Silent Island - di Redeagle86

by Azumi_Elivi


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Silent Island

 

La Going Merry, ancorata in un'insenatura, era avvolta da un'insolita quiete e pareva impegnata a godersi il meritato riposo che le spettava dopo le mille peripezie in cui la sua ciurma la trascinava. Placida, ascoltava il chiacchiericcio del vento e il sussurro delle onde, lasciando che la brezza curiosasse sul ponte e giocasse tra le piante di mandarini.

Eppure, nonostante fosse solo una caravella di solido legno, avvertiva un'atmosfera lugubre attorno a sé: non c'era agitazione nel porto vicino, o una minima preoccupazione per la bandiera nera che sventolava in cima all'albero maestro. Niente: ogni attività continuava tranquillamente e in religioso silenzio.

Anche Nami trovava strano tutto questo: girovagava da un'ora nel villaggio e ancora non l'aveva abbandonata l'agghiacciante senso di morte che l'aveva assalita nell'attimo stesso in cui erano approdati.

Si guardava nervosamente attorno nella disperata ricerca di un suono: il tintinnio di una moneta che cadeva o un colpo di tosse. Qualsiasi cosa che facesse sembrare vivo ciò che la circondava. Nulla: pareva di camminare tra le lapidi di un cimitero abbandonato. C'era altra gente per strada, ma i loro passi non producevano rumore, come se i loro piedi non toccassero nemmeno il suolo.

Come se non fossero…reali.

Il semplice pensiero le causò un brivido, costringendola ad infilarsi nella prima locanda, convinta di venir avvolta dalla solita allegra confusione. Si sbagliava: malgrado fosse affollato, nel locale regnava una perfetta e gelata compostezza; anche il ronzare di una mosca sarebbe risultato assordante come una sirena in mezzo a quel silenzio. Gli avventori giocavano a carte, i boccali di vino si svuotavano e venivano riempiti continuamente, eppure tutto il frastuono che avrebbe dovuto esserci si riduceva al ticchettio dei tacchi della navigatrice sulle assi del pavimento.

-Buongiorno, signorina- la salutò l'oste, asciugando i bicchieri appena lavati.

La giovane sbatté stupita le palpebre: era una sua impressione, o l'uomo non aveva mosso le labbra? La sua voce le era come entrata nella testa senza causare il minimo spostamento d'aria.

-Salve- rispose. Usò un tono normale, ma nella sala silenziosa le sue parole risuonarono come se le avesse urlate. –Che posto è questo?

-
Silent Island, isolotto sperduto sulla rotta del Grande Blu. Immagino tu faccia parte della ciurma di quella nave pirata appena arrivata: non passano molti stranieri da queste parti. Nemmeno la Marina.

Ora Nami ne era certa: il suo interlocutore non apriva la bocca per parlare! In che diavolo di luogo erano finiti? Tutta colpa di Rubber che aveva voluto assolutamente fermarsi.

-Non farti impressionare: qui si venerano i morti e si rispetta il loro sonno- aggiunse lui, notando probabilmente la faccia sconvolta della rossa. –Quest'isola è una sorta di spartiacque, una linea tra il mondo dei vivi e quello dei morti. Chi abita su quest'isola…- S'interruppe, scegliendo le parole migliori con cui spiegarsi. -…non è né l'uno, né l'altro.

-Zombie?!- esclamò la ragazza, impallidendo a poco a poco. Non era una prospettiva allettante dover combattere con gente già morta che per qualche assurdo motivo si ostinava a camminare ancora tra i vivi.

-Non esattamente. A furia di rendere onore ai defunti, la gente qui diventa simile a loro, conduce una vita da morta in un certo senso, comunicando telepaticamente in un modo che viene chiamato "riflesso di spiriti". Però, quando anni fa sono giunto qui, appariva anche a me un mondo assurdo.

Improvvisamente un pensiero valicò i mari e le intemperie per infilarsi prepotente nella mente di Nami: la ladra tentò di scacciarlo, ma era come ignorare la gigantesca pinna di un mostro marino in rotta di collisione con la nave. Era una di quelle idee insistenti che bisognava necessariamente ascoltare se si voleva esserne liberi.

-Parlate con i morti?

-Io non ci sono mai riuscito, ma alcuni sostengono di esserne capaci. Se ti interessa puoi chiedere alla vecchia Idris, la terza casa sulla destra, proseguendo dritto per questa strada.

-Grazie.

