a chinare il capo che la porta della cucina si spalancò di colpo e si udì una voce allegra e pimpante:
- Naaaaaaaamiiiiiiiii-saaaaaaan!! – chiamò Sanji con indosso il suo bel grembiulino rosa. – Amore! Il pranzo è pronto!
- Ti ringrazio, Sanji-kun! Arrivo subito! - rispose amorevolmente la ragazza alzandosi da dove era seduta.
- Ehi, Zoro! – urlò il cuoco cambiando completamente tono di voce. – Vieni! La tua brodaglia è pronta!
Lo spadaccino mugugnò qualcosa, ma preferì girargli le spalle e continuare a ronfare.
- Che essere inutile… - sbraitò il biondino digrignando i denti.
- Ma dai! – rise Nami raggiungendolo in cima alle scale. – Lascialo riposare, che male fa?
- Nessunissimo, amor mio! – annuì l’altro con un sorriso da ebete completo e sprizzando cuori da ogni dove.
Entrarono insieme in cucina, dove la tavola era apparecchiata per cinque. Nami si fermò di colpo e le si strinse il cuore. Fu solo notando la sua reazione che Sanji si accorse di aver sbagliato i conti.
- E’ la forza dell’abitudine… - sospirò con l’ombra di un triste sorriso sulle labbra.
La ragazza non disse nulla, ma tornò sui suoi passi e sporgendosi dal parapetto chiamò l’altro membro dell’equipaggio ancora addormentato.
- ZORO! – vociò. – Svegliati, dai!!
Ma non ottenne risposta. Per nulla demoralizzata, Nami chiamò ancora nel vano tentativo di farlo unire a loro.
- ZORO!! Se non ti dai una mossa non ti lasciamo nulla da mangiare!!
Ma ancora niente. Seccata per quella completa mancanza di attenzione del giovane, non ci pensò su più di tanto e gli tirò dietro una scarpa -col tacco!- che lo centrò in pieno spaccandogli quasi il cranio.
Si levò un urlo disumano che squarciò la quiete che aleggiava tutt’intorno.
- Stramaledettissima Nami!!! Che diavolo ti salta in mente?!!!
- E scusa, ma tu non mi davi retta! – rispose lei innocentemente.
- Ehi, spadaccino dei miei stivali!! Non osare mai più mancare di rispetto alla dolcissima Nami-san o te le suono, chiaro?!! – minacciò fra i denti Sanji, accanto alla sua protetta che invece ancora se la rideva.
- Ma sta’ zitto! – ribatté Zoro alzandosi finalmente in piedi con la “scarpa assassina” nella mano sinistra, mentre con la destra si massaggiava la testa ancora dolorante.
- Proprio non capisci quanto sia dolce Nami-san?! – continuò l’altro. – E’ triste perché tra non molto dovremo dirci addio e quindi vuole passare più tempo possibile con noi!
- Ma dai, Sanji-kun, ti pare che uno come lui riesca a capire il delicato cuore di una fanciulla sensibile come me? – recitò lei in modo altamente teatrale.
- To’! – Zoro, che nel frattempo li aveva raggiunti, le lanciò la scarpa ignorando completamente le loro chiacchiere.
Sbadigliando entrò in cucina, ma si fermò anche lui a guardare la tavola apparecchiata per cinque. Rimase immobile e con lo sguardo perso nel vuoto per qualche istante. Nami e Sanji lo fissarono rattristandosi a loro volta. Infine, fu la ragazza a farsi coraggio per prima.
- Suvvia! – esclamò accomodandosi su una panca. – Mangiamo prima che si freddi!
- Subito! – sorrise il cuoco adoperandosi per servirla.
Quindi anche lo spadaccino si scosse e si sedette di fronte alla ragazza: di solito le si sedeva accanto, ma se lo avesse fatto anche questa volta, avrebbero entrambi avuto davanti agli occhi i posti vuoti di Rufy e Usop.
Non si poteva certo dire che ci fosse un’atmosfera da funerale attorno alla tavola, ravvivata dalle sempre più chiassose risate di Nami che si divertiva un mondo a veder i due giovani in perenne competizione su tutto, e dalle minacce di Sanji di risposta ai commenti sempre più taglienti di Zoro che lo provocava di continuo. Eppure si avvertiva pesantemente l’assenza di quelle quotidiane “lotte per la sopravvivenza” in cui Sanji, Rufy e Usop si contendevano l’ultimo boccone di ogni pasto sotto gli occhi indifferenti di Zoro e quelli assuefatti di Nami che sempre più demoralizzata osservava la scena. Colazione, pranzo e cena: in questi tre momenti della giornata, la tavola diventava un non poco movimentato campo di battaglia.
