IL RICHIAMO DEL MARE
Non c'è niente da dire. Si pensava di navigare
per sempre. Eppure prima o poi, tutto deve avere una fine, o almeno qualcosa che
gli si avvicini in una qualche assurda maniera…
Ormai credo di essere cresciuto abbastanza per poter dire che ogni tanto è
necessario fermarsi e prendere ampi respiri di vita. L'entusiasmo giovanile non
si può frenare se non con l'età.
Il mare è comunque sempre li che mi aspetta, ci aspetta, ci chiama a volte, e
noi a volte, spinti da un'inesorabile entusiasmo rispondiamo al suo richiamo, e
ci immergiamo nuovamente nella sua vastità per tornare a ricordare come eravamo
una volta. Come eravamo strettamente legati a lui e alle sue profondità, sebbene
lo solcassimo solo in superficie, alla ricerca di qualcosa che andava al di là
di ogni tesoro materiale del mondo: la libertà.
Respiro l'aria fresca e l'odore di salsedine mi
riempie le narici. Amo questo odore, non credo potrei mai farne a meno. Non a
caso la mia abitazione si trova proprio dirimpetto il mare. Non è stato facile
costruire dimora di tale portata proprio qui. Nessuno avrebbe appoggiato il mio
progetto se solo non avessero imparato a fidarsi delle mie bizzarrie in tutti
questi anni.
Ho come l'impressione che alla fine la mia presenza fosse diventato un punto
fisso per ognuno di loro. Ai primi che ho ardentemente voluto e a tutti quelli
che sono venuti dopo… una bella responsabilità. Se ci penso ora con il senno di
poi, ho corso un bel rischio… comunque… penso di aver fatto un buon lavoro.
E così come me lo abbiano fatto tutti gli altri.
Mi alzo dalla sedia di vimini, comoda come se fosse la poltrona di un re.
Non ho la più pallida idea di dove Usop sia andata a pescarla.
"E' fatta apposta per te!"
"Ma dove l'hai presa?"
"Ma mi stai prendendo in giro? L'ho fatta io, proprio con queste manine qui!"
"Sul serio? Raccontami come hai fatto!"
Il richiamo di una donna interrompe la discussione.
"Magari la prossima volta!"
"D'accordo!"
Un re… sorrido e la poltrona non mi sembra più poi così tanto inadeguata come mi era sembrata la prima volta che Usop me l'ha portata. Una sedia di vimini per il re dal cappello di paglia. Dopotutto il mio cappello è stata la mia inconsapevole corona per anni… e lo sarebbe stata ancora, se non avessi dovuto mantenere fede alla promessa fatta ad un certo pirata. Quando ho dovuto separarmene è stato un triste addio. Straziante è la parola giusta. Ho sofferto seriamente… per quei cinque minuti buoni. Almeno fino a quando i ragazzi non mi hanno regalato un altro cappello di paglia, assolutamente identico al precedente.
"Cosa sarebbe Rufy… senza il suo cappello di
paglia?"
"Zoro senza katane…"
"Chopper senza strumenti medici…"
"Nami senza mandarini…"
"Usop senza naso…"
"Sanji senza… perversione?"
"Maledetto!"
Cammino per la stanza mi soffermo un po'
all'ampia finestra che da sull'esterno e attendo l'arrivo degli altri, sono
l'unico a non essermi mosso di casa oggi. Forse perché avevo bisogno di
tranquillità, forse perché sentivo il bisogno di preparare un discorso
appropriato per tutti loro.
Purtroppo non capita più tutti i giorni di stare assieme. Tutti assiepati sul
ponte della stessa nave, tutti a respirare la stessa aria, gli stessi odori e
udire le stesse voci per giorni e giorni e giorni… eppure non averne mai
abbastanza.
Ognuno di noi a tutt'oggi si è costruito una propria vita… anche se azzardare un
vero e proprio distacco non ci sembra assolutamente concepibile. Ognuno di noi
aveva un sogno e lo ha realizzato. Ci sono voluti anni e sacrifici… parole
scontate ma dannatamente vere nel nostro caso. E se non fosse stato per la
passione bruciante che ci scorreva nelle vene come benzina forse ora non saremmo
arrivati a questo punto. Avremmo rinunciato prima. O saremmo diventati come quei
patetici e flaccidi pirati che perdono le loro inutili giornate ai tavoli di
qualche maleodorante locanda ricordando malinconici i tempi andati.