-Ehi, una locanda!- li interruppe la voce allegra di Rubber, portando il suo personale e chiassoso scompiglio. –Si mangia!

-Che bello!- trillò Chopper, seguendo il capitano.

-Oste, portaci da mangiare e che le porzioni siano abbondati!

Nami contò fino a dieci, riuscendo per una volta a trattenersi dal seppellirlo sotto una scarica di pugni; decise però di non valutare quanto potesse durare la sua pazienza e uscì. Il sole splendeva nel cielo, non sapendo cos'altro fare se non illuminare pigramente quell'atollo dimenticato da tutti: la sua luce creava lunghe ombre sulla strada sterrata; un paesaggio da ritrarre in bianco e nero, accentuando i contrasti tra chiaro e scuro.

Tra silenzio e morte.

Tra vita e morte.

-Un posto davvero strano, non sei d'accordo?- chiese Robin, facendola sussultare. Non si era accorta dalla mora, seduta su una panchina a leggere l'immancabile libro.

-Ho saputo che quest'isola si chiama Silent Island.

-L'Isola del Silenzio o Isola Silenziosa…ne ho sentito parlare. Qui si pratica il culto dei morti.

-Sì, ed è spaventoso. Queste persone vivono già sepolte, praticamente: guardano indietro invece che in avanti.

-C'è chi non ha paura di ciò che vede alle proprie spalle e chi non fa altro che correre per lasciare dietro di sé il passato- replicò l'archeologa, forse più a sé stessa che all'amica.

-Tu credi che si possa davvero comunicare con i morti?

-Per farsi dire cosa? Se la terra è sufficientemente ricca di vermi o se la pietra tombale è di loro gradimento?- intervenne Usopp, ricevendo un pugno in pieno viso che lo spedì contro il muro di una casa.

-Nessuno ha chiesto la tua opinione!- ruggì la rossa.

-Io non escluderei il fatto che sia vero. In fondo il Grande Blu abbonda di stranezze- aggiunse Sanji, raggiungendoli con Zoro.

-In ogni caso, io non vedo l'ora di andarmene- commentò il cecchino, alzando un braccio in mezzo ai calcinacci per essere ascoltato. –Mi mette i brividi questa gente che sembra vivere in un cimitero e afferma di discutere con i morti.

-Quando perdi qualcuno di importante, implori che i fantasmi ti perseguitino nella speranza che tra loro vi sia anche chi ti era caro- proferì lo spadaccino.

Tra i cinque ragazzi calò il silenzio, rotto solamente dal rumore di stoviglie e di mandibole in azione, prodotto dai due compagni nella locanda.

*°*

La notte era scesa come un mantello ad avvolger Silent Island nel suo abbraccio. La ciurma della Going Merry, stabilito che quello era un porto sicuro, aveva deciso di rimandare la partenza all'indomani, concedendosi un riposo tranquillo, senza il pericolo di un attacco da parte di mostri marini o del governo.

Il respiro regolare di Robin si alternava la lento sciabordio delle onde, cullando dolcemente il sonno di Nami. O lo avrebbe fatto se la navigatrice si fosse trovata nella stanza.

La ragazza bussò piano ad una porta del villaggio, dandosi mille volte della stupida mentre attendeva: cosa pensava di ottenere? I morti non erano altro che corpi in lenta decomposizione: non se ne andavano in giro a chiacchierare con i vivi. E se lo avessero fatto, non avrebbero certo avuto cose interessanti da raccontare data l'esistenza noiosa che conducevano sotto tre metri di terra.

Era sul punto di tornare indietro, quando una luce si accese all'interno dell'abitazione e la porta si socchiuse: in un altro luogo si sarebbe aperta con un cigolio sinistro, ma a Silent Island anche gli usci evitavano rumori che potessero disturbare i defunti.

La donna che apparve sulla soglia non era vecchia.

Era molto di più, una sorta di reperto archeologico dotato di vita. Il volto era un reticolo di rughe profonde che sembravano create con un aratro: era un'impresa individuare occhi e bocca tra quei solchi. Non era alta più di mezzo metro, in mano aveva un bastone nodoso che pareva un tutt'uno con lei: una statua corrosa da secoli di intemperie che qualche archeologo paziente (e pieno di speranze) aveva tentato inutilmente di riportare ad un antico quanto dubbio splendore. Almeno a giudicare dai bigodini sulla sua testa.

-Hai idea di che ora è, ragazzina? Ti sembra il caso di disturbare il sonno di una persona anziana?!- gridò, svelando una bocca grande come quella di una balena.