- Se continuiamo a procedere così lentamente – cominciò perplessa Nami osservando le vele quasi afflosciate – non credo che arriveremo al Baratie prima di tre giorni.
Sanji la guardò meravigliato: - Come sarebbe “al Baratie”? Credevo facessimo rotta al villaggio di Coco…
- No, prima accompagno voi due… scemi come siete finireste per perdervi chissà dove… - sentenziò lei senza troppi peli sulla lingua.
- Scusa tanto se non siamo tutti dei provetti navigatori come te… - commentò sarcastico Zoro che se ne stava stravaccato sul ponte con le braccia dietro la nuca come era solito fare.
- E perché dobbiamo andare prima al Baratie? – protestò Sanji.
- Qual è il problema? – chiese la ragazza non capendo il senso di quella domanda.
- Andiamo prima sull’isola di Zoro!
- Uh? E perché, scusa? – domandò lo spadaccino alzando un sopracciglio, sentendosi chiamato in causa.
- E me lo chiedi?! – lo additò il cuoco. – Non posso lasciare Nami-san da sola in balia di un tipaccio quale sei!
- Cooosa?! – esclamò Zoro più allibito che offeso.
- Non cominciate a rompere le scatole! – ribatté subito la ragazza tornando a sedersi sulla sua sdraio.
Ma i due non erano che all’inizio.
- Hai capito bene! Non mi fido di te!
- Ma sei matto?! Quante volte ancora devo ripetertelo che quella non mi interessa minimamente?!
- “Quella” è Nami-san! Non so se mi spiego!!
- E allora?!
- E’ una delle dieci donne più belle e provocanti ch’io abbia mai visto in tutta la mia vita!!
- Ma fammi il piacere!!
Nami sospirò sconsolata, mentre Sanji e Zoro continuavano a battibeccare. Riprese in mano le mappe che aveva lasciato da conto e si rimise all’opera, ma fu subito interrotta.
- Nami-saaan!! – la chiamò nuovamente il biondino. – Perché dobbiamo andare prima al Baratie?!
- Perché è più vicino, stupido! – rispose lo spadaccino in vece della compagna.
- Zitto tu! Non l’ho chiesto a te!! – inveì l’altro.
- Zoro ha ragione… - sospirò stancamente la ragazza.
- S-sì, ma… - cominciò Sanji, ma dal modo in cui la sua adorata era concentrata sul suo lavoro capì che non avrebbe ottenuto granché.
- Pulite il ponte, invece di ciondolare per la nave come al solito! – ordinò poi lei continuando a scrutare il proprio operato.
- Almeno dacci una mano! – obiettò Zoro che pigramente si era messo a sedere.
- Ma io devo stare attenta a mantenere la rotta. – fu la risposta.
- Con questo… “vento”?! – esclamò il giovane storcendo il naso. – Che rotta speri di mantenere, scusa? E’ impossibile perdersi andando a passo di formica!
- Invece di infastidire la mia Nami-san, tieni! – Sanji gli gettò uno spazzolone addosso. – E vedi di darti una mossa!
L’altro si mise finalmente in piedi sbuffando non poco, e passando accanto alla ragazza sibilò fra i denti: - Donna senza cuore…
- Guarda che ti ho sentito, sai?!!! – urlò il biondino dall’altro lato del ponte.
- Sai quanto me ne importa…
L’aria era piacevole e il sole tiepido invitava anche i più attivi a concedersi una siesta, specie ora che il mare era una meravigliosa distesa azzurra, piatta e senza increspature. I gabbiani planavano sempre più in alto, indisturbati nell’immensità del cielo limpido. La navigazione procedeva calma e tranquilla, le vele leggermente rigonfie a causa di un quasi impercettibile venticello che spingeva molto lentamente la caravella su quell’immenso tappeto blu.
Nami staccò finalmente gli occhi dalla cartina che aveva appena terminato di disegnare, e affissò lo sguardo verso l’orizzonte. Ma la polena che le si stagliava davanti le ostacolò di vedere oltre. Sospirò.