Abbiamo rischiato la pelle così tante volte che ho perso il conto, abbiamo
conosciuto così tante persone che trovo difficoltà a ricordarmi tutti i loro
visi con chiarezza. Ma di loro ricordo i sorrisi, e a volte se mi concentro bene
bene, posso anche udirne le voci…
Nami mi dice che sono pazzo, non si stanca mai di ricordarmelo… e io non le ho
mai dato torto. E' vero, io sono ostinatamente, indiscutibilmente e
irreversibilmente pazzo.
Pazzo di quello che ero, di quello che sono, di quello che ho fatto e di quello
che ancora farò. Perché sarò anche invecchiato, ma non così tanto da decidere di
fermarmi del tutto.
"Ehi!"
Un voce mi richiama alla realtà. Ormai capita troppo spesso che qualcuno dei
miei amici si imbatta nei miei momenti di palese riflessione. Sono sempre stato
un tipo piuttosto riflessivo. Solo che quando ero giovane tutti mi prendevano
per uno stralunato. Oggi forse… conoscendomi, hanno imparato a capire cosa
facevo realmente quando guardavo l'orizzonte seduto sulla mia bella polena.
Sanji entra nella stanza portando con sé enormi sacchi di cibo e dietro di lui
Chopper che in tutti questi anni non sembra essere cambiato di una virgola.
"Si mangia!!" sbotto colto da un'irrefrenabile acquolina. Forse nemmeno io sono
cambiato di una virgola.
Sanji ha aperto un ristorante. Non che fosse difficile intuire il suo futuro. E'
un cuoco maledettamente bravo, sarebbe stato uno spreco indicibile usare la sua
arte esclusivamente per un branco di pirati faciloni quali eravamo noi. Certo
ormai ci eravamo abituati talmente tanto alla sua cucina che forse riuscivamo a
distinguere un pasto decente da uno disgustoso. Ma era anche vero che eravamo
tutti di bocca buona e forse non davamo a Sanji la giusta soddisfazione.
Per fortuna non si è spostato molto. La sua casa è la mia casa… e il suo
ristorante. Non avrei più potuto mangiare altro se non la sua cucina.
"E quando morirò che farai?"
"Naaa tu non morirai…"
"Rufy, mi spiace deluderti, ma tutti prima o poi dobbiamo morire."
"Non ti preoccupare allora, morirò prima io piuttosto che rinunciare alla tua
cucina."
"Non credo Rufy… ormai dopo tutto quello che abbiamo passato ho come la vaga
sensazione che tu sia immortale."
Scoppiamo entrambi in una risata.
E' riuscito a trovare l'All Blue. Come saltava
e come brillavano i suoi occhi alla vista di quel mare immenso e così
trasparente da permettere di distinguere i colori del fondale come fossero posti
sotto una spessa lastra di vetro. Non dimenticherò mai l'emozione di quell'attimo.
Sembrava un bambino… anzi a dirla tutta sembravamo tutti quanti dei bambini,
felici e saltellanti come di fronte al più succulento dei balocchi.
Abbiamo banchettato con una moltitudine di pesci, di forme colori e sapori tanto
differenti tra loro che dire di averli visti tutti è un grosso azzardo.
Non ci siamo allontanati nemmeno molto dall'All Blue a dirla tutta. Non potevamo
abbandonare quella distesa immensa per sempre.
Né poteva farlo Sanji che l'aveva cercata per tutta la vita.
"Allora capitano che prepariamo oggi?" mi
chiede Sanji arrotolandosi le maniche già pronto a soddisfare i miei bisogni.
Oggi il ristorante è chiuso in vista del pranzo della ciurma che abbiamo
organizzato ormai da mesi, ma che solo oggi forse potrà realizzarsi seriamente.
In fondo ognuno ha i suoi impegni, ognuno ha intrapreso una certa strada.
"Tonnofante?" domando speranzoso. Di tutti i pesci che ho mai assaggiato il
tonnofante è quello che mi è rimasto più impresso… nelle papille gustative.
"D'accordo, ne abbiamo pescati due belli grossi proprio l'altro giorno io ed
Usop."
"Sul serio? E perché non mi avete invitato a pescare con voi?" domando offeso.
Lo sanno perfettamente quanto ami pescare.
"Era pesca subacquea Rufy!" si accende una sigaretta e si avvia verso la camera
frigorifera.
Ed infine la porta della nostra casa si spalanca con un certo effetto.
"Usop, possibile che tu debba sempre entrare in questa maniera?" sbotta Chopper
premendosi le mani sul torace.
Ed Usop ride. Non credo di averlo mai visto ridere tanto da quando…
"Zio Rufyyyyyyyyy!" la voce cristallina di un bambino non molto più alto di
Chopper mi giunge alle orecchie.
Ebbene si. Usop si è moltiplicato. No, non nel senso che ha mangiato il frutto
del diavolo moltiplicatore… ha proliferato, figliato come dice sempre Sanji.