Nami rimase senza parole: la donna che affermava di parlare con i morti non usava il "riflesso di spiriti"?!

-Che cos'hai da guardare?! Non hai mai visto una signora arrabbiata? Forse voi giovani siete abituati a stare svegli fino a tardi, ma ad una certa età si ha bisogno di dormire, non certo di essere svegliati da una mocciosetta.

-Ecco…veramente…- tentennò la ragazza, provando ad inserirsi in quel monologo da anfiteatro di serie B.

-Scommetto che il tuo innamorato non ti ha fatto compagnia stasera, per questo vai a disturbare la gente.

La rossa iniziava a perdere la pazienza: una vena pulsava minacciosa sulla sua fronte, chiaro segnale di un pericolo imminente. Se la nonnina avesse conosciuto abbastanza la giovane, si sarebbe quanto meno preoccupata per quell'avvertimento; purtroppo non sapeva d'essere seduta su una pentola a pressione vicina all'esplosione.

-E poi io…

-Basta!- urlò Nami, facendo volare via i bigodini, seguiti dalla proprietaria: per sua fortuna, la camicia da notte che indossava si gonfiò nella fase di atterraggio, evitandole una brutta caduta. –Sei tu Idris, la donna che parla con i morti?

-Sì. Potevi dirlo subito che eri qui per questo.

La navigatrice stava per ribattere che era quello che aveva provato a fare, ma preferì non correre il rischio di dare il via ad un altro soliloquio senza uscita e seguì la vecchia nella stanza.

-Voi giovani vi scaldate sempre per nulla. Quando avevo la tua età si portava rispetto agli anziani.

-Quanti secoli fa?- si domandò l'altra, accomodandosi ad un tavolino.

-Con chi vuoi parlare? Un fidanzato, un pirata… Se vuoi sapere il nascondiglio di qualche tesoro, io ne voglio una parte, ti avviso.

-Pure avida la vecchina…- commentò dentro di sé.

-Inoltre la mia tariffa minima è di 100000 denari- annunciò candidamente.

-Che cosa?!- tuonò la ladra, indignata. Era un furto bello e buono, un'estorsione camuffata da servizio pubblico: non le avevano insegnato che tra briganti e truffatori non ci si imbrogliava? –Non ti darò più di 50 denari.

-50000.

-80.

La contrattazione si protrasse per circa un'ora finché, esausta, Idris si arrese a 300 denari: non aveva mai incontrato prima di allora qualcuno tanto cocciuto e tenace. E tanto attaccato ai soldi.

-Bene- annunciò, ricomponendosi. Ciabattò fino a una credenza, da cui estrasse un calice che pose di fronte a Nami: lo riempì di un vino scuro, ordinandole di bere.

La navigatrice lo fissò restia: quella nonnina non le ispirava affatto fiducia. Non sarebbe rimasta sorpresa se avesse scoperto che in realtà era un membro del governo sotto mentite spoglie: in quel caso il liquido misterioso che le stava davanti poteva essere avvelenato.

Osservò ancora Idris: forse non era della Marina, a meno che l'organizzazione non fosse messa così male da arruolare acide ed insopportabili vecchie. In uno slancio di pazzia, afferrò il bicchiere e inghiottì il suo contenuto.

*°*

Un'asse del pavimento cigolò sotto il piede della giovane con un suono tanto sinistro quanto odioso.

-Accidenti a te- pensò Nami, gettando un'occhiataccia al pezzo di legno. Passava su di loro almeno cinquanta volte al giorno e non producevano il minimo rumore: adesso che voleva fare piano e non essere udita, quelle maledette gemevano come uno strumento mal accordato.

Non le andava di spiegare agli altri dove fosse stata e perché: era una cosa personale che non voleva condividere con nessuno, nemmeno con la sua famiglia.

-Hai trovato ciò che cercavi?

Robin. A lei non si poteva nascondere niente, pareva sempre conoscere le mosse di una persona ancora prima che quest'ultima le pensasse. E con un sorriso appena accennato, mai eccessivo, mai fuori luogo, convinceva chiunque a confidarle ogni più intimo segreto.

Una confidente perfetta. Forse fin troppo.

-Sì- rispose semplicemente l'amica, sdraiandosi sul letto. Era felice, anche se non aveva scovato un tesoro e riempito d'oro la stiva: a volte c'erano cose a cui non si poteva dare un valore e che non luccicavano come il metallo tanto amato dalla rossa.