“Un giorno sicuramente ci rivedremo!” le aveva assicurato Rufy poco prima di salutarla per chissà quanto tempo.
Erano passati ben tre anni dalla caduta di Arlong Park e da quando aveva lasciato il villaggio di Coco per seguire quell’imprevedibile e bizzarro ragazzino di gomma nelle avventure più disparate che nemmeno la mente più fantasiosa del mondo sarebbe stata in grado di immaginare. Sorrise ripensando a tutte le assurdità e le imprese disperate vissute al seguito di un giovane capitano fuori di testa. Già le mancavano Rufy e Usop, e ora si chiedeva con che coraggio di lì a breve avrebbe dovuto dire addio anche a Zoro e Sanji che ancora veleggiavano con lei a bordo della Going Merry. Era molto legata ai suoi amici, ma quelli che erano riusciti completamente a spiazzarle il cuore erano stati Rufy e Zoro, due scapestrati che, senza nemmeno che lei se ne rendesse minimamente conto, le avevano rubato l’anima.
Tutto era iniziato quel lontano giorno quando si era accidentalmente imbattuta nel primo di loro in un modo così assurdo che soltanto ora, dopo così tanto tempo, non la meravigliava più di tanto. Aveva colto la palla al balzo e aveva scaricato i suoi guai addosso a quel ragazzino piombato inspiegabilmente dal cielo senza che si fosse fatto il minimo graffio. Lo aveva attirato in una trappola, che poi però le si era ritorta contro, e se non fosse stato per il tempestivo intervento di Zoro, spuntato dal nulla come un cavaliere senza macchia e senza paura, nessuno dei due si sarebbe salvato dalla furia di Bagy. Erano pirati, coloro che lei odiava sopra ogni altra cosa perché le avevano strappato l’affetto materno che era ancora una bambina. Ma quei due erano diversi dal resto della feccia che suo malgrado ben conosceva. Era stato per questo motivo che aveva deciso di unirsi a loro, anche se solo per poco tempo e soprattutto con l’unico scopo di approfittarsi della loro forza sovraumana. Però le cose alla fine non erano affatto andate come lei aveva previsto: Rufy e Zoro erano davvero speciali, troppo. In breve si era dimenticata di quasi tutti i suoi guai, del suo triste passato ancora troppo presente, di tutte le proprie sofferenze interiori. Le era bastato un niente per perdersi in loro. Si era innamorata di quei due, in senso lato ovviamente, senza nemmeno avere il tempo di potersi opporre ai propri sentimenti. Era stata dura, durissima abbandonarli quella volta ammutinando, rubando loro la nave, il tesoro -che per la verità apparteneva a Johnny e Yosaku- e la tanto sospirata mappa della Grand Line, portata via a Bagy con molta difficoltà. Ma doveva far ritorno alla sua isola, ad Arlong Park, perché i conti con il passato non erano ancora chiusi.
Sapeva bene che i suoi amici l’avrebbero inseguita, ma quando si era ritrovata faccia a faccia con Zoro, era quasi stata presa dal panico. Aveva tentato il tutto e per tutto per convincerlo a fare marcia indietro, mostrandosi fredda e spietata, come doveva essere sempre di fronte ad Arlong, il suo incubo più grande. Ma lo spadaccino aveva capito fin troppo bene che tipo era Nami: non era a conoscenza dei motivi che la spingevano a mentire così spudoratamente, ma sapeva perfettamente che quella che gli stava mostrando, non era la vera indole della sua amica. L’aveva messa a dura prova e l’aveva avuta vinta. Con Rufy, poi, era stato quasi peggio. Zoro era portato più ai fatti che alle parole, lui no. Continuava a chiamarla “compagna” e ad avere in lei la piena fiducia, ad affermare con convinzione che non se ne sarebbe andato di lì senza di lei.
Quello, pensò Nami, era stato il giorno più lungo della sua vita: si era vista crollare il mondo addosso per via del tradimento di Arlong, per colpa del quale aveva dovuto rinnegare l’amore per sua madre e sua sorella, l’affetto per Genzo e per gli altri abitanti dell’isola, e infine anche l’amicizia incondizionata che la legava a Rufy, Zoro e Usop. Ed era esplosa. Tutta la sua rabbia, tutta la disperazione e la sofferenza che per lungo tempo, troppo tempo, aveva dovuto soffocare dentro di sé, era infine esplosa. E quando era ormai convinta che non ci fosse più niente da fare, che quei lunghi e durissimi otto anni di sofferenze non erano serviti a nulla, era accaduto il miracolo: erano tutti lì, Rufy, Zoro e Usop, trattati poco prima nel modo più aspro e odioso di cui era stata capace, per quel che le aveva consentito il cuore, e persino Sanji, che conosceva a malapena, era lì a lottare in prima fila per lei.