Alla fine è riuscito a sposarsela davvero la sua Kaya. Siamo andati a prenderla
una volta terminata la nostra missione e lei non ha battuto ciglio quando Usop
le ha chiesto se mai avesse intenzione di seguirlo.
Ora lei e Chopper hanno aperto una clinica in paese. Un lavoro modesto ma che
richiede grande passione.
Quando Usop ha annunciato alla ciurma che si sarebbe sposato per poco a Sanji
non era venuto un colpo. Gli sembrava impossibile che a quel nasone di Usop
fosse concessa tanta grazia quando lui non aveva ancora trovato uno straccio di
donna che fosse disposto a sposarlo. In effetti non è che Sanji si sia mai dato
veramente molto da fare… qui siamo tutti convinti che se mai un giorno troverà
davvero la persona giusta, cambierà atteggiamento riguardo alle donne. Per ora
comunque non è avvenuto. Evidentemente non è ancora arrivato il suo momento.
"Il mio bambino preferito!" esclamo ridendo, prendendo tra le braccia quello
scricciolo di uomo. E' solo un soldo di cacio ma già presenta delle grandi doti
piratesche. Nello specifico: coraggio e una buona dose di pazzia. Tutto il
contrario di suo padre insomma.
A tutti piace prendere in giro Usop rammentandogli che forse il piccolo abbia
preso da sua madre o da suo nonno a questo punto… povero Usop, non sa in realtà
che ormai noi lo reputiamo molto più coraggioso di quanto non avesse dimostrato
durante i primi anni del suo "arruolamento".
Si è dimostrato un compagno prezioso in più di un'occasione e io lo stimo molto
per questo.
"Sono l'unico bambino… ci credo!" dice mettendomi il broncio mentre mi schiocca
un bacio sulla guancia, prendendo poi a tirarmela come fosse fatta di go… ehm a
volte dimentico di essere fatto di gomma.
"Ancora per poco piccolo!" lo redarguisce il padre, mentre Kaya sorridente entra
in cucina portando un cesto pieno di mandarini.
So già chi si sono portati dietro e cerco con lo sguardo la nuova ospite. Nami
fa la sua entrata camminando lentamente.
Il suo ventre è gonfio come un melone. A volte mi chiedo davvero se li sotto non
ci sia un'anguria o qualcosa del genere. Nemmeno Kaya era in quelle condizioni
quando aspettava il figlioletto di Usop.
Ormai è al settimo mese e tutti noi scalpitiamo dalla voglia di vedere il
piccolo. Siamo impazziti quando ci ha comunicato la notizia.
"La mia Nami è incinta???"
"Che significa che sei incinta?"
"Significa quello che ho detto…"
"Si ma… qual'è il significato di questa parola?"
"Rufy sei proprio stupido… significa che aspetta un bambino!"
"Nami… aspetti un bambino???"
"Si… "
"Ah… e quando arriva? Domani?"
"Cretino, non sta aspettando che arrivi un bambino, il bambino è nella sua
pancia!"
"Te lo sei mangiato??? Ma sei una cannibale!"
"Idiota!!!"
"Non fatela agitare altrimenti rischiamo di trovarci un altro psicopatico nella
ciurma fra nove mesi…"
"Scemi…"
"Lasciali perdere… però ricorda che qualsiasi cosa tu avessi bisogno, noi…"
"Lo so ragazzi, lo so… "
"Nnnnnnnami amore miiiiiiiio!" Sanji è appena
uscito dalla cella frigorifera con metà di un grosso tonnofante congelato tra le
braccia. Ha un aspetto davvero…
"Sanji non mi far vedere quel coso morto… è disgustoso!"
… squisito.
"Scusa amore mio… lo faccio sparire subito."
"Ti do una mano!" esclama Usop seguito immediatamente dal figlioletto,
eccitatissimo di poter aiutare il cuoco in un'impresa culinaria.
"Io anche!" urlo sperando di avere l'opportunità di avere qualche assaggio
durante la preparazione.
"No. Tu no!" mi gela Sanji. Non riesco a capire tutta questa sua riluttanza a
farmi assistere ai preparativi. In fondo dovrebbe averlo capito che la mia fame
è una conseguenza del mio stomaco di gomma. Si dilata e io non posso farci
niente per impedirmi di avere sempre e costantemente un malsano languorino.
Deluso torno al mio posto e aiuto Nami a sedersi. Ultimamente fa sempre fatica a
sedersi o a stare in piedi. La cosa, nonostante mi sia stato assicurato sia
assolutamente normale per una donna nelle sue condizioni, un po' mi spiazza. È
sempre stata così energica.