Aveva parlato con Bellemere, soltanto questo. Perché anche la ladra più abile di tutti i mari aveva un cuore, malgrado non lo mostrasse spesso; un cuore in cui celava ciò che di più prezioso aveva al mondo: l'amore verso chi considerava sua madre.

Idris fissò le monete nel sacchetto: alla fine quella strana ragazza l'aveva pagata 500 denari.

"Per il disturbo" aveva detto.

Se la vecchietta avesse saputo quanto Nami fosse taccagna, avrebbe trovato quantomeno pazzesco il fatto che sborsasse 200 denari in più di quelli pattuiti. Un gesto simile poteva significare una febbre molto alta o l'imminente distruzione del mondo.

In ogni caso, a lei non importava dato che l'avidità della giovane, almeno in parte, le era sconosciuta: quei soldi se li era guadagnati ed ora erano suoi. In fondo non era sua la colpa se la gente abboccava ai suoi artifici senza capire che era solo un teatrino, che bastava chiudere gli occhi e aprire il cuore per parlare con chi di caro si aveva perduto.

Si sarebbe comprata un nuovo calice con quel gruzzolo, qualcosa di più scenografico di quel vecchio e banale pezzo di vetro (ultimo superstite di un servizio da dodici). Magari un calice d'oro, con delle gemme incastonate, oppure con un serpente che si avvolgeva attorno al gambo.

L'avrebbe acquistato alla prossima sosta della nave mercantile che si fermava lì una volta al mese. Per il momento doveva solo andare a dormire se voleva affrontare al meglio una nuova giornata in mezzo a quei tontoloni silenziosi dei suoi concittadini.

Sicuramente Sam Witow le avrebbe chiesto di farlo parlare con suo padre, come faceva ogni giovedì: non aveva ancora compreso che il "riflesso di spiriti" non era compreso dai defunti, così lui e il suo vecchio passavano un'ora a guardarsi negli occhi. E quel testardo di Witow senior non apriva bocca per vedere quanto stupido fosse suo figlio; Idris sospettava che avesse anche messo in piedi un giro di scommesse con gli altri spettri.

Già, perché gli abitanti di Silent Island non immaginavano nemmeno quanto il loro comportamento ovattato desse sui nervi ai morti che veneravano: dopo anni trascorsi sottoterra, quei poveretti non desideravano altro che trovare qualcuno con cui chiacchierare. Non sognavano certo quel mortorio.

-Le persone non capiscono proprio niente- borbottò, tornando in camera.

FINE

Note finali:

Le Valutazioni dei giudici:

 

Azumi:
Mi è piaciuta proprio questa fan fiction-mignon.
Breve, semplice eppure con una trama davvero originale.
Hai uno stile scorrevole, fresco e piacevole.
Nami è proprio lei e sei riuscita persino a caratterizzare Zoro con un’unica frase, il che non è poco.
Qualche piccolo errore di battitura qua e là, ma sono proprio pochissimi.

 

Chibi_chuu:
Trama e sviluppo semplice, niente colpi di scena, è una storiella con un ritmo tranquillo che però ti apre il cuoricino con il suo contenuto :3 ed è proprio per questo che è anche molto particolare (se non lo avete capito, l’ho molto apprezzata) .
Italiano ottimo (mi sono venute le lacrime agli occhi XD ), non ho riscontrato errori di alcun genere.
Personaggi assolutamente IC.

 

Darth Haro:
Uhm, una trama piuttosto semplice ma che viene sviluppata bene.
La lettura è piacevole e non ho notato errori di grammatica, mentre i personaggi mi sono sembrati piuttosto credibili.

 

Elivi:
Uno stile fresco per una storia dai risvolti apparentemente oscuri. Buona la caratterizzazione dei personaggi, piacevolmente inaspettato il finale.

 

Eneri:
Una storia veramente carina, senza pretese ma che strappa un sorriso e una mezza risata per i due finali.
Un’isola del genere non è una novità, ma nell’universo di One Piece rimane comunque una possibilità interessante da sondare. Soprattutto per Nami, che meriterebbe davvero un felice quarto d’ora con Bellemere.
Lo stile è scorrevole, descrittivo, e segue semplicemente i pensieri e i sentimenti di Nami fino alla conclusione. Conclusione interessante quella della vecchina che ha capito come gira il mondo, e divertente nelle battute finali dedicate al mortorio che i morti si devono subire.
Unica pecca… “Rubber” al posto di Rufy :(

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