Li amava non poco tutti quanti, dal primo all’ultimo, ma Rufy e Zoro in particolare, erano i suoi angeli custodi.
Volse lo sguardo allo spadaccino completamente sprofondato nel letargo più assoluto come al solito. Rise. Infine fece un bel respiro e si accinse a rimetter mano a bussola e cartine. Ma quasi non fece in tempo a chinare il capo che la porta della cucina si spalancò di colpo e si udì una voce allegra e pimpante:
- Naaaaaaaamiiiiiiiii-saaaaaaan!! – chiamò Sanji con indosso il suo bel grembiulino rosa. – Amore! Il pranzo è pronto!
- Ti ringrazio, Sanji-kun! Arrivo subito! - rispose amorevolmente la ragazza alzandosi da dove era seduta.
- Ehi, Zoro! – urlò il cuoco cambiando completamente tono di voce. – Vieni! La tua brodaglia è pronta!
Lo spadaccino mugugnò qualcosa, ma preferì girargli le spalle e continuare a ronfare.
- Che essere inutile… - sbraitò il biondino digrignando i denti.
- Ma dai! – rise Nami raggiungendolo in cima alle scale. – Lascialo riposare, che male fa?
- Nessunissimo, amor mio! – annuì l’altro con un sorriso da ebete completo e sprizzando cuori da ogni dove.
Entrarono insieme in cucina, dove la tavola era apparecchiata per cinque. Nami si fermò di colpo e le si strinse il cuore. Fu solo notando la sua reazione che Sanji si accorse di aver sbagliato i conti.
- E’ la forza dell’abitudine… - sospirò con l’ombra di un triste sorriso sulle labbra.
La ragazza non disse nulla, ma tornò sui suoi passi e sporgendosi dal parapetto chiamò l’altro membro dell’equipaggio ancora addormentato.
- ZORO! – vociò. – Svegliati, dai!!
Ma non ottenne risposta. Per nulla demoralizzata, Nami chiamò ancora nel vano tentativo di farlo unire a loro.
- ZORO!! Se non ti dai una mossa non ti lasciamo nulla da mangiare!!
Ma ancora niente. Seccata per quella completa mancanza di attenzione del giovane, non ci pensò su più di tanto e gli tirò dietro una scarpa -col tacco!- che lo centrò in pieno spaccandogli quasi il cranio.
Si levò un urlo disumano che squarciò la quiete che aleggiava tutt’intorno.
- Stramaledettissima Nami!!! Che diavolo ti salta in mente?!!!
- E scusa, ma tu non mi davi retta! – rispose lei innocentemente.
- Ehi, spadaccino dei miei stivali!! Non osare mai più mancare di rispetto alla dolcissima Nami-san o te le suono, chiaro?!! – minacciò fra i denti Sanji, accanto alla sua protetta che invece ancora se la rideva.
- Ma sta’ zitto! – ribatté Zoro alzandosi finalmente in piedi con la “scarpa assassina” nella mano sinistra, mentre con la destra si massaggiava la testa ancora dolorante.
- Proprio non capisci quanto sia dolce Nami-san?! – continuò l’altro. – E’ triste perché tra non molto dovremo dirci addio e quindi vuole passare più tempo possibile con noi!
- Ma dai, Sanji-kun, ti pare che uno come lui riesca a capire il delicato cuore di una fanciulla sensibile come me? – recitò lei in modo altamente teatrale.
- To’! – Zoro, che nel frattempo li aveva raggiunti, le lanciò la scarpa ignorando completamente le loro chiacchiere.
Sbadigliando entrò in cucina, ma si fermò anche lui a guardare la tavola apparecchiata per cinque. Rimase immobile e con lo sguardo perso nel vuoto per qualche istante. Nami e Sanji lo fissarono rattristandosi a loro volta. Infine, fu la ragazza a farsi coraggio per prima.
- Suvvia! – esclamò accomodandosi su una panca. – Mangiamo prima che si freddi!
- Subito! – sorrise il cuoco adoperandosi per servirla.