"Uffa sono così stanca!" esclama agguantando uno dei mandarini che Kaya ha
portato per lei. La sua è una delle coltivazioni più fiorenti dell'isola. Ha
avuto fortuna a trovare un luogo così adatto alla crescita di questi frutti
deliziosi. Allungo una mano per servirmi e nonostante Nami mi lanci uno sguardo
di rimprovero mi lascia fare. Devo dire che da quando aspetta il bambino o
bambina che sia il suo carattere si è notevolmente addolcito.
"Quanto manca perché Agamennone venga al mondo?" domando allungando una mano
sulla sua pancia per accarezzarla dolcemente.
Il bambino scalcia per un secondo. Ogni volta che lo fa se io o altri siamo
presenti non possiamo evitare di condividere con lei il momento. Come la prima
volta… io fortunatamente ero presente.
"Oddio si è mosso!"
"Chi si è mosso Nami?
"Il bambino… ha scalciato per la prima volta!"
"Posso sentire?"
"Certo… poggia la tua mano qui…"
"E' vero, si muove… e non ti fa male?"
"No…"
"Però ci sta dando dentro…"
"Ecco ora si…"
"Agamennone?" mi domanda Nami spalancando gli
occhi.
"Si il bambino… si chiamerà Agamennone, no?"
Kaya comincia a ridere. Adoro la sua risata. A volte capisco perché Usop ne sia
così innamorato.
"No che non si chiamerà Agamennone! Che razza di nome è?"
"Un bellissimo nome…" ribatto. Io lo trovo un nome molto interessante. Uno dei
pescatori dell'isola si chiama Agamennone ed è una persona molto saggia. Al
bambino porterebbe fortuna un nome del genere.
"Bellissimo per te… io non lo trovo così bello e poi se fosse una bambina non
potrei certo chiamarla così!" sbotta Nami succhiando avidamente il mandarino. Ha
una fame davvero formidabile ultimamente… è peggio di me a volte. Solo ieri mi
ha rubato cibo dal piatto. Non fosse perché mi dicono sia in fragili condizioni
le avrei fatto pagare la mossa.
"Bah… come vuoi… io però quando nascerà lo chiamerò Agamennone, maschio o
femmina che sia!"
Inevitabile mi viene scagliato addosso un mandarino che prendo al volo. Non si
butta via il cibo.
"Provaci e rimpiangerai la cosa per tutta la vita!" sibila la mia cartografa
preferita. Avevo detto che si era addolcita? Bè, solo in alcune particolari
occasioni, durante il resto della giornata è sempre la stessa.
"Perché tu come lo chiameresti sentiamo?"
"Non lo so… devo guardarlo in viso prima… solo allora sarò sicura di trovargli
un nome adatto."
Basta non lo chiami Ciglione. Lo sappiamo tutti che Nami non ha un gran
fantasia. Io continuo a rimanere dell'opinione che Agamennone sarebbe un nome
perfetto.
Le guardo le mani e vedo che sono sporche di inchiostro. Evidentemente ancora
non ha finito il lavoro.
Il suo sogno era quello di disegnare una cartina in grado di rappresentare tutto
il mondo. Ha raccolto tutti i dati necessari per realizzarla in questi anni di
navigazione. Ma il lavoro è lungo e complicato. Ancora non ha finito… ma le sue
speranze sono quelle di portarla a termine prima di far venire al mondo il
piccolo Agamennone.
Lavorando con questo ritmo sono convinto ce la farà.
Dalla cucina si alza un odorino interessante. Sanji e i suoi aiutanti devono
essere a buon punto ormai.
E manca ancora qualcuno all'appello. Spero che si faccia vedere questa volta.
E come se le mie richieste fossero state ascoltate, ecco che la porta si
spalanca e Zoro arriva.
"Scusate il ritardo!" esclama burbero come al solito. Gli sorridiamo tutti
quanti mentre il piccolo di Usop lascia il suo lavoro per correre incontro al
suo secondo zio perché lo faccia volare.
Zoro diceva di non amare i bambini, eppure con il piccolo ha instaurato un
rapporto del tutto particolare. Mi ricorda gli stessi atteggiamenti che usa nei
confronti di Chopper. È molto protettivo e affettuoso a volte e non lo si
direbbe senza conoscerlo.
Dopo aver posato a terra il bimbo ci raggiunge e annusa l'aria. Evidentemente il
profumo del pesce non gli è sfuggito.
"Si… ho fame!" annuncia sedendosi tra me e Nami, facendo un cenno di saluto
anche a Kaya.
"Allora sentiamo a cosa è dovuto questo tuo ritardo?" gli domanda Nami scettica.
Tutti sappiamo cosa ha fatto fin'ora ma ogni volta è uno spasso domandarglielo.
"Diciamo che mi sono attardato per strada!"
"Diciamo che ti sei perso?" lo istiga Nami dandogli una gomitata.
Zoro al solito non risponde ma agguanta anch'egli un mandarino senza domandar
nulla alla proprietaria.
"No ma bene, finitemeli anche tutti eh? Fa nulla se poi lascerete morir di fame
una donna in dolce attesa!"
"Non morirai certo di fame se ti privi di un mandarino…" esclama Zoro "E poi sei
così gonfia che dubito finirai alla svelta le scorte di ciccia prima di
partorire."
Zoro se le va proprio a cercare e il pugno in faccia questa volta se lo è
meritato… non ha fatto bene ad esprimere quel concetto ad alta voce. Comunque
anche io la penso come lui, ma fingo di essere tremendamente attratto dall'odore
di pesce, almeno non rischio di venire tirato dentro la conversazione.
"Dai Zoro, Nami non è poi così gonfia… è il bambino dentro di lei che deve
essere particolarmente grosso!" si intromette Kaya cercando di fare da paciere.
"Si deve essere bello grosso davvero…" questa proprio non potevo impedirmi di
dirla "Per questo secondo me il nome Agamennone sarebbe perfetto per tuo
figlio."
"Agamennone?" domanda Zoro leggermente spiazzato guardando Nami con
un'espressione disgustata.
"Questa volta io non c'entro nulla. È Rufy ad essere convinto che gli starebbe
benissimo un nome simile."
"Contenti voi…" dice Zoro serafico prima di chinarsi sul ventre di Nami,
scrutandolo come se ci potesse vedere attraverso.
"Ehi, Agamennone… muoviti a venire fuori da lì perché noi non ce la facciamo più
a sentire le lamentele di tua madre!"
"Finiscila!" lo scosta con un buffetto, il suo tono è di rimprovero ma si vede
chiaramente che non c'è vero fastidio nei suoi atteggiamenti.
Zoro le lancia un sorriso. È una rarità vederne di così luminosi sul suo viso,
ma evidentemente ha dei buoni motivi per sfoggiarne ultimamente.
Ah mi sono dimenticato di dire che Zoro alla fine ha sconfitto l'uomo dagli
occhi di falco.
È stata una giornata altamente drammatica quella. Non che ci si potesse
aspettare qualcosa di diverso da Zoro. Non lo vedevamo tornare. Da lontano
potevamo udire il suono delle lame ma niente di più. Il momento più terribile è
stato il silenzio a seguito della battaglia. Lunghi ed interminabili minuti di
silenzio. Poi abbiamo dovuto accorrere. Non ricordo chi di noi ha infranto la
promessa che avevamo fatto a Zoro. Ci aveva impedito di seguirlo. Era una cosa
che doveva affrontare da solo diceva e noi non avremmo dovuto fare altro che
attendere il suo ritorno e se non fosse avvenuto, il ritorno del suo carnefice.
Niente onori per lui se fosse morto.
Una decisione terribile ed egoistica… come la definì Nami all'epoca, ma che
dovevamo a tutti i costi rispettare. Alla fine era la sua vita.
Ma quel silenzio era talmente angosciante che non potemmo impedirci di
raggiungerlo sul campo di battaglia.
Era steso a terra, in una pozza di sangue. Nessuna traccia del suo avversario… e
poi quando oramai pensavamo di aver assistito con orrore alla fine del nostro
migliore amico… un grido.
"Re dei pirati…"
"E' vivo!"
"Dimmi…"
"Hai visto? Ho mantenuto la promessa!"
"Non ho mai dubitato!"
Con quella promessa si era liberato del
fantasma di Kuina e la aveva lasciata definitivamente andare. Ma non aveva
smesso ancora di allenarsi. Ora che aveva ottenuto il titolo di migliore del
mondo, bè, doveva anche mantenerlo, onde evitare che il primo venuto cercasse di
portarglielo via.
Penso che sia uno dei migliori maestri di spada della zona. Deve ancora finire
di pagare il debito a Nami per il prestito che le chiese per mettere su una
palestra. Non credo lo salderà mai, né credo che Nami desideri seriamente che
venga saldato.
D'improvviso Sanji irrompe nella sala da pranzo con un grosso vassoio.
"Amici, il pranzo è pronto!" annuncia con un sorriso. Sputando, nel grosso
camino che troneggia nel salone, la cicca che stringeva tra i denti.
Kaya si leva in piedi e aiutata da Zoro, prepara la tavola. Una tovaglia a
quadretti, qualche piatto, una grossa fiaschetta di vino e tutto è pronto.
Non sto più nella pelle.
Ci sediamo tutti ai nostri posti e Usop si offre di servire tutti quanti.
Ecco quello che aspettavo, questa sensazione di tranquillità, felicità assoluta.
Tutti di nuovo insieme, tutti riuniti, almeno i membri che più degli altri hanno
segnato veramente la mia vita. Che mi hanno convinto che tutto fosse possibile e
che io ho convinto che tutto fosse possibile. In fondo, chi mai avrebbe detto
che a distanza di così tanti anni ci saremmo di nuovo trovati tutti insieme a
condividere un pranzo, come un tempo, ridendo, scherzando, vivendo?
Siamo invecchiati, siamo maturati, ma nel cuore, nel profondo, siamo rimasti gli
stessi di sempre, i soliti scanzonati ragazzi che giocavano a fare i pirati, e
che ci riuscivano talmente bene da risultare credibili. Ci siamo realizzati,
abbiamo ottenuto tutto dalla vita, o almeno tutto quello che desideravamo,
eppure, tra le prime rughe che compaiono sulla nostra pelle abbronzata di uomini
di mare, tra i capelli bianchi e la vitalità meno accentuata c'è ancora voglia
di fare, voglia di tornare a quello che facevamo un tempo. Io lo percepisco, la
mia vita è completa, ma lo sarebbe lo stesso se credessi anche solo minimamente
di non avere più la possibilità di solcare i mari? Non sono soddisfatto… lo so,
forse sembro un ingrato ma… voglio tentare, ancora una volta.
Finalmente arriva il segnale, lo vedo dalla finestra, è dunque arrivato il
momento.
Mi alzo in piedi nel bel mezzo di una performance di Sanji e prendo un ampio
respiro.
Tutti gli sguardi si puntano su di me. Curiosi, interrogativi, ma forse
consapevoli.
"Parla Rufy!" mi sprona Zoro avvertendo la mia titubanza. Non è da me essere
titubante, ma so che forse, questa volta, quello che sto per comunicare a tutti
quanti avrà la stessa potenza di un bombardamento nucleare.
Annuisco e punto il dito verso la finestra che da sul mare.
Attraccata al piccolo molo c'è una nave. Una piccola caravella dalla polena con
la testa caprina.
"Non… non può essere lei!" sussurra Usop incredulo, mentre i suoi occhi si
spalancano per la sorpresa e si precipita alla finestra per osservarla meglio.
Sorrido nel leggere nelle espressioni di tutti lo stesso identico stupore.
La nostra Going Merry. Era andata distrutta. Le avevamo chiesto tanto nei nostri
anni più gloriosi e alla fine, dopo anni di onorato servizio era caduta a pezzi.
Distrutta… la polena strappata da un uragano, le sue assi sparse ovunque per
mare. Una tempesta perfetta avevano detto le cronache dell'epoca. Noi eravamo
tutti sopravvissuti, ma lei…
"Con lei se ne va un pezzo della ciurma…"
"Nulla è per sempre…"
Ma io non sono mai stato dello stesso avviso.
Tutto si può recuperare, tutto può tornare, basta volerlo. Non è sempre stato
questo il mio motto? Non esiste l'impossibile.
"Ma quella è…?" esclama improvvisamente Nami additando una figurina lontana che
maneggia corde e vele.
"Robin-chan???" ulula Sanji colto da un improvviso moto di eccitazione, tanto
potente che Chopper è sul punto di dargli un calmante.
"Come… cosa…?" mi domanda allora Usop, ormai vinto dalla commozione più totale.
Piange, dai suoi grandi occhi sgorgano lacrime sincere e suo figlio lo osserva
stupito. Per quanto codardo non ha mai visto Usop piangere, avevamo imparato a
ridere insieme. Scacciato ogni lacrima. Ma queste non possono essere condannate.
"Le ho chiesto di sfruttare le sue conoscenze per recuperare il recuperabile,
non mi sono mai arreso. Non potevo pensare di non poter mai più rivedere la mia
Going Merry." Dico, sorridendo a trentadue denti.
"Andiamo laggiù!" esclama allora Nami, dirigendosi alla porta.
E noi tutti la seguiamo, ripercorriamo il percorso che porta alla spiaggia a
passi lenti, in riga, come una squadra, tenendoci per mano, in una specie di
rito.
E Robin ci accoglie con un sorriso, sporgendosi dal parapetto della nave,
allargando le braccia come a volerci abbracciare tutti quanti.
"Che mi dici re dei pirati? Ho fatto un buon lavoro?"
Io sorriso e annuisco, poi con un balzo raggiungo il ponte della nave e mi
abbarbico il più velocemente possibile sulla polena. Mi siedo a gambe
incrociate, respiro il profumo del mare e mi perdo nel sibilo del vento.
Tutte le sensazioni della mia adolescenza mi investono potenti e sento una
leggera vertigine. Sono invecchiato davvero, penso, ma poi, una strana forza mi
avvolge, mi circola attorno in un turbinio di profumi e colori e impossibilitato
a trattenermi mi levo in piedi, pronto ormai a lanciare il mio annuncio.
"Ragazzi… riprendo il mare!"
Tutti sotto di me trattengono il respiro. Con queste poche parola sanno già
quello che volevo dire, ma rimangono in silenzio attendendo che io prosegua.
Costringendomi a incanalare aria nei polmoni.
"So che vi sto per chiedere molto, so che forse qualcuno di voi deciderà di non
udire la mia richiesta, ma io so per certo che non posso ignorare il richiamo
del mare. E' da giorni che lo sento… se non da mesi. Mi sono fermato per tanto,
troppo tempo… Io sono Rufy, il mio nome dovrebbe dirla lunga su quello che sono.
Per questo… vi domando. Avete voglia di seguire il vostro capitano per l'ultimo
interminabile viaggio?"
Il silenzio ora è totale, carico di elettricità. Usop abbassa il capo, come se
non volesse guardarmi negli occhi. Kaya gli stringe una mano, per infondergli
coraggio. Lui è quello che perderebbe di più di ogni altro, lasciando l'isola.
Sanji si accende una sigaretta e guarda il ristorante, senza riuscire a restare
fermo un attimo. Si gira, cambia posizione, cambia il peso del corpo da una
gamba all'altra.
Nami mi guarda da sotto in su, ma piange, un paio di grosse lacrime le solcano
il viso e muoiono sulla sabbia bianca della spiaggia. Forse non avrei dovuto
chiederle tanto. Non è giusto metterla alle strette nelle condizioni in cui si
trova. Ma forse piange perché già sa quale sarà la sua risposta. Non può proprio
fare altrimenti.
Zoro anche mi guarda. Quello sguardo penetrante che ho sempre faticato a
comprendere ma che mi ha sempre dato l'impressione di scrutare il mondo con
attenzione. Determinato, forte… e un po' assonnato.
"Se anche voi, sentite il suo richiamo… rispondetemi. Ascoltate la voce del
mare!" dico per un ultima volta. Non ho certo intenzione di implorarli.
"Ascoltatela e se sentite il suo richiamo, rispondetemi! Io… ve ne prego."
Forse è la prima volta che sento questo groppo alla gola. E la mia voce si
rompe. Non posso più parlare, né voglio farlo. Ancora pochi minuti e poi la mia
richiesta, come si dice, cadrà in prescrizione. Nessun dolore, nessun rimorso.
Non posso certo obbligarli come feci un tempo. Ora i tempi sono cambiati, sono
più consapevole di quale sia la parola rinuncia.
Poi una voce.
"Io lo sento, capitano!"
E Zoro si issa sulla going Merry. Aiutato da Robin si fa largo tra i velaggi e
mi raggiunge. Gli sorrido, come la prima volta che l'ho visto e che ha accettato
di unirsi alla mia ciurma. Zoro, il primo, il più dannato e fedele figlio di
buona donna che abbia mai conosciuto.
"E la tua palestra?" gli domando. Voglio essere assolutamente sicuro che
accettare non sia un puro e semplice atto di compassione per il vecchio pazzo
capitano.
"Rimane dov'è… non è mica detto che non si torni più, giusto?" e mi sorride di
nuovo, con il ghigno che lo contraddistingue e io capisco che è sincero.
"Io…" una seconda voce, rotta dalla commozione. "Io… io lo sento!"
E' Nami, la mia seconda recluta. Mi guarda, sorride e piange. Si asciuga alla
bell'è meglio il viso, mentre Robin e Zoro le danno una mano a salire a bordo.
Mi raggiunge e mi guarda commossa. Nami, la determinata e cara Nami, l'unica
donna che tutti noi abbiamo mai veramente amato e forse senza che nemmeno se ne
rendesse conto.
"E il tuo bambino?" domando, come prima ho fatto con Zoro.
"Crescerà con noi… con tutta la sua famiglia!" poi mi abbraccia e Zoro le porge
la bandana affinché si asciughi il viso. Lei ringrazia ma decide di soffiarsi il
naso. Il momento non poteva essere più solenne di così, dopotutto siamo sempre
stati una massa di stupidi sgangherati.
Tutto mi sembra si stia svolgendo secondo uno strano rituale, tutto si ripete,
come per la prima volta che ci siamo incontrati. Prima Zoro, poi Nami e poi… chi
c'era?
"Io io io… lo sento cavolo!!! Lo sento!" Usop il terzo membro del mio
equipaggio. Usop il bugiardo, Usop il codardo, Usop l'amico. Guarda Kaya e il
figlioletto e sembra roso da un enorme conflitto interiore. Ma Kaya è una donna
che sa il fatto suo. Gli sorride, lo bacia e lo spinge verso la Going Merry.
"Torno presto…" lo sento sussurrare. Anche per lui la storia si ripete. Come per
suo padre… così per lui.
Sale sulla sua amata Going Merry, accarezza la polena, sopraffatto dai ricordi e
poi mi guarda, trattenendo a stento una candela di moccio che gli scende giù per
il lungo naso.
Nami gli porge la bandana di Zoro che scuote la testa rassegnato.
"La tua famiglia?" gli domando. Ormai anche questo fa parte del rituale.
"Loro mi aspettano… e sarà bene che tu mi protegga anche in questa avventura!"
Annuisco e sorrido. Non ho niente da dire. E anche se entrambi sappiamo che
questa volta non ci sarà la certezza di tornare veramente, fingiamo di crederci
ardentemente.
Sanji lancia la sigaretta a mare e guarda in su. Poi torna ad osservare il suo
ristorante.
"Che tu sia dannato, Re dei pirati! Io lo sento!" alza un braccio verso l'alto e
si aspetta che io gli allunghi il mio. Sapevo che Sanji non poteva abbandonarmi.
Con un tonfo sordo è con noi e si riaccende un'altra sigaretta. Sanji il
dongiovanni, Sanji il cuoco, la persona schietta di sempre.
"Il tuo ristorante?" domando.
"Sarà bene che quando torni sia ancora in piedi, altrimenti dovrai risponderne
tu." Poi mi da una pacca sulla spalla e guarda schifato Usop che gli porge la
bandana di Zoro, ormai ridotta ad un cencio putrido.
Poi un'ultima voce.
"Io lo sento Rufyyyyyyyyyyyy, lo sento e vengo con voi!!!" il piccolo Chopper,
sono passati gli anni, ma ha conservato la sua infantile freschezza e dolcezza.
Gli allungo un braccio e lo sbalzo sul ponte, Zoro lo accoglie tra le sue
braccia e me lo porge.
"La tua clinica?"
"C'è Kaya… e poi voi avete bisogno di qualcuno che vi ricucisca!" e anche lui
piange, come Usop, come Nami e come vorrei fare io ma non posso, non voglio.
Devo mostrarmi forte, la felicità non può essere accolta con un pianto, non da
uno come me.
E allora curvo le labbra e comincio a ridere. Sopraffatto da una felicità che
non provavo da mesi.
Siamo tutti qui, tutti insieme, tutti hanno accettato di riunirsi alla mia
ciurma. Pronti per imbarcarci in un'altra avventura. Quella più fantastica,
quella conclusiva.
Mi ergo in tutta la mia altezza sulla polena e abbraccio tutti con lo sguardo.
"Allora si parte mia ciurma!!!"
Il corale assenso mi da un senso di onnipotenza, come quello che provavo quando
ero giovane. Ed è bello, ed è immenso… e mentre Robin dispiega le vele, per
intraprendere il viaggio inaugurale, sento il vento soffiarmi tra i capelli,
sento il profumo di salsedine entrarmi nel sangue, scorrermi nelle vene, fino a
raggiungere il mio cuore.
Apro le braccia verso l'immenso e mi lascio trasportare nel blu.
Io amo la mia ciurma, amo il mare… amo la libertà!
"Rufy che succede?"
"Cosa?"
"Dormivi, ti agitavi tutto! Hai avuto un incubo?"
"Ah... no, sognavo."
"Che sognavi?"
"Che eravamo vecchi, tutti molto più vecchi..."
"Belle cose che sogni."
"Almeno lui sogna, scommetto che tu quando dormi vaghi nelle ombre!"
"Zitto damerino!"
"Ma no, era un bel sogno, perchè anche se un pò rugosi eravamo ancora tutti
insieme! Ed eravamo pronti per altre mille avventure!"
"Pirati con la dentiera in cerca di avventura. Che immagine inquietante!"
"Ma dai, Rufy ha l'animo romantico."
"Bè, forse si... ahahahahhaha!"
"E ora perchè ridi?"
"Non lo so... ahahahahhahaha!"
"Che capitano scemo..."
"Concordo..."
Fine