Quindi anche lo spadaccino si scosse e si sedette di fronte alla ragazza: di solito le si sedeva accanto, ma se lo avesse fatto anche questa volta, avrebbero entrambi avuto davanti agli occhi i posti vuoti di Rufy e Usop.
Non si poteva certo dire che ci fosse un’atmosfera da funerale attorno alla tavola, ravvivata dalle sempre più chiassose risate di Nami che si divertiva un mondo a veder i due giovani in perenne competizione su tutto, e dalle minacce di Sanji di risposta ai commenti sempre più taglienti di Zoro che lo provocava di continuo. Eppure si avvertiva pesantemente l’assenza di quelle quotidiane “lotte per la sopravvivenza” in cui Sanji, Rufy e Usop si contendevano l’ultimo boccone di ogni pasto sotto gli occhi indifferenti di Zoro e quelli assuefatti di Nami che sempre più demoralizzata osservava la scena. Colazione, pranzo e cena: in questi tre momenti della giornata, la tavola diventava un non poco movimentato campo di battaglia.
- Se continuiamo a procedere così lentamente – cominciò perplessa Nami osservando le vele quasi afflosciate – non credo che arriveremo al Baratie prima di tre giorni.
Sanji la guardò meravigliato: - Come sarebbe “al Baratie”? Credevo facessimo rotta al villaggio di Coco…
- No, prima accompagno voi due… scemi come siete finireste per perdervi chissà dove… - sentenziò lei senza troppi peli sulla lingua.
- Scusa tanto se non siamo tutti dei provetti navigatori come te… - commentò sarcastico Zoro che se ne stava stravaccato sul ponte con le braccia dietro la nuca come era solito fare.
- E perché dobbiamo andare prima al Baratie? – protestò Sanji.
- Qual è il problema? – chiese la ragazza non capendo il senso di quella domanda.
- Andiamo prima sull’isola di Zoro!
- Uh? E perché, scusa? – domandò lo spadaccino alzando un sopracciglio, sentendosi chiamato in causa.
- E me lo chiedi?! – lo additò il cuoco. – Non posso lasciare Nami-san da sola in balia di un tipaccio quale sei!
- Cooosa?! – esclamò Zoro più allibito che offeso.
- Non cominciate a rompere le scatole! – ribatté subito la ragazza tornando a sedersi sulla sua sdraio.
Ma i due non erano che all’inizio.
- Hai capito bene! Non mi fido di te!
- Ma sei matto?! Quante volte ancora devo ripetertelo che quella non mi interessa minimamente?!
- “Quella” è Nami-san! Non so se mi spiego!!
- E allora?!
- E’ una delle dieci donne più belle e provocanti ch’io abbia mai visto in tutta la mia vita!!
- Ma fammi il piacere!!
Nami sospirò sconsolata, mentre Sanji e Zoro continuavano a battibeccare. Riprese in mano le mappe che aveva lasciato da conto e si rimise all’opera, ma fu subito interrotta.
- Nami-saaan!! – la chiamò nuovamente il biondino. – Perché dobbiamo andare prima al Baratie?!
- Perché è più vicino, stupido! – rispose lo spadaccino in vece della compagna.
- Zitto tu! Non l’ho chiesto a te!! – inveì l’altro.
- Zoro ha ragione… - sospirò stancamente la ragazza.
- S-sì, ma… - cominciò Sanji, ma dal modo in cui la sua adorata era concentrata sul suo lavoro capì che non avrebbe ottenuto granché.
- Pulite il ponte, invece di ciondolare per la nave come al solito! – ordinò poi lei continuando a scrutare il proprio operato.
- Almeno dacci una mano! – obiettò Zoro che pigramente si era messo a sedere.
- Ma io devo stare attenta a mantenere la rotta. – fu la risposta.
- Con questo… “vento”?! – esclamò il giovane storcendo il naso. – Che rotta speri di mantenere, scusa? E’ impossibile perdersi andando a passo di formica!
- Invece di infastidire la mia Nami-san, tieni! – Sanji gli gettò uno spazzolone addosso. – E vedi di darti una mossa!
L’altro si mise finalmente in piedi sbuffando non poco, e passando accanto alla ragazza sibilò fra i denti: - Donna senza cuore…
- Guarda che ti ho sentito, sai?!!! – urlò il biondino dall’altro lato del ponte.
- Sai quanto me ne importa…
